Inserito da: bazu | 03.10.2008

L’identità attraverso Kundera

L’identità di kundera è un libro molto riflessivo in cui il tempo è dilatato e la cui storia è una piccola finestra sulla vita di una coppia, finestra psicologicamente drammatica perché il camminare fianco a fianco vine progressivamente rallentato dal dubbio sempre più pressante in lui che la reale identità (ma più corretto sarebbe personalità) dell’amata sia molto diversa da quella che lei ostenta nel privato. Lei dal canto suo, vive una crisi esistenziale perché, conscia di avere “faccie” diverse a seconda del contesto, si interroga sul senso di mantenere in vita questi “volti” e quale sia quello che realmente la rappresenta.

Quando leggo mi piace assecondare gli spunti riflessivi lanciati dall’autore che spesso risultano solo labilmente collegati con la trama del libro, amo raccogliere il guanto che gli scrittori lasciano cadere rappresentante l’invito a volare distante dal contesto in cui viene lasciato cadere.

Kundera in questo libro offre molte tematiche “laterali” alla trama.

Ci offre la quanto mai audace prospettiva di considerare la morte dell’unico figlio sano una liberazione per un genitore, nei termini in cui quest’ultimo non è più costretto a confermarsi alla società in cui vive e a fingere per essa: mettere al mondo un figlio significa accettare la società che ci circonda, le sue regole, le sue brutture, le sue gioie e i suoi dolori, il venir meno dell’unico figlio fa cadere gli “obblighi contrattuali” che il genitore è costretto a rispettare.

Considera un amico come specchio di noi stessi: il ruolo che oggi hanno gli amici è solo quello di esserci per ricordarci quello che siamo stati, essere quindi testimoni del nostro passato.

Ci offre una visione angosciante del sogno perché in esso si annullano gli effetti del tempo e il passato può ritornare mescolandosi pericolosamente al presente.

Ci ripresenta (perché facile da ritrovare in letteratura) l’importanza per una donna del sentirsi guardata e apprezzata dagli uomini e individua nel cessare di questo fenomeno il primo reale sintomo di invecchiamento percepito.

Insomma gli ingredienti ci sono tutti eppure, forse perché troppo riflessivo, “L’identità” di kundera non mi ha preso, ho avvertito la sensazione che l’autore avesse voluto fare un saggio sul concetto di Identità ma che al di la dei molti spunti non avesse argomentazioni sufficienti a espandere le sue idee.

Mi è piaciuto il suo indagare l’animo umano lentamente e naturalmente, in spazi temporali ristretti e senza ricorrere a inutili “effetti speciali”.

In prima lettura la trama l’ho trovata talvolta forzata e talvolta scontata, il finale mi ha imposto una rianalisi delle sensazioni iniziali tuttavia questa rianalisi ha portato solamente a una smussatura, non sufficiente a promuovere questo libro, delle critiche da me sollevate.

Inserito da: bazu | 25.09.2008

Ombralonga Chioggia

Segnalo che a Chioggia domenica questa (28 settembre 2008) si terrà “l’ombralonga chioggia” il famoso happening enogastronomico trevigiano esportato nella bella cornice chioggiotta.

Il sito di riferimento: http://www.ombralonga.it/

Inserito da: ilek | 13.09.2008

i nostri gruppi

Scadenze correnti

GRUPPO DI ANSWERS: “norwegian wood” di murakami (proposto da girasonia) scadenza il  15 settembre 2008

GRUPPO ANOBII Uno alla volta: “la zia julia e lo scribacchino” di vargas llosa (proposto da vava’) scadenza il 20 settembre 2008

Archivio Answers

-”l’uomo della pioggia” di saul bellow (proposto da ale) scadenza 07/04/2008

-”quella sera dorata” di peter cameron (proposto da vava’) scadenza 23/04/2008

-”d’un tratto nel folto del bosco” di amos oz (proposto da girasonia) scadenza 08/05/2008

