Parlo di un film che ricordo nonostante l’abbia visto nel lontano 2003, lo ricordo perché è un film “bello” un film che ti resta dentro.

Il lungometraggio parte in una tanto anonima quanto rappresnetativa cittadina nella periferia dell’ex Unione Sovietica, tutto è grigio e fatiscente, si gioca tra le rovine, si incrociano sguardi adulti mai sorridenti. Lilja ha 16 anni, gioca con l’amico Volodja più piccolo (11 anni), insieme trascorrono il tempo a zonzo sniffando saltuarimanete colla. Volodja è l’unica persona “positiva” (oltre Lilja) del film. La ragazza viene abbandonata dalla madre che, con un amante, le comunica la sua imminente partenza per l’America da cui avrà cura di mandarle soldi fino alla definitiva sistemazione e poi il biglietto di sola andata per poterli raggiungere. Quei soldi e quel biglietto non arriveranno mai.
Lilja ha fame e lo spettatore lo sente, frequenta un’amica che si prostituisce e solo per frequentarla viene ingiustamente accusata da tutti i suoi “amici” di essere una “puttana”. La strada però è segnata: sola, affamata e senza vie di fuga, inizia a prostituirsi in una vicina discoteca, qui conosce un bel ragazzo che la fa stare bene, in lui lei vede l’amore! E’ una trappola il giovane adesca ragazze disperate da “smistare” in Svezia per una organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione.
Da qui in avanti non esiste pietà ne per lei ne per lo spettatore è una lunga ed inarrestabile discesa verso l’inferno. Scene psicologicamente violentissime, dure, pesanti, insostenibili, neppure piangere serve come sfogo per lo spettatore.
Lei, Lilja, piange molto, invece, e sogna, sogna il suo amico perduto, sogna un mondo migliore, sogna il “paradiso” di quella grigia e decadente periferia che si è lasciata alle spalle e che mai rivedrà.
E’ un film che mi è piaciuto molto anche se mi ha profondamente turbato. Mi è piaciuto perché denuncia lo stato reale della povertà e della disperazione generata dal crollo dell’impero comunista sovietico. Denuncia il vero mondo della prostituzione alla faccia di tutti i perbenisti che non la vogliono legalizzare. Il film regala emozioni a non finire, è carico di simbolismi, di significati non diretti, insegna e fa riflettere molto. E’ un’opera cinematografica che ha l’enorme e raro potere di lasciare veramente un segno dentro di noi (o per lo meno così è stato per me).
“Lilja forever” è il film psicologicamente più violento che abbia mai visto!
Se pensate che “Boys don’t cry”, “Dancer in the dark” e “Le onde del destino”, films tutti caldamente consigliati dal sottoscritto, siano duri sappiate che se questi ci prendono a schiaffi il film in oggetto ci prende a bastonate sullo stomaco senza pietà alcuna.
Parliamoci chiaro, questo lungometraggio, non lascia spazio a gioia, in esso non esiste possibilità né di riscatto, né di redenzione dal primo all’ultimo minuto ma questo è un dato di fatto che, a differenza di “Funny Games” di Haneke (il cui remake è nelle sale in questi giorni), non è mai chiaro allo spettatore che rimane incollato allo schermo fino alla fine.
Consigliato a tutti quelli con stomaco forte e voglia di sapere come sono veramente certi mondi.
Per chi volesse approfondire sul regista, sulle sue opere (tra cui il già citato e consigliato “Fucking Amal”) e sull’impatto che questo film ha avuto sul parlamento svedese consiglio il seguente articolo:
LUKAS MOODYSSON E LA FINE DEL «COMPLESSO DI BERGMAN»
Il trailer:
