Inserito da: bazu | 17.07.2008

Lilja: triste ma vero

Parlo di un film che ricordo nonostante l’abbia visto nel lontano 2003, lo ricordo perché è un film “bello” un film che ti resta dentro.

 

Il lungometraggio parte in una tanto anonima quanto rappresnetativa cittadina nella periferia dell’ex Unione Sovietica, tutto è grigio e fatiscente, si gioca tra le rovine, si incrociano sguardi adulti mai sorridenti. Lilja ha 16 anni, gioca con l’amico Volodja più piccolo (11 anni), insieme trascorrono il tempo a zonzo sniffando saltuarimanete colla. Volodja è l’unica persona “positiva” (oltre Lilja) del film. La ragazza viene abbandonata dalla madre che, con un amante, le comunica la sua imminente partenza per l’America da cui avrà cura di mandarle soldi fino alla definitiva sistemazione e poi il biglietto di sola andata per poterli raggiungere. Quei soldi e quel biglietto non arriveranno mai.

 

Lilja ha fame e lo spettatore lo sente, frequenta un’amica che si prostituisce e solo per frequentarla viene ingiustamente accusata da tutti i suoi “amici” di essere una “puttana”. La strada però è segnata: sola, affamata e senza vie di fuga, inizia a prostituirsi in una vicina discoteca, qui conosce un bel ragazzo che la fa stare bene, in lui lei vede l’amore! E’ una trappola il giovane adesca ragazze disperate da “smistare” in Svezia per una organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione.

 

Da qui in avanti non esiste pietà ne per lei ne per lo spettatore è una lunga ed inarrestabile discesa verso l’inferno. Scene psicologicamente violentissime, dure, pesanti, insostenibili, neppure piangere serve come sfogo per lo spettatore.

 

Lei, Lilja, piange molto, invece, e sogna, sogna il suo amico perduto, sogna un mondo migliore, sogna il “paradiso” di quella grigia e decadente periferia che si è lasciata alle spalle e che mai rivedrà.

 

 

E’ un film che mi è piaciuto molto anche se mi ha profondamente turbato. Mi è piaciuto perché denuncia lo stato reale della povertà e della disperazione generata dal crollo dell’impero comunista sovietico. Denuncia il vero mondo della prostituzione alla faccia di tutti i perbenisti che non la vogliono legalizzare. Il film regala emozioni a non finire, è carico di simbolismi, di significati non diretti, insegna e fa riflettere molto. E’ un’opera cinematografica che ha l’enorme e raro potere di lasciare veramente un segno dentro di noi (o per lo meno così è stato per me).

 

 

“Lilja forever” è il film psicologicamente più violento che abbia mai visto!

Se pensate che “Boys don’t cry”, “Dancer in the dark” e “Le onde del destino”, films tutti caldamente consigliati dal sottoscritto, siano duri sappiate che se questi ci prendono a schiaffi il film in oggetto ci prende a bastonate sullo stomaco senza pietà alcuna.

 

 

Parliamoci chiaro, questo lungometraggio, non lascia spazio a gioia, in esso non esiste possibilità né di riscatto, né di redenzione dal primo all’ultimo minuto ma questo è un dato di fatto che, a differenza di “Funny Games” di Haneke (il cui remake è nelle sale in questi giorni), non è mai chiaro allo spettatore che rimane incollato allo schermo fino alla fine.

 

Consigliato a tutti quelli con stomaco forte e voglia di sapere come sono veramente certi mondi.

 

 

Per chi volesse approfondire sul regista, sulle sue opere (tra cui il già citato e consigliato “Fucking Amal”) e sull’impatto che questo film ha avuto sul parlamento svedese consiglio il seguente articolo:
LUKAS MOODYSSON E LA FINE DEL «COMPLESSO DI BERGMAN»

 

 

Il trailer:


Risposte

  1. a parte che non lo guarderò mai perchè solo tu mi hai trasmesso un senso d’angoscia, figurarsi cosa farebbe il film, il mio stomaco non è affatto forte…. una cosa mi ha colpito; la frase “denuncia al mondo della prostituzione alla faccia di tutti i perbenisti che non la vogliono legalizzare”, e ti chiedo: davvero credi che legalizzare qualcosa di sbagliato (prostituzione o anche droga) sia un atto di civiltà? non è forse un arrendersi a ciò che è sbagliato solo perchè non riusciamo a combatterlo? e quindi ci arrendiamo credendo così di renderlo più “pulito” solo perchè è legale e sotto gli occhi di tutti.
    è un dubbio che mi pongo spesso

  2. Cosa è “sbagliato”? Chi decide cosa lo è e cosa non lo è? Chi ha detto che una donna non abbia diritto di guadagnare sul proprio corpo? e Chi dice che l’uomo non abbia il diritto di pagare un servizio sessuale? Dove sta lo “sbagliato” in questo? Comanda il buon senso o una religione?