-”possessione” di antonia byatt (proposto da ile) scadenza 03/06/2008

-”la solitudine dei numeri primi” di paolo giordano (proposto da bazu) scadenza 17/06/2008

-”papalagi” del capo tuiavii di tiavea (proposto da pappo) scadenza 30/06/2008

-”domani nella battaglia pensa a me” di javier marias (proposto da pappo) scadenza 21/07/2008

-”seta” di alessandro baricco (proposto da fra) scadenza 01/08/2008

-”l’amore non guasta” di jonathan coe (proposto da girasonia) scadenza 22/o8/2008

Archivio Anobii (11 membri al 23-07-08 )

-”chiedi alla polvere” di john fante (proposto da violacea) scadenza 21 agosto 2008

Inserito da: bazu | 18.08.2008

Altri Libertini

Ho scoperto questo libro per caso, stavo leggendo il premio strega “La solitudine dei numeri primi” quando, nei vari testi introduttivi a esso dedicati lessi la definizione “romanzo generazionale”. Sorpreso, ma non troppo, della mia ignoranza sul significato dell’etichetta “romanzo generazionale”, decido di informarmi. Da fonti ottime ricevo una spiegazione soddisfacente che eleva Pier Vittorio Tondelli a precursore e riconosciuto rappresentante di questo genere letterario.

 

Mosso da forte curiosità alimentata anche dalle censure ricevute all’epoca della sua uscita, mi ritrovo tra le mani “Altri Libertini”: è un romanzo a episodi ambientati all’incirca nella seconda metà degli anni settanta i cui protagonisti sono giovani alla perenne e disperata ricerca di vita e di un motivo per andare avanti.

 

Subito come un flash, salta all’occhio lo stile direttissimo con cui è scritto, è un linguaggio di strada (bestemmie comprese), giovane, un linguaggio composto da quelle parole che si possono ascoltare in un autobus, in una bettola, al di fuori di una scuola, tra amici magari dopo aver sbevazzato un po’, sono parole dirette immerse in una struttura narrativa atipica, complessa e originale. L’inizio non è stato semplice mi ci sono volute un po’ di pagine per adattarmi “alla penna” dell’autore ma poi…. un fiume, anzi un torrente, anzi una cascata. Difficile da fermare il flusso, riga dopo riga i racconti scivolavano via veloci e allo stesso tempo efficaci, tutto un susseguirsi di riflessioni pensieri, angosce, emozioni che entrano dentro con forza e di cui non si è mai sazi.

 

E’ proprio questa la potenza di questo libro, la capacità di rappresentare naturalmente (non come “Il silenzio dei numeri primi”) tutta una categoria di persone e di fatti “al limite”, che esistevano (ed esistono anche oggi con adattamenti) all’ombra del “normale” esistere.

 

Sono pagine in grado di avere un forte impatto emotivo sul lettore, impatto tanto forte quanto più il vissuto reale risulta vicino al vissuto dei protagonisti dei racconti. Ci si può ritrovare nelle teste ribelli, svogliate e fameliche di vita, nello spirito bohémien, nel convivere universitario, nell’avventura dei primi viaggi, nella perdizione e severità di certe situazioni, nelle bravate fatte in auto con gli amici, nella droga, nell’alcool, nel sesso, nell’omosessualità, nell’Amicizia.

 

E’ un libro che mi è piaciuto molto, vi ho trovato tanta nostalgia e qualche rimpianto, sono felice di aver scoperto questo scrittore di cui leggerò sicuramente altro, mi rammarica il fatto che oggi non ci sia più e che nell’essersene andato via così giovane abbia lasciato noi lettori ed eterni ragazzi, orfani troppo prematuramente di quel sapore genuino, immediato e coinvolgente delle sue storie.

