Inserito da: bazu | 01.08.2008

“Seta” – Alessandro Baricco

Leggere “Seta” è stato per me come mangiare una spigola di cattura di mezza taglia. La carne è stata soffice gustosa, pregiata, non stomachevole, mai pesante. Come spesso accade quando si mangia cibo di tal pregio, mi sono alzato da tavola non sazio ma con il palato soddisfatto.

Scrittura liscia, e morbida, ho trovato curioso lo stile “a fotogrammi” semplici ed efficaci che si leggono come si trangugiano gli arachidi tostati.

E’ stato il mio primo Baricco, me ne parlò un’amica ancora nel secolo scorso, amica che precedentemente aveva colto nel segno consigliandomi altre letture delicate. Raccolsi il consiglio ma non lo seguii limitandomi ad archiviarlo in una qualche regione del cervello.

La mia lettura di “Seta” è stata frammentaria e grazie a ciò ho riscoperto con questo racconto il piacere di bramare il ritorno alla lettura.

A volte si dice che questo libro sia un romanzo breve, talvolta lo si etichetta come racconto, per me è stata una lunga poesia.


Risposte

  1. Non mi è piaciuto per niente. Avevo già provato a leggerlo in primavera e lo avevo abbandonato a meno di venti pagine dalla fine, annoiata e irritata. L’ho ripreso e riletto da cima a fondo solo per poterlo commentare con voi.

    Mi spiace, ma non mi ha dato nessuna “emozione”, come dite voi, se non questo continuo senso di noia (per la storia) e irritazione (per lo stile).

    Noia, perché la storia è banale e retorica: nessun messaggio per il lettore, nessuna sfida, nessun contenuto. Niente di arguto. E questo pseudo-colpo di scena finale mi ha fatto irritare ancora di più. Per quanto riguarda la lettera d’amore che a voi è piaciuta tanto, non l’ho trovata affatto romantica e sensuale, ma un’accozzaglia di frasi ammucchiate, senza troppo senso e senza essere neanche troppo legate tra loro. Retorico il finale di lui che sulle onde del lago scorre la sua vita… puah!

    Un esempio su tutti:

    fine cap 24:

    - Sei tornato.
    Dolcemente.
    - Sei tornato.

    Insomma, qui si sfiora l’harmony. Un harmony di classe, ma sempre un harmony.

    Irritazione, perché è un romanzo artefatto, in cui ogni parola è studiata, soppesata e ricercata, pianificata a tavolino, scelta e utilizzata quasi più per la sua eleganza e ricercatezza, in cui tutto puzza lontano un miglio di finto, di narcisistico; ho sentito puzza di lessico vagamente demodé, ottocentesco, in parole come “dimorare”, “confezionare”, “squadernare”, “indugiare”, “ritrarre”, “mitemente” e “giacché”, che aumentano il grado di ridicolo e di artefatto del testo; le frasi mi sapevano un po’ di romanzo francese dell’800, e vabbene che proprio lì è ambientato, ma tutto questo mi puzza davvero di finto e vuoto.
    Oltretutto, baricco ha inventato (posto che lo abbia inventato lui) questo stile sintetico, fatto di frasi brevi e vagamente lapidarie e solenni, che non mi sono sembrate affatto argute ed eleganti, ma spesso una forzatura inutile e una forma di narcisismo:

    cap 1:

    Hervè Joncour aveva 32 anni.
    Comprava e vendeva.
    Bachi da seta.

    Era troppo “volgaaaave” fare una frase unica di senso compiuto con soggetto-verbo-complemento: “H.J. aveva 32 anni e comprava e vendeva bachi da seta”, senza contare che l’ha già detto 4 o 5 righe sopra, per cui questa ripetizione, volendosi passare per poetica, è anzitutto inutile (nel senso che non apporta nuove informazioni).

    E poi via colle ripetizioni: sarà pure una favola, con espressioni e modi di dire ricorrenti, ma a leggere una decina di volte la strada che ha fatto sto pirla per andare e tornare dal Giappone il nervoso mi aumentava a ogni pagina. Così come ormai avevo capito dela giapponesina che “i suoi occhi non avevano un taglio orientali, e il suo sguardo era lo sguardo di una ragazzina”, ma giù baricco a prendermi per cretina e a scrivermelo un numero imprecisato di volte, manco mi prendesse per vecchietta rimbambita che non si ricorda le cose.
    Insomma: contenuto pari a zero, anzi, retorico, finto e montato a tavolino. Un testo che si preoccupa più della forma che dei contenuti. Un testo che, a tenerlo tra le dita, ti sembra di leggere il nulla.

    giusto gira:

    è un romanzo (?) NARCISISTA E ARROGANTE!

