Inserito da: bazu | 12.03.2009

C&C Cineforum: Il posto delle fragole

Discussione sul film “Il posto delle fragole” di Igmar Bergman, primo appuntamento del C&C Cineforum.

Il film è un lungometraggio in bianco e nero realizzato nel 1957, ci narra la storia di un viaggio, quello compiuto da un affermato e stimato medico di nome Isak Borg, intrapreso per ritirare un premio accademico di cui è stato insignito.posto_delle_fragole

Durante il tragitto, compiuto in compagnia della nuora, viene a contatto con diverse persone, subisce diversi input emotivi e ha modo di riflettere sulla vita (sulla sua in particolare).

Rimando a Wikipedia per ulteriori dettagli.

Nei commenti le osservazioni sul fim in oggetto. Occhio perché spoilerare, nei commenti, è d’obbligo!


Risposte

  1. Il film è una storia di un duplice viaggio, quello reale che porta Borg alla cerimonia accademica e quello che porta Borg ad un risveglio.

    Un risveglio innescato dal primo sogno che mette il protagonista di fronte alla sua stessa morte e a orologi senza lancette che secondo me simboleggiano lo stato di inutilità che per lui il tempo ha assunto. E’ sempre il primo sogno a far nascere in lui la voglia di intraprendere il viaggio in automobile anziché in aereo, come precedentemente era stato deciso. In qualche modo quell’incubo lo ha portato a visitare i luoghi della sua infanzia (il posto delle fragole per l’appunto), luogo che avrebbe potuto raggiungere solo rinunciando di volare. I tempi trascorsi “on the road” lo mettono di fronte al suo egoismo, alla sua cecità nei confronti delle utopie, dei sogni, dei sentimentalismi; tutte cose schiacciate dal suo pragmatismo.

    Capisce di essere solo e che la sua vita è conclusa pur essendo vivo.

    Vede un se stesso giovane incapace di prendere in mano la sua vita per ciò che riguarda le cause romantiche, incapace di lottare per esse. Rivede se stesso nel figlio inabile di concepire un vivere istintivo.

    Vede nei tre giovani una speranza, riconosce nella vita dei giovani la vita che, si rende conto in corso del film, avrebbe voluto vivere: lotta per un’ideologia (i due che si prendono a pugni), competizione per una donna, essere in balia di una donna e accettarne le critiche e i punzecchiamenti (la giovane prima e la sua amata poi, che rivede in sogno e che gli sbatte in faccia la sua vecchiaia).

    Rivede nei coniugi “del maggiolino” il rapporto con sua moglie, e probabilmente in questo rapporto vede un se stesso prevaricatore assolutamente distaccato.

    Capisce con il sogno che lo vede di fronte ad un esame universitario che tutto ciò che sa e che fino a quel momento ha rappresentato la sua vita in realtà non è nulla e nell’inseguire questo nulla ha perso di vista ciò che realmente contava.

    Il film termina con un professor Borg agli antipodi (almeno nelle intenzioni) di quello visto agli inizi.

    Tecnicamente il film sente il peso degli anni, usare abbondantemente sogni e commenti fuori campo è una tecnica che appesantisce il film ma che probabilmente all’epoca risultò originale.
    La fotografia è, secondo me, eccellente il primo sogno è un perfetto esempio dell’uso
    della sovraesposizione per aumentare l’angoscia di un’immagine.

    Il film secondo me ci dice questo: ci sono certe cose nella vita che non si devono mettere totalmente in disparte, non ci si può risvegliare pretendendo di ritrovarle parte della tua vita se parte della tua vita non lo sono mai state o lo sono state per pochi rari momenti.
    Nei rapporti con gli altri serve seminare e innaffiare costantemente sapendo, se serve, mettere da parte le questioni pratiche e materiali. E’ molto amaro risvegliarsi quando il tempo che ci rimane è agli sgoccioli perché ci è impossibile recuperare quanto non abbiamo fatto, detto e ascoltato.