 

 

Chiudo con qualche passo che mi ha colpito:

 

<<Dice che abbiamo pagato troppo caro il prezzo per la ricerca di una nostra autenticità, che tutto quanto abbiamo fatto era giusto e lecito e sacrosanto perché lo si è voluto e questo basta a giustificare ogni azione, ma i tempi son duri e la realtà del quotidiano anche e ci si ritrova sempre a fare i conti con qualche superego malamente digerito; che è stata tutta un’illusione, che non siamo mai state tanto libere come ora che conosciamo il peso effettivo dei condizionamenti.>>

 

<<Poi a Correggio diventa tutta una morte civile ed erotica e intellettuale e desiderante che ti chiedi la gente come fa a sopravvivere e capisci la sera,guardando dal balcone le stelle e la luna che il prezzo è davvero alto e che sono tutte sublimazioni e che è vero, più si vive più si è costretti a castrarsi>>

 

<<Lacrime, lacrime, non ce n’è mai abbastanza quando viene su la scoglionatura, inutile a dire cuore mio spaccati a mezzo come un uovo e manda via il vischioso male, quando ti prende lei la bestia non c’è da fare proprio nulla solo stare ad aspettare un giorno appresso all’altro>>

 

<<Non importa… Semplicemente sulla mia terra tutto ciò che sono mi aiuterà a vivere>>

 

 

P.S. nel leggerlo ho scoperto che alcuni racconti, apparentemente disgiunti, in realtà si “toccano” mutuamente in un punto.

 

Speciale su Tondelli apparso in TV nella trasmissione cult book:

 

Inserito da: bazu | 01.08.2008

“Seta” - Alessandro Baricco

Leggere “Seta” è stato per me come mangiare una spigola di cattura di mezza taglia. La carne è stata soffice gustosa, pregiata, non stomachevole, mai pesante. Come spesso accade quando si mangia cibo di tal pregio, mi sono alzato da tavola non sazio ma con il palato soddisfatto.

Scrittura liscia, e morbida, ho trovato curioso lo stile “a fotogrammi” semplici ed efficaci che si leggono come si trangugiano gli arachidi tostati.

E’ stato il mio primo Baricco, me ne parlò un’amica ancora nel secolo scorso, amica che precedentemente aveva colto nel segno consigliandomi altre letture delicate. Raccolsi il consiglio ma non lo seguii limitandomi ad archiviarlo in una qualche regione del cervello.

La mia lettura di “Seta” è stata frammentaria e grazie a ciò ho riscoperto con questo racconto il piacere di bramare il ritorno alla lettura.

A volte si dice che questo libro sia un romanzo breve, talvolta lo si etichetta come racconto, per me è stata una lunga poesia.

Inserito da: bazu | 31.07.2008

Nel tempo

Una bambina, un sabato, mamma e papà vanno a prenderla al termine della scuola per andare a pranzare assieme in una rustica trattoria in riva ad un fiume. Passeggiano perché al posto ci si arriva solo a piedi; ci sono i cigni, le anatre, qualcuno ride, qualcuno cammina guardando per terra assorto nei suoi pensieri. E’ caldo, l’estate è alle porte e con essa le vacanze. La bambina si siede, con i suoi grandi occhioni castani, scruta, valuta, si interroga. Arrivano le tagliatelle, con il suo solito fare lei le gusta boccone dopo boccone, lentamente. Gli occhi sono avidi, passano dal cibo al viso di mamma, di papà e dei pochi altri avventori.

Le orecchie finora impegnate nelle voci parentali, sentono qualcosa di dolce e coinvolgente nel sottofondo, la mente amplifica quel suono, ora non esistono più voci se non quella di chi, in simbiosi con quella musica, racconta storie, canta di quello che un domani avrebbe poi scoperto essere l’amore, esprime pensieri. E’ una bambina diligente, finisce la pasta ma si alza senza dire nulla e segue il filo che la collega al musicante e alla sua voce, l’unica che lei, con il cuore, sente. Vede la sua fonte di gioia, prende una sedia e con l’impudenza tipica della sua età si siede a fissare incantata la bocca, le mani e gli occhi di colui che in quel momento è tutto. La musica viene dalla sua chitarra. Lui la vede, capisce di aver rapito un’anima innocente questo per lui è più della fama, più del denaro.