    Droga e prostituzione sono problemi, secondo me diversi in comune hanno leggi che rendono entrambe le pratiche illegali. E’ difficilissimo ridurre una discussione importante come quella che hai lanciato a poche righe e dovrei rifletterci un po’ per risponderti esaustivamente. Mi limito a parlare, superficialmente, di prostituzione, la dorga la lascio al prossimo film di cui vi parlerò (se me viene in mente uno di carino).

    Demagocicamente posso dirti che la prostituzione è il mestiere più antico del mondo. Il problema di tenerla illegale è, principalmente legato ai grossi pericoli che corrono le prostitute nel fare il loro “mestiere”. L’illegalità fa sì che questo genere di pratica possa risultare, in quanto clandestina, molto fruttuosa e si presta per ciò ad essere gestita da organizzazioni criminali senza scupoli (vedere anche il film francese “Chaos”).

    Se esistessero i bordelli, anche le ragazze dell’est che effettivamente vengono qui solo e solamente per fare le prostitute (non so se ne esistono), verrebbero con un regolare permesso di soggiorno perchè “assunte” regolarmente.

    I “pappa” si troverebbero senza il business perchè la clientela, in genere rappresentata da persone benestanti, preferirebbe usufruire di un serizio più pulito, sano e comodo.

    Ne vengono fuori tutti puliti i clienti e coloro che decidono di intraprendere questa “carriera” per altro molto redditizia. Chi perde, oltre agli sfruttatori e commercianti di carne umana, sono i cattolici che vedono il loro sogno di pensare al sesso come puro atto di concepimento infrangersi.

    Ile guardati attorno la prosituzione è voluta ed è ovunque non solo nei marciapiedi! io penso che i marciapiedi vadano puliti e non con rastrellamentei nazzisiti ma con la riapertura delle “case chiuse”.

    Possiamo considerare la sua pratica e il suo usufruirne atti moralmente inaccettabili ma cos’e la morale? Le leggi quanto devono tenerne conto? Mi ricorda la legge sull’aborto i cattolici, allora, capirono che legalizzare l’aborto non implica obbligare a farlo: se sei cattolico continuerai a non abortire così come continuerai a non frequentare prostitute o prostituirti. Ma se non sei cattolico? Cos’e un reato?

  3. non parlo di morale.
    credo che nessuna donna si venda per piacere o per lavoro. sotto c’è una certa dose di disperazione e violenza. che ci sarebbe comunque anche se tutto fosse legale.
    l’unica cosa positiva sarebbe quella che gli uomini che vanno a prostitute si sentirebbe puliti ed in pace con se stessi, con la legge e la morale.
    ma non sarebbe un aiuto per tutte le lilja del mondo, ma solo per gli uomini che le sfruttano fisicamente.

  4. Io non credo Ile! Molte sono le prostitute da strada (magari organizzate in camper) che lo fanno perché, non se ne vergognano e perchè rende molto.

    Io sono convinto che con il libertinaggio di oggi se ci fosse un modo legale di essere prostituta lo farebbero in molte, soprattutto visto i falsi miti legati al denaro che si rincorrono. Ti ricordo che non è poi raro il sesso iper occasionale in discoteca dimmi che differenza c’e’ tra andare in bagno a scopare con un semi-sconosciuto, pittusto che fare la stessa cosa facendosi pagare con uno sconosciuto?

    Chiaro che non è un mestiere comunemente definibile “dignitoso” e una donna preferibilmente sceglie un qualcosa che la relaizzi di più. Ma secondo te, Canalis, Marini e tutto quel sottobosco di veline/subrette (o come si scrive) consa sono? E’ un modo “fine” di vendersi! loro la dignita del loro “mestiere” la riscattano con borse Dior, vestiti Gucci, D&G e con il mostrarsi in compagnia del cafone, viscido e “povero” briatore di turno.

    Le pornodive sono tutte disperate secondo te? La differenza con loro è che i guadagni sono leggermente più bassi perchè non si fanno vedere al mondo attraverso un televisore.

    Credo che l’uomo puttanierese ne freghi sia della legge che della morale per cui a lui che sia legale o meno non gli cambia nulla. L’unico senso di colpa FORSE ce l’hanno nei confronti della moglie che spesso hanno a casa.
    La legge….Ile parlaimo di uno stato in cui gente con 82 ergastoli alle spalle è libera dopo 19 anni di carcere…

    sai che ti dico? Che ciò che odio di più nel mondo è l’ipocrisia, lo stato nella prostituzione è ipocrita all’ennesima potenza.

