Inserito da: Francesca Meneghetti | 03.07.2009

Dancing Days

ddaysIl 1978 è l’anno della mia prima delusione politica: il giorno dopo la laurea, sono stata licenziata – per motivi di ristrutturazione interna – da quel sindacato presso il quale avevo lavorato in nero per tre anni. E’ stato un rospo difficile da mandar giù. Infatti, di quell’anno, mi ricordo per prima cosa di questo cambiamento personale, che mi imponeva lo “sbattimento” che tutti i giovani conoscono per trovare un lavoro e guadagnarsi il pane. Solo dopo mi viene in mente lo shock per l’uccisione di Moro. Tante cose le ho dimenticate perché mi disgustavano: il travoltismo, la mania della discoteca e della festa, e quella dell’India, del macrobiotico e dell’astrologia, per non parlare dell’erba, il cosiddetto riflusso, che avrebbero fatto da apripista ai cosiddetti “stupidi anni ‘80”.

E’ per un caso (anche divertente, ma che risparmio) se ho letto “Dancing days. 1978-1979: i due anni che hanno cambiato il mondo” di Paolo Morando (edizioni Laterza). Ripeto, solo il titolo sarebbe stato un deterrente. Invece questo libro, scritto da un giornalista, anche docente di giornalismo, è avvincente: non solo perché ripercorre, alla luce di una marea di documenti, due anni davvero cruciali, permettendo anche a chi li ha vissuti di osservarli a distanza, in una prospettiva più adeguata, non solo di toccare con mano il voltafaccia – o l’evoluzione! – di certi personaggi che allora erano su posizioni ben diverse da oggi, ma anche di scoprire nuove chiavi di lettura dei fatti.

Il libro comincia riportando la lettera di un cinquantenne adultero, avvinghiato nelle sue contraddizioni amorose, che venne pubblicata dal Corriere in prima pagina. Ricordo vagamente la polemica che ne scaturì sulla stampa. Ignoravo che fosse stata fabbricata al tavolino da un quotidiano che era stato contaminato dalla loggia massonica P2, e che su quella lettera avrebbe fondato il teorema dell’esistenza del riflusso. Certamente il Paese, specialmente quello più giovane, era intossicato di ideologia e di politica: e soprattutto era deluso. Non c’era stata quell’alternativa al sistema di potere che le elezioni del 75 (amministrative) e politiche (76) avevano fatto credere possibile. La disperazione giovanile era vera.

Però il presente ci mostra come sia sempre più difficile separare il virtuale dal reale, l’evento mediatico (ovvero la rappresentazione dei fatti) da quello effettivo. Forse questa commistione è nata proprio da lì: e il riflusso è stato in qualche modo progettato da qualcuno che aveva interesse che gli italiani, deposti gli insoliti panni rivoluzionari, tornassero ad essere “gli indifferenti” che in fondo sono sempre stati. Come oggi. Per questo quel 1978 ci appare ad un tratto molto vicino.


Risposte

  1. Gentile Francesca Meneghetti,
    sono Paolo Morando, l’autore di “Dancing Days”. Volevo semplicemente ringraziarla per la segnalazione del mio libro sul vostro blog e per il giudizio che ne ha dato, che mi sembra davvero azzeccato.


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