  2. Bene, ora che baz ha così mirabilmente analizzato e sintetizzato il senso ultimo di questo capolavoro, posso accingermi a metterne in luce quelli che secondo me sono i punti deboli:

    Film noioso e datato, almeno in termini di tecnica cinematografica e di visione del mondo. Il peso degli anni si sente e diminuisce il godimento per lo spettatore del 2000.

    Nota bene: non sono semplicemente la mancanza di soluzioni tecniche più avanzate e la poca aderenza alla realtà moderna a renderlo poco attuale, ma la lentezza delle riprese, il dialogo e le situazioni che poco lasciano all’immaginazione, come se il fruitore fosse un mezzo tonto non in grado di inferire da solo il fine ultimo di azioni o parole non dette che va accompagnato come un bambino inconsapevole. Non c’è sfida intellettuale per lo spettatore, che non è invitato a utilizzare la propria intelligenza per dipanarsi nella storia e nella sua struttura.

    Oltretutto mi è sembrato un pastiche di luoghi comuni filosofici ed estetici dell’800 e del primo ‘900:

    •surrealismo (sogni e orologi alla Dalì)
    •esistenzialismo (Dio esiste oppure no? dualità della risposta incarnata in dualità dei personaggi: i due fratelli che corteggiano la cugina Sara, i due amici che si contendono la giovane autostoppista Sara)
    •tema kafkiano della colpa (il professore incapace di sostenere l’esame, di guardare con chiarezza nel microscopio; il medico egoista incapace di ascoltare i bisogni degli altri)
    •vecchio Scrooge che attraverso il viaggio spaziale e temporale (ritorno al posto delle fragole come alle madeleine proustiane? fantasmi delle estati passate che mostrano gli sbagli passati e riappacificano con il mondo?) si ravvede e diventa una persona migliore. Finale possibilista.

    Lentezza, noia, poca originalità (recupero e rielaborazione di temi già detti) ne fanno un film riconducibile a un determinato periodo storico e socioculturale.

    Unico pregio della lentezza: l’indugiare sulle espressioni dell’attore, che da sole (proprio grazie al non detto) rappresentano un mondo.

  3. Grande vava’!

    Grazie per i riferimenti letterari che mai sarei riuscito a tirare in ballo (ci arrivo fino ad un certo punto).

    Direi che, il cinema ha subito un’evoluzione di tecnica narrativa, simile a quanto accaduto per la letteratura: in romanzi e in film datati, come tu facevi notare, c’e’ poco spazio per la fase interpretativa, per il “detto senza dire”. Questo film non fa eccezione.

    Non nego che sia noioso (anche se me lo aspettavo esattamente così), dovrebbe però essere giudicato in realzione ad altri suoi “coetanei” e in questo senso e in termini esistenzialistici, non so quante altre opere abbiano saputo esporre in modo migliore i concetti filosofici espressi (se qualcuno legge queste righe e conosce, che parli!).

    E’ vero poi che i temi trattati non sono originali in assoluto, ma forse lo erano nel cinema. La letteratura ha secoli di vantaggio sul cinema è “facile” ritrovare temi letterari nella settima arte; diciamo che il cinema nel proporli dovrebbe sfruttare, meglio di quanto non abbia fatto Bergman, il suo potere di comunicazione attraverso i sensi inacessibili alla letteratura.

  4. Ba, io non sono una cinefila, conosco poco della storia del cinema. Non riesco ad apprezzare un film in quanto prodotto storico. Riesco solo a guardarlo con gli occhi dello spettatore di oggi. E questo è quello che ho percepito.

    Capisco che molti elementi di questo film sono significativi, che la mia analisi è superficiale e non tiene conto dei fattori che hai nominato tu. Ma da spettatore medio del 2000 ho davvero avuto la sensazione del film datato e poco godibile oggi.


Lascia un commento

La tua risposta:

Categorie