  5. sarebbe ipocrita comunque solo che tu potresti fingere che non lo è…
    la differenza tra farsi uno in bagno di una discoteca e prostituirsi si chiama scelta.

  6. bella recensione luca, quando sarò in vena di qualcosa di forte lo guarderò!

    sulla prostituzione sono piu’ in linea con il pensiero di ile..
    Non per bigottismo ( si puo’ dire bigottismo??), ma perchè, come dici tu, perchè non ci sia niente di male nella prostituzione occorre che sia il risultato di una scelta totalmente libera. E quante volte capita che lo sia DAVVERO? quante volte invece la vendita del proprio corpo, della propria intimità, è dettata da vincoli diretti e indiretti? Non parlo solo del classico sfruttamento della prostituzione, con tutti gli abomini che lo accompagnano ( violenze senza limiti, ragazze che vivono in un vero e proprio incubo, ridotte a meno di oggetti..).. ma anche di quei condizionamenti piu’ sottili e non meno forti, del diffondersi della “cultura” della prostituzione, del concetto che vendere sè stessi sia un lavoro come un altro. Te lo immagini, ad esempio, se diventasse un lavoro pulito e remunerativo e le madri iniziassero impunemente ad indirizzare le figlie a “coltivarsi” per poi vendersi? ma secondo te questa sarebbe libertà?
    Lo vedo un po’ come se, improvvisamente, si rendesse una libera scelta quella di vendere sè stessi come schiavi in cambio di soldi…nel complesso il grado di libertà della società aumenterebbe o diminuirebbe?

  7. Ciao Ale,
    Il tuo commento, come quelli di Ile, oltre ad essere interessante mette in luce l’enorme mole di argomenti correlati che il tema in esame ha. Avevo premesso all’inizio che le considerazioni da me apportate non potevano che essere superficiali, sono convinto che se ci mettessimo tutti e tre ad un tavolo con l’intenzione di parlare di prostituzione, probabilmente dopo ore non saremo riusciti ad arrivare ad un dunque e non avremo sondato tutte le cavillature.
    Sicuramente abbiamo tutti ragione e tutti avremo bisogno di uno strumento più diretto e meno ascincrono di dialogo.

    Resto dell’idea che i mali che si introdurrebbero con la normalizzazione della prostituzione, attraverso la riapertura delle “case chiuse” , sarebbero in numero (e probabilmente in gravità) minori rispetto a quelli che si debellerebbero.

    P.S. ho trovato l’intero film in streaming qui: http://video.google.com/videoplay?docid=-2818582001271029300

  8. Grassie mille per il film in streaming, l’avevo visto su sky molto tempo fa e da allora mi son dannato per ritrovarlo e rivederlo, oggi invece ho trovato il tuo link dopo cinque minuti, finalmente…
    E’ un film molto duro, hai ragione, ma sono quelli che mi attirano di più, come anche i film del tipo “I cento passi”, per quanto l’argomento sia diverso.

    Mi azzardo a pronunciarmi sul discorso ceh si è aperto sulla prostituzione…. devo dire che sono d’accordo con bazu… anche io penso che dovrebbero essere riaperte le case chiuse, probabilmente se divenisse un business sarebbe controllato e le ragazze non potrebbero essere forzate a lavorarvi, e magari entro qualche anno l’infamia e il disdegno che ricade sulla parola “puttana” diminuirebbe…
    Chissà se succederà mai, chissà se poi scopriremmo nuovi problemi…

    Bazu, ancora grazie mille per il film,
    Cya.

  9. Caro Derus,
    felice di esserti stato d’aiuto, ti capisco, se devo a tavolino scegliere un genere, il drammatico è quello che preferisco: solo il dramma sedimenta dentro e lascia traccia, la commedia mi da divertimento immediato ma non mi dona nulla, “mi attraversa” solamente.

    Seguendo molto il cinema d’autore vado sul sicuro perchè anche i NON drammi NON sono film “vuoti” (perdona la contorsione ma chi mi conosce meglio sa che contorto, in effetti, lo sono).

    La storia di Peppino Impastato l’ho vista in DVD e pure a me è piaciuta molto. Lo Cascio per me è un grande attore molti altri film da lui interpretati li ho trovati interessanti (e dopo si dice che il cinema italiano è morto… a me sa più che il pubblico è troppo lobotomizzato da Hollywood).


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