Mamma e papà sanno che ora lei, visibile e poco distante, è felice, al sicuro.

La piccola capisce che tutte le cose finiscono, quelle belle troppo presto. Lui mestamente si alza poggia la chitarra, le si avvicina, lei lo guarda negli occhi, è incantata; a pochi passi da lei ormai c’è lui, si ferma, si inginocchia ora gli sguardi sono intensamente coesi lui sereno, con voce ferma scandendo bene e lentamente le parole dice:

…<< Ricorda che con la musica, nella vita puoi fare tutto! >>…

Sono passati più vent’anni da quel giorno, la bambina ora è donna nel corso del cammino che l’ha portata fino ad oggi sono sempre rimaste in lei indelebili le parole di quel suonatore di cui non ha più saputo nulla. Grazie a quella manciata di sillabe lei ha saputo amare, soffrire, odiare, viaggiare, volare, perdonare, vincere, morire e rinascere.

Le parole possono arrivare lontano.

Lui è sicuramente vivo.

Inserito da: ilek | 26.07.2008

vi avverto

io sono anche qua

http://www.focus.it/community/cs/forums/

e presto appena avrò fatto confidenza PROPORRO’ UN GRUPPO!!!!!

Inserito da: ilek | 26.07.2008

me l’hanno cancellata sti bast…

Scrivere una favola che abbia come protagonisti i vostri answerini preferiti? Impresa impossibile ai più ma non per super-ilek

c’era una volta un ragazzo con una grossa crisi d’identità (e anche il naso era grosso, il resto non lo sappiamo e ciò ci duole non per noi, sia chiaro, ma per l’interesse dei lettori, naturalmente), lui non sapeva come si chiamava (omino, veltrusconi, titta…)ed era così indeciso che a forza di pensarci la sua testa fumava, oddio come fumava…
un giorno sconsolato partì sul suo destriero e arrivò, dopo lungo cavalcare,in una cittadina racchiusa da alte mura.
nel castello viveva una principessa (alta un metro e ottanta e con minimo una quinta), una principessa triste, però.
il nostro baldo giovane le fece ascoltare “il cielo in una stanza” cantando accompagnato dalla sua chitarra con una voce da usignolo fiorentino.
lei, finalmente sorridente, lo investì (prima tentò con l’auto, ma lui smise di suonare in tempo e non ce ne fu bisogno) della carica di cavaliere e lo chiamò ser Pappo De La Hoha Hola.
e lui felice cavalcò solo verso l’orizzonte

c’era una volta girasonia una ragazza che lavorava nei “campi” mentre il suo sogno era passare la giornata coi coreani. purtroppo però la sua era una famiglia povera che poteva far studiare solo i più promettenti dei figli e quindi gira non ebbe nessuna possibilità. un giorno gira conobbe il giovane (molto giovane, un po’ troppo per lei,,,,) franceschecco che si innamorò perdutamente e cercò di conquistarla. ben presto però si accorse che gira aveva in testa solo i girasoli e che, soprattutto, purrtroppo, i pali li dava e non li prendeva mai.!!!
lui voleva lasciarla, ma gira lo convinse ad aspettare dicembre.
gira era una ragazza forte e coraggiosa che trovò molte difficoltà nella sua vita, e moltissime prove…oltre il terribile uomo delle cucine, il tremendo arrotino e il mostruoso ralf malf, gira rischiò persino di fare un bagno-confetto tutto rosa, ma grazie all’intervento di san francesco (che lo sanno tutti parla con gli animali) il pericolo fu scongiurato

