Inserito da: bazu | 26.10.2009

A proposito delle “Sottrazioni d’autore”

Due parole (forse qualcuna di più) sulla mia uscita all’Arsenale di Venezia per ascoltare il seminario “Sottrazioni d’autore” tenutosi nel contesto del Venice Camp 2009 a cui hanno partecipato, tra altri, WuMing 1 e Vanni Santoni.

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Inserito da: bazu | 14.10.2009

Ero una brava mamma prima di avere figli

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«Questo libro ci offre una visione realistica di cosa significhi avere un figlio, ci narra l’esperienza diretta di una mamma (la scrittrice), arricchita da una autoanalisi critica fatta a posteriori (a distanza di tempo dall’aver fatto e “svezzato” due figli). Vengono riportati episodi di vita, con riflessioni personali annesse, suddivisi per fascia d’età di un bimbo, dal parto al primo anno di vita. Ma non è solo il bimbo il protagonista ma anche e forse soprattutto la mamma (e di riflesso il papà) che vede nella nascita del figlio una propria rinascita in un mondo diverso in cui tutto inevitabilmente e irreversibilmente cambia: il rapporto con il proprio corpo, la visione che si ha del mondo, le proprie abitudini, la sfera di amici e conoscenti.

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cosmonauta

Luciana, in abito bianco, sceglie di fuggire dal conformismo che la vorrebbe, alla sua età, investita di un sacramento cattolico. Scappa lasciandosi alle spalle una schiera di attoniti spettatori. Corre svestendosi dei suoi abiti candidi. Galoppa sui prati incolti dell’immediata periferia romana allontanandosi dal ruolo che le è stato imposto di recitare. Poco dopo è barricata in bagno, seduta sul water intenta a rimuovere dal suo corpo gli ultimi resti della divisa che indossa; al di fuori della porta chiusa a chiave la mamma la implora. Le dice di uscire, che è ancora in tempo, lei, dall’interno, dice che non ci pensa proprio a tornare indietro, la madre disperata abbozza un ragionevole “perché?”.

Potrebbe sembrare uno spezzone di un qualunque film già visto se non fosse che Luciana ha otto anni, che il sacramento è quello della prima comunione e che la bambina fiera, sicura e orgogliosa tuona: “Perché sono comunista!”

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Inserito da: bazu | 10.09.2009

Il giudizio sulla vita di Salvatore Satta

Il giorno del giudizio_fronte

Pomeriggio anonimo d’estate.

Due individui sono costretti a un duello.

Sfidante1:“Tu non hai letto questo libro? Devi leggerlo!”

Sfidante2:“Urca! A sì?? e tu non hai letto quest’altro! Vergogna!”

Sfidante1:“…e di questo che mi dici?”

Sfidante2: “già sentito ma non mi ispira: solite menate su quell’argomento. Piuttosto leggi quest’altro!”

La sfida dura ore, il sole “coce” i due passano in rassegna quanto di meglio c’è nella loro memoria di lettori. Colpo dopo colpo la coppia arriva prossima allo sfinimento, ogni titolo proposto da uno è indifferente o già stato letto dall’altro. Sembra una patta ma, ad un certo punto… Continua a leggere…

Inserito da: bazu | 25.08.2009

Grantorino

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«Vedi, i morti possono essere molto utili, a me personalmente hanno risolto situazioni difficili più di una volta»
Sembra profetico Clint Eastwood quando nei panni di Joe in “Per un pugno di dollari” pronuncia queste parole, poche altre, infatti, potrebbero riassumere meglio e più esaustivamente il suo “Grantorino”


Walt Kowalski (Clint Eastwood) è un anziano cittadino americano di chiaro stampo repubblicano: è un ex eroe di guerra, serio, diffidente nei confronti del prossimo al limite del razzismo, ateo o quanto meno anticlericale, attaccato al senso del dovere, conservatore, moralista, accanito difensore della proprietà privata.
E’ arrivato ad un punto della sua vita in cui viene chiamato a “camminare” da solo, vista la scomparsa della moglie a causa di un male incurabile, in un quartiere ormai decaduto e malfamato popolato da gente etnicamente eterogenea e in balia della lotta tra bande.