  2. Vavà mi ha spaventata ora non riesco a scrivere…

    ok ci provo.
    Ho letto seta anni fa e mi piacque. L’ho riletto ora e non mi è piaciuto come allora, ma certo non mi ha “irritata”!

    A me piace lo stile che sfiora o addirittura si tuffa nel narcisismo. Mi piace la scelta esatta di quelle parole, studiata anche a tavolino. Mi piace sentire che ha scritto e riscritto e cancellato e modellato il testo fino a farne uscire fuori quel risultato.
    Adoro di seta i punti e daccapo. I soggetti e verbi. O i soggetti senza verbi. Mi piace che da tutto quel lavorio ne sia uscito un libro che con poche frasi e poche parole (poche ma giuste) sia riuscito a raccontare una storia in modo poetico.
    Ciò che non mi è piaciuto purtroppo è stata proprio quella storia. Ok già la conoscevo e non c’era curiosità, ma quella storia mi ha dato l’impressione di essere una scusa. Una scusa per potersi esercitare nell’arte della poesia…
    Che poi sia venuto fuori un buon risultato, ok, ma è stata (un po’?) banale…
    Però alla fine questo è un libro da “salvare”. Mi piace che dietro ogni personaggio e dietro ogni parola ci sia tutta una vita inespressa che non viene raccontata, non viene messa in scena… la possiamo immaginare, se ne abbiamo voglia, o peggio la possiamo ignorare. E’ come se non finisse là. Come se ogni volta che te lo rileggi puoi capire le parole non dette e le scene non vissute. E ha il merito che si fa leggere in 2 ore, perciò sai quante cose in + si potrebbero scoprire.

    Vavà per piacere non replicare mi fai paura. io non ce l’ho l’albero su cui rifugiarmi.

    @@@ VAVA’: hai dimenticato di dire che è arrogante!

  3. ma il lago bajkal che cambia nome ad ogni viaggio non l’ha notato nessuno?????

    “seta” è di baricco e a me baricco non piace molto. perchè baricco non è scrittore, ma poeta e le sue poesie vanno “sentite” non lette o capite. detto questo la lettera a me è piaciuta molto è valsa la pena annoiarmi le prime 90 pagine solo grazie all’emozione che ho provato nelle ultime 10. leggerla ad un uomo è come farci l’amore assieme, in una maniera dolcissima e non volgare,,,,,e si sà a me la dolcezza mi frega. quindi promuovo baricco, di poco, ma lo promuovo.

  4. Io l’ avevo già letto. Non è il migliore di Baricco ma è comunque una bellissima storia, sostenuta dal solito stile poetico e immaginifico dell’ autore. Ma io sono di parte perchè lo conosco e apprezzo da tempo..a voi è piaciuto?

    “…è uno strano dolore… morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai”

  5. eccomi….direttamente dall’altra parte dell’oceano….

    l’avevo letto qualche anno fa….l’ho riletto in inglese perchè in italiano non l’ho trovato da ste parti….

    baricco mi piace molto…. ha uno stile di scrittura che mi fa venire la pelle d’oca sempre….
    Seta è un libro scorrevole, semplice con uno stile estremamente pulito….
    Baricco è poesia… la ricercatezza dei termini, la particolarità delle frasi….e vi assicuro che anche in inglese il suo stile non perde nulla…

  6. we, ma dico…Siete tutti scemi??? come si può dire a questo libro: vacuo e inutile? io l’ho trovato pieno di emozioni e per come mi è piaciuto, l’ho letto almeno 3 vlte…vi consiglio caldamente di leggerlo, perchè è un libro a dir poco meraviglioso!!!

  7. Ciao Luca, non è che il fatto di pensarla diversamente da te (o dalla maggioranza) renda queste persone degli “scemi”.
    L’importante è che una critica sia ben argomentata e chi qui sopra ha criticato “Seta” lo ha fatto spiegando le proprie ragioni.

    Personalmente, a distanza di tempo e discutendo con amici, sono arrivato a considerare la lettera finale inutile: se il “romanzo” fosse rimasto sospeso sarebbe, a mio avviso, stato un capolavoro. La lettera finale lo volgarizza.

    Rimango comunque fedele a quanto scritto nel mio intervento originale.


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