c’era una volta una bella ragazza coi ricci e gli occhioni grandi grandi azzurri (sembrava candy candy e faceva venire il diabete) che si chiamava ale. era leale e coraggiosa da grande avrebbe combattutto contro i cattivi e li avrebbe sbattuti in prigione (ah no speta errata corrige: da grande sarebbe stata una di quei cattivi che con la scusa di non farti pagare l’IVA, non fanno mai la ricevuta ed evadono…)
un giorno mentre passeggiava nel bosco con la merenda incappò in un gruppo di persone (quasi tutti brava gente….) e la nostra cara dolce euchessina decide di fermarsi e fare amicizia.
solo che ridi e scherza diventò troppo amica del cavaliere di una cattivissima bruttissima antipaticissima strega cattiva, che gelosa della sua bellezza e dell’amicizia tra due la trasformò in un coniglio e la confinò in un’isola.
e vissero tutti felici e contenti!

c’era una volta una brava ragazza che girava tutta sola per venezia, presa dall’euforia ad un certo punto si accorse di essersi persa e di venir inseguita da un maniaco in infradito che si chiamava bazu e che sotto l’impermeabile nascondeva un bazooka ed era pericolosissimo (la cosa del bazooka è una leggenda metropolitana tipo la sirena nel sile, nessuno sà se è vero, nessuno c’ha le prove). il maniaco in realtà una volta, era un bravo ragazzo, ma dopo aver preso una massiccia dose di wu ming era cambiato non era più lo stesso…passava le serate a spaventare i vicini di casa correndo nudo per la strada con una torcia in mano fotografando fantasmini e ascoltando la demoniaca musica dei betlemme (amen).

la ragazza gli parlò con calma e cercò poi di curarlo con una forte terapia d’urto: prima cosa una mostra sui barbari durata tre ore (con loro c’era un’ altra disperata che la nostra eroina crcò di curare, ma questa è un’altra storia triste che abbiamo già raccontato altrove…) e poi iscrivendolo a ben due gruppi di lettura cercando di disintossicarlo a forza di baricco e giordano.
diciamo che la cura è ancora in corso, abbiamo notato segni di miglioramento, ma la strada è lunga lui ogni tanto ci ricasca (nella pornoromantica), ma le crisi sono sempre più rade e questo ci fgà ben sperare…

c’era una volta la maestrina della penna rossa, dolce e tenerina con tanti capelli e gli occhiali fucsia alla porno segretaria (quindi forse così tenerina non era, ce lo voleva solo far credere…) il suo sogno era aiutare tutti i bambini del mondo, ma il mago di oz (parente per via materna di amos) decise prima di metterla alla prova e le disse: sicura di voler provare? ma ricorda se non riuscirai non potrai mai più leggere libri erotici!.
disperata la nostra maestrina decise di rischiare, e prima di partire per la lunga avventura baciò per l’ultima volta il delta di venere,,,(ma che avete capito ignoranti! il libro della nin… non che baciò l’altra cosa, vergognatevi). la
prova consisteva nel far parlare un bimbo chiuso e capriccioso, molti e molte avevano provato a farlo parlare, ma lui niente. allora la nostra fra (a volte fra le nuvole, a volte fra la nutella, a volte fra li cavoli suoi) indomita e coraggiosa provò e riprovò in tutti i modi. quasi allo stremo delle forze
fece un gesto poco elegante, ma molto eloquente. col dito medio alzato, fu sicuramente un errore non voluto, ferì pap…ehm scusate un colpo di tosse…ferì il bimbo sul nasone sporgente e lui urlò “e non mi hargano miha stì giochi da villano, e non si fà mariannahane…”. c’era riuscita il bimbo si era espresso! ora la maestrina dai porno occhiali poteva tornare a casa e di corsa, che doveva lasciare il pc a suo fratello.

