Pomeriggio anonimo d’estate.
Due individui sono costretti a un duello.
Sfidante1:“Tu non hai letto questo libro? Devi leggerlo!”
Sfidante2:“Urca! A sì?? e tu non hai letto quest’altro! Vergogna!”
Sfidante1:“…e di questo che mi dici?”
Sfidante2: “già sentito ma non mi ispira: solite menate su quell’argomento. Piuttosto leggi quest’altro!”
La sfida dura ore, il sole “coce” i due passano in rassegna quanto di meglio c’è nella loro memoria di lettori. Colpo dopo colpo la coppia arriva prossima allo sfinimento, ogni titolo proposto da uno è indifferente o già stato letto dall’altro. Sembra una patta ma, ad un certo punto…
Sfidante1: “Il giorno del giudizio di Salvatore Satta!”
Tutto alle orecchie di sfidante2 tace come se un fulmine fosse caduto a pochi metri da lui. Non riesce a replicare può solo rielaborare l’informazione dentro di sé :”Satta chi? Il giorno de ché?”. La sua bocca è impastata, i secondi di silenzio si fanno eterni.
Sfidante1 capisce di averlo colpito a morte: “E’ un classico moderno, tradotto in ennemilaningue”. E rincara: “E’ un capolavoro, scoperto postumo, uno di quei libri scritti per la Storia e non per il Capitale”
Sfidante2 è in ginocchio, totalmente inebetito e sotto shock, il suo respiro inciampa nei denti.
Sfidante1: “non puoi dire di aver veramente vissuto se non lo hai letto”
Il fiato di Sfidante2 riprende forza, gli effetti del “pugno allo stomaco” iniziano a scemare, il pensiero lucido ritorna. Si rialza, incassa la sconfitta, rende onore all’avversario, se ne va prendendo atto della sua ignoranza letteraria ripromettendosi di colmare la lacuna causa della sua sconfitta.
Giorni nostri
Sfidante2 ero io. Oggi, a lettura avvenuta, sono felice di quel “duello”, e sono felice di averlo “perso”. Di vero in tutta la faccenda c’è poco: non era un scontro ma erano dei piacevoli minuti di conversazione avvenuti per via telematica tra me e un amico durante i quali ci si è reciprocamente scambiati dei consigli di lettura. Oggi ho per le mani “Il giorno del giudizio”, tra pochi giorni dovrò riconsegnarlo, a malincuore, alla biblioteca.
«Come in un negativo che si sviluppa, volti remoti ricompaiono in questi che mi circondano: gente sparita dalla terra e dalla memoria, gente dissolta nel nulla, e che invece si ripete senza saperlo nelle generazioni, in una eternità della specie, di cui non si comprende se sia il trionfo della vita o il trionfo della morte.»
A parte le difficoltà iniziali dovute all’abituarsi ad un italiano arcaico (non troppo) e lento distante dagli stili moderni a cui si può essere più abituati, il libro poi si fa via via più ameno (più per “allenamento” del lettore che per un effettivo cambio di stile) e la sua lettura risulta sempre meno faticosa anche se le pagine si mantengono sempre meritevoli della massima attenzione (più volte ho dovuto rileggere il paragrafo appena letto per afferrare bene il messaggio in esso contenuto).
«Il guaio è che amare è una cosa difficile, ed è più facile essere grandi scienziate o grandi scrittrici, come ce ne sono state. Perché l’amore non è volontà, non è studio, non è quel che si dice genio, è intelligenza, la vera sola misura della donna, e anche dell’uomo»
E’ veramente un opera “superiore” molto spesso le parole vanno ben oltre il loro significato. Le righe lette hanno un altissimo potere evocativo e l’impressione è che Satta abbia dimostrato il non comune dono di utilizzare i vocaboli giusti e in esatto numero per fotografare uno o più concetti contemporaneamente. Dico esatto perché meno avrebbero fatto (s)cadere il testo nella poesia mediocre e più avrebbero fatto virare il testo verso una prosa ordinaria.
«L’assenza del padre nella casa è una terribile presenza »
I capitoli fino a metà libro, si presentano come cartoline dipinte a mano. Cartoline che ci mostrano congiuntamente un luogo ed un tempo. Non sono però degli acquerelli ma delle vere e proprie opere pittoriche barocche, non so, forse come tanti piccoli Caravaggio:ricchi, dettagliati, precisi, intensi e cupi.
«[...] ognuno di noi, anche se si limita a guardare in se stesso, si vede nella fissità un ritratto, non nella successione dell’esistenza»
Il luogo è Nuoro e dintorni, il tempo è quello a degli inizi del 1900. Il narratore è qualcuno che in quei tempi e in quei luoghi era ragazzino. Il libro ci narra del passato da un presente collocabile attorno agli anni 70.
Ci sono personaggi con cui veniamo in contatto e fatti a cui ci capita di assistere che, nonostante siano scomparsi oltre l’orizzonte del tempo, continuano a camminare con noi, dentro di noi. Per il narratore questa coesistenza è fonte di un lacerante turbamento e, da vecchio, agisce per cercare di liberarsene per sempre. La carta è la sua la fossa, la penna è il suo badile. E così il lettore leggendo le righe respira una cultura, osserva la vita è spettatore di una moltitudine di esistenze, incontra e conosce personaggi di un paese in cui tutti si conoscono, personaggi che nel narrato ci vengono presentati, scompaiono e riappaiono: i maestri delle scuole, i bottegai, gli avvocati, i contadini, i preti, gli avventori del bar. Tutte figure “intermittenti” ad eccezione della famiglia Sanna (uguale circa a Satta) attorno a cui lo scrittore ruota radiografandone, a piccole dosi, le incomprensioni, l’incomunicabilità, la disciplina, il costume e i rapporti interfamiliari.