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Inserito da: Francesca Meneghetti | 18.08.2009

Grossman, “A un cerbiatto somiglia il mio amore”

cerbiattoDavid Grossman, nella postfazione, sostiene che il 12 agosto 2006, quando suo figlio Uri, ventenne, cadde nella seconda guerra del Libano, questo libro, iniziato tre anni prima, era in gran parte già scritto: a cambiare sarebbe stata solo “la cassa di risonanza” di quell’evento. Nota opportuna, anche se il lettore informato del grave lutto che ha colpito l’autore, dopo aver letto la quarta, si immagina un racconto autobiografico dall’esito scontato, e resta comunque intimorito: sia per il taglio tragico, sia per la lunghezza del tomo, degna dei grandi romanzi russi dell’ottocento.

Invece il romanzo, impegnativo nella lettura (il lettore fast reading è avvertito), rivela molte sorprese tematiche e stilistiche, oltre ad avere una conclusione aperta, che ha evitato lo strazio di narrare, e di leggere, un dolore come quello per la perdita di un figlio. Continua a leggere…

Inserito da: bazu | 03.08.2009

Stabat Mater

stabat-mater«Co’ ‘sta piova e co’ ‘sto vento chi è che bussa al mio convento?»

«Sono una povera verginella che si vuole confessare!»

Siamo nel 1700 nella Serenissima repubblica di Venezia solo che a bussare non è la povera verginella ma fu sua mamma che la abbandonò presso il Pio Ospedale della Pietà subito dopo la nascita. La povera verginella sedicenne, di nome fa Cecilia e non sente l’esigenza di confessarsi se non con se stessa o meglio con due entità immaginarie prodotte dalla sua mente: sua madre mai vista alla quale rivolge delle lettere scritte in fogli riciclati e la sua “morte” che lei immagina essere una figura con con sembianze umane ma dai capelli di serpente e alla quale si rivolge a voce scambiando con essa delle brevi ma frequenti discussioni Continua a leggere…

vuotiarendereJoseph, professore di liceo “in pista” ben oltre l’età pensionabile, guarda un punto indefinito al di fuori della finestra della sua classe, lo sguardo è malinconico e distaccato. Nella stessa stanza un suo allievo, sotto interrogazione, espone un argomento, la “prima fila” si adopera per suggerire ogni parola all’interrogato, a Joseph non importa, manda al posto l’allievo. L’insegnate inizia la lezione. Il classico spaccone della classe non perde occasione per interromperlo irriverentemente. Joseph sbrocca, prende una spugna imbevuta d’acqua (il cancelletto?) e gliela strizza sulla testa. Dal preside, poco dopo, Joseph, serio ma sereno dice «…io lascio qui non sarei più felice» Continua a leggere…

Inserito da: bazu | 14.07.2009

OGGI SCIOPERO

SCARICAILLOGOEPUBBLICALO

Inserito da: Francesca Meneghetti | 03.07.2009

Shalom Auslander, Il lamento del prepuzio, Guanda 2009

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Se davvero esistesse l’organizzazione Virtual-Jerusalem, che si fa carico di infilare nelle fessure del Muro del tempio delle preghiere inviate via e-mail, di certo il volontario di turno sarebbe abbastanza sorpreso a leggere questa missiva: «Caro Dio, per favore non uccidere mio figlio durante il parto: E neanche mia moglie. Forse sei incazzato con me, ma io pure sono incazzato con te, quindi vediamocela tra di noi. Grazie.» L’autore della lettera, per altro ha le sue ragioni. E’ stato educato in una scuola ultraortodossa dello stato di New York, con un rabbino che organizza gare di benedizioni (esistono benedizioni diverse a seconda della tipologia del cibo kosher, classificabile in sei categorie: ma la gara è più intrigante perché le ricette mescolano cibi diversi, e alcuni sono considerati prevaricanti rispetto ad altri). Ma soprattutto sparge sensi di colpa a profusione, tenendo sospese sulle teste dei giovani ebrei la spada di Damocle della vendetta divina. Dio è quello del Vecchio Testamento, iracondo e vendicativo. “Era importante che tenessimo quell’uomo di buon umore. Quando obbedivamo ai suoi comandamenti, gli eravamo simpatici. Gli eravamo così simpatici che uccideva chiunque non ci amasse. Ma quando non obbedivamo ai suoi comandamenti, non gli eravamo simpatici. Ci odiava talmente tanto che ci uccideva. A volte invece lasciava “che altri ci uccidessero”. Continua a leggere…

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