c’era una volta una prof vecchietta (che credeva che io fossi una ragazza madre,,,,,e non lo sono) leggeva libri sulle spezie e si annoiava tutto il santo giorno. un giorno incontrò il suo principe azzurro, ma (siccome che sono un poco scecata…) non lo riconobbe. allora lui (il famoso principe ugo von sugo), innamoratosi a prima vista del suo sedere alla cucinotta, dovette prenderla per i lunghi capelli e trascinarla nel suo castello dorato. per vedere se era veramente brava come diceva le fece tradurre tantissimi libri e glieli fece leggere a voce alta, cosicchè alla prof venne una lingua lunga e biforcuta che doveva arrotolare con cura prima di riporre in bocca. Ormai non più in grado di fare alcunchè di buono, causa cateratta, il principe von sugo la mise incinta. e dopo nove meeeesi l’è nato un bel bambiiiino che somigliava tuuuutto allo spazzacamin. no invece il piccolo von sughetto era biondissimo e alto 70 cm alla nascita, lo chiamarono palmiro e vissero per sempre felici e contenti… a parte la sera quando lei chatta

c’era una volta una certa CHARLIZE che non aveva capito che questi non erano cavoli suoi, vabbè posso pure dirle le parolacce tanto lei mica legge…

Inserito da: butterfra | 25.07.2008

Categorie letterarie

Conversando con il mio dolce amato principe azzurro, mi sono imbattuta in una questione assai ardua, che nemmeno lui, pur essendo principe azzurro, è riuscito a spiegare.

cosa si intende con il termine narrativa?
e con il termine romanzo invece?
pensiamo di aver capito che narrativa = romanzo+fantasy+giallo, abbiamo capito giusto e ci meritiamo il bacino del risveglio, o ci siamo beccati la mela avvelenata della strega cattiva?

e a questo punto sorge un nuovo quesito:
quali sono i confini di queste categorie?
che cos’e’ romanzo? e che cosa non lo è?
cosa cade nella più grande categoria narrativa e cosa no?

insomma….chi sappia qualsiasi cosa su questa diatriba è ben accetto…
rulli di tamburi per chi risolve!!!

Inserito da: lapproff | 23.07.2008

Ma voi, quanto vi immedesimate?

Lo so, ne abbiamo già parlato in altra sede (chissà quale…), ma non ho sentito tutte le campane; quindi, da bravi lettori che siete  (perchè lo so che siete bravi, anche quelli che dicono di non esserlo), quanto vi immedesimate in quello che leggete? Non trovate che questa parola sia un po’ abusata? A me sono girate un po’ le scatole su answers nel vedere tutte queste ragazzine che dicevano di immedesimarsi in Twilight (tanto per citarne uno); e non è solo una questione di libro, oppure è PROPRIO una questione di libro?

Io non mi immedesimo quasi mai. Mi rendo conto che guardo (leggo) il libro troppo dall’esterno, troppo con occhi critici per potermi immedesimare. Con questo non intendo dire che faccio la critica letteraria in gonnella tutte le volte che apro un tomo, ma che considero quello che leggo “altro da me”. Raramente mi sento o vorrei essere quel personaggio. Non so se dipende dal fatto che è difficile immedesimarsi in personaggi come quelli della solitudine dei numeri primi (l’anoressica sciancata e il matematico psicotico) o delle sorelle Bennett di Orgoglio e pregiudizio o di Frodo del Signore degli anelli, o se è questione di carattere (ormai sapete che sono ipercritica e diffidente per natura). Mah. Però direi che non mi capita mai. Credo almeno.

Soprattutto, vorrei insistere sul fatto che “immedesimarsi” non significa essere coinvolti (o meno) dal libro che si sta leggendo. Posso essere presissima e coinvoltissima e affascinatissima dalla storia che leggo senza sentirmi quel personaggio, senza condividerne punto di vista e aspettative. Lui è lui (o lei è lei) e io sono io. Forse non ho ancora capito chi sono io. Però ho capito che non sono un essere di carta.

E voi?

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