«Il sorriso di Don Primao non era ridicolo. Era il segno dell’infinito che entrava in quella finita società coniugale, fatta di piccole opere quotidiane, di modesti adempimenti, così perfetta che non aveva neppure bisogno di Dio»
“Il giorno del giudizio” è un libro forte, il cui messaggio dominante è: “la vita è dura”. E’ un’opera che induce il lettore a riflessioni sul senso dell’esistenza.
Filosoficamente ci invita a non fare troppo affidamento sulla fortuna (o Dio se si preferisce).
«Ricco non sono io, ricco è il cimitero» [Detto dal notaio Don Sebastiano Sanna]
L’umiltà, a prescindere dalle condizioni economiche, è la caratteristica che salva i personaggi o per lo meno riserva loro un destino meno gravido di dolore.
Da metà libro in poi l’autore si concentra maggiormente sui fatti che fanno evolvere i personaggi e i luoghi. Notiamo una Nuoro schiudersi al mondo nel corso degli anni, perdere la sua ingenuità il suo sadico microclima socio-culturale. Satta, con la sua impietosa e obbiettiva analisi, ci mostra come anche un piccolo mondo apparentemente innocuo e lineare nasconda dietro la facciata pubblica realtà crude e feroci.
«Quest’odio chiuso in un cuore per settant’anni non trovava corrispondenza che nel silenzio, cioè nel modo più terribile di alimentarlo, perché lo rende inutile»
Il finito e l’infinito, il mortale e l’immortale si ripresentano lungo tutta l’opera, le persone non sono eterne, eterne e perpetue sono le caratteristiche che rendono apparentemente uguali, nel tempo e nello spazio gli individui
«L’ateismo è un momento statico della vita: e la vita allora era statica, simile al piano di una scacchiera su cui si possono giocare migliaia di partite, ma le combinazioni sono infinite. L’infinito era forse, chissà, in qualcuno di quei ragazzi, se mai avesse sentito crescendo di non potersi ridurre a pedina, o a fante, e neppure a re».
L’autore non ha un’alta considerazione di Dio, probabilmente, anche lui come tutti i Nuaresi (del libro) è ateo. Per l’autore se Dio esiste è sicuramente un’entità crudele e magari anche perversa.
«Quel cupo Dio che aveva messo a vivere nella terra di Nuoro Don Pasqualino e Predischedda, Don Sebastiano e Boelle e Bartolino e gli altri cento che abbiamo incontrati e che incontreremo, in un momento di gioia aveva costruito con le sue mani la zia Gonaria. Certamente l’aveva creata perché l’adorasse[...]»
E’ un Dio, quello di Satta, che ha bisogno degli uomini. Ed è nella sua volontà decidere il ruolo che le sue pedine devono sostenere. Sembra che la Terra sei una sorta di inferno o al più un purgatorio, ma raramente un paradiso, nel quale siamo costretti a vivere per un lasso di tempo finito.
«E invece la guerra venne, come tutti sanno, perché gli uomini sono più potenti di Dio. A pensarci bene, Dio è fatto per il singolo individuo che ripone in lui la speranza, non per l’umanità con le sue leggi, le sue organizzazioni , la sua forza»
…ma allo stesso tempo Dio si ferma con il metterci al mondo e con il darci un ruolo poi, però, siamo noi padroni della nostra vita (e,a volte, di quelle degli altri). Un risposta, la citazione qui sopra, alla classica domanda retorica che i dubbiosi di ogni tempo si pongono: “Ma se Dio esiste perché permette che ci siano le guerre?”. Dio è droga per il singolo e come la droga esso è un illusione dalla quale bisogna prima o poi destarsi di fronte all’evidenza dei fatti.
«Il cappello col cordone rosso sarebbe entrato nella casa rifatta, cioè sarebbe entrato più Dio.perché non c’è dubbio che la presenza di Dio cresce con il crescere dei gradi [ecclesiastici]»
Qui, ma anche in altre parti del testo, Satta fa del sarcasmo per ridicolizzare chi ottusamente e ciecamente crede aggrappandosi a simboli e istituzioni terrene.
«Se non si muore, si vive. E questa verità, che sembra ovvia, è invece gravida di conseguenze, perché, la vita trasforma tutto, non c’è nulla che resista alla sua implacabile volontà »
Lo scrittore come vestendo i panni di un Seneca, riflette sull’imprevedibilità degli eventi che ci impongono a non dare mai per scontato che momenti di apparente serenità e calma debbano necessariamente durare a lungo. La sofferenza e la gioia sono condizioni del vivere che hanno sempre ed in ogni istante la stessa probabilità di presentarsi, dimenticarci di ciò è un errore di approssimazione: la morte quando si presenta, anche se inaspettata e prematura, è pur sempre uno stato naturale delle cose, si soffre tanto di più quanto più, si da per scontato, dovuto e di diritto il nostro naturale vivere.
«[...] perché gli uomini hanno bisogno di una legge, e la legge non è la carta scritta , che fa ridere, è un uomo che non ti giudica, ma ti indica i confini delle tue azioni»






Ottima (e divertente!) recensione, che rende giustizia ad un capolavoro della letteratura italiana. Basterebbero queste citazioni per innamorarsene…
sfidante1
Da: post su 10.09.2009
alle 17:08:04
Grazie!
… ma voglio la rivincita!
sfidante2
Da: bazu su 14.09.2009
alle 11:58:50
Complimenti, gran bella recensione: originale, piacevolissima e invitante.
Da: Francesca su 29.09.2009
alle 14:00:39