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	<title>Comari &#38; Compari</title>
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	<description>...di libri, di film, di musica e di altre sciocchezze!</description>
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		<title>Comari &#38; Compari</title>
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		<title>A proposito delle &#8220;Sottrazioni d&#8217;autore&#8221;</title>
		<link>http://comariecompari.wordpress.com/2009/10/26/a-proposito-delle-sottrazioni-dautore/</link>
		<comments>http://comariecompari.wordpress.com/2009/10/26/a-proposito-delle-sottrazioni-dautore/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 12:37:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bazu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due parole (forse qualcuna di più) sulla mia uscita all&#8217;Arsenale di Venezia per ascoltare il seminario “Sottrazioni d&#8217;autore” tenutosi nel contesto del Venice Camp 2009 a cui hanno partecipato, tra altri, WuMing 1 e Vanni Santoni.

L&#8217;ambiente era veramente suggestivo, tutti i convegni erano organizzati all&#8217;interno di vecchi capannoni con pareti di mattoni faccia a vista, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comariecompari.wordpress.com&blog=4114479&post=694&subd=comariecompari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;">Due parole (forse qualcuna di più) sulla mia uscita all&#8217;Arsenale di Venezia per ascoltare il seminario “Sottrazioni d&#8217;autore” tenutosi nel contesto del Venice Camp 2009 a cui hanno partecipato, tra altri, WuMing 1 e Vanni Santoni.</p>
<p><span id="more-694"></span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;">L&#8217;ambiente era veramente suggestivo, tutti i convegni erano organizzati all&#8217;interno di vecchi capannoni con pareti di mattoni faccia a vista,  autentici esempi di archeologia industriale.<br />
All&#8217;interno di questi “loft” si tenevano una o, nel mio caso, più conferenze dalle tematiche eterogenee.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;">L&#8217;organizzazione ha lasciato un po&#8217; a desiderare.</p>
<p>L&#8217;acustica non poteva che essere scadente, come sentirete era presente un forte  riverbero. La simultaneità delle conferenze rendeva  problematico l&#8217;ascolto dell&#8217;oratore di turno la cui voce, specie se non decisa e altisonante, veniva spesso sovrastata, o per lo meno disturbata, dagli altri “speakers”. Ultimo problema, ma non meno importante per me (a voi non tange minimamente), il freddo: non c&#8217;era riscaldamento; mi sono salvato dalla polmonite solo grazie al montgomery che per puro caso, spinto dalla nebbia mattutina, mi ero portato appresso, le dita dei piedi ho temuto di perderle.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;">Evito di descrivervi il fil rouge della conferenza perché non sarei capace di farlo con la giusta  precisione e con il giusto spessore culturale (in me assente sulle tematiche trattate) mi limito solo a dire che il tutto ruotava attorno al ruolo dell&#8217;autore e sulla sua possibile natura virtuale, evanescente e “finta”.<br />
I primi due interventi fatti da Mario Galzigna e Maria Maddalena Mapelli (M al cubo) avevano un taglio accademico e riguardavano (copio da un foglio datomi) il primo, &#8220;paressìa, dispositivo e funzione-autore&#8221; secondo Michel Foucault,  il secondo, invece,  “La violazione degli interdetti” (!?),descrizione dei “dispositivi-specchio” ed esposizione del lavoro del gruppo di ricerca Ibridamenti.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;">Poi si è ritornati sulla terra e hanno preso il microfono in sequenza: Claudia Boscolo per parlarci del blog Scrittori Precari (<a href="http://scrittoriprecari.wordpress.com/">http://scrittoriprecari.wordpress.com/ </a>), Vanni Santoni e Gregorio Magini per parlarci del progetto SIC (Scrittura Industriale Collettiva <a href="http://www.scritturacollettiva.org/">http://www.scritturacollettiva.org/</a> ) e Roberto Bui (WM1 <a href="http://www.wumingfoundation.com/">http://www.wumingfoundation.com/</a> ) per per parlarci di WuMing.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;">Ho registrato interamente i primi 5 interventi poi sono dovuto scappare (per varie ragione tra cui il colore cianotico delle dita dei miei piedi). Di un unico mp3 registrato ho spezzato l&#8217;intervento di Santoni e quello di WM1. Dei tre rimasti posso dire che il primo (Galzigna) e il terzo (Boscolo) si sentono male, oltre che per i problemi sopra citati, anche per la scarsa “tonicità” delle voci, il secondo (M al cubo) si sente bene ma essendo rivolto a marziani ed essendo eterno (più di un ora) lo metto a disposizione solo se esiste, tra voi, qualche omino verde effettivamente interessato.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;">Ecco i link ai due interventi estrapolati, chiedo scusa per la scarsa qualità, ho ridotto il rumore di fondo ma non sono riuscito a rimuovere il riverbero (ammesso che sia possibile).</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;">S<a href="http://www.4shared.com/file/143722111/d42e6087/santoni-magini_venicecamp2009.html">antoni e Magini su SIC</a></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;"><a href="http://www.4shared.com/file/143724015/f7ea9175/wm1_venicecamp2009.html">WM1 su WuMing</a></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;">I files sono su un sito di filesharing ma cercherò di spostarli in un posto (non so dove) più affidabile.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;">Sul sito di <a href="http://www.ibridamenti.com/" target="_blank">Ibridamenti</a> è possible trovare i video girati per l&#8217;occasione</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;"><strong>Aggiornamento:</strong></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;">Come richiestomi dalla relatrice, ho estratto anche l&#8217;intervento di Claudia Boscolo. Purtroppo la voce viene spesso sovrastata da quella di un altro relatore del seminario tenutosi parallelamente  e situato nella medesima struttura di quello in oggetto.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;"><a href="http://www.4shared.com/file/144008836/ba72111b/ClaudiaBoscolo_VeniceCamp2009.html" target="_blank">Claudia Boscolo  su Scrittori Precari</a></p>
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		<title>Ero una brava mamma prima di avere figli</title>
		<link>http://comariecompari.wordpress.com/2009/10/14/erounabravamamm/</link>
		<comments>http://comariecompari.wordpress.com/2009/10/14/erounabravamamm/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 15:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bazu</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Paolo Maraone]]></category>

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«Questo libro ci offre una visione realistica di cosa significhi avere un figlio, ci narra l&#8217;esperienza diretta di una mamma (la scrittrice), arricchita da una autoanalisi critica fatta a posteriori (a distanza di tempo dall&#8217;aver fatto e “svezzato” due figli). Vengono riportati  episodi di vita, con riflessioni personali annesse, suddivisi per fascia d&#8217;età di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comariecompari.wordpress.com&blog=4114479&post=685&subd=comariecompari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://comariecompari.files.wordpress.com/2009/10/ero-una-brava-mamma-prima-di-avere-figli.jpg?w=200&#038;h=303" alt="ero-una-brava-mamma-prima-di-avere-figli" title="ero-una-brava-mamma-prima-di-avere-figli" width="200" height="303" class="alignright size-full wp-image-686" />
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">«Questo libro ci offre una visione realistica di cosa significhi avere un figlio, ci narra l&#8217;esperienza diretta di una mamma (la scrittrice), arricchita da una autoanalisi critica fatta a posteriori (a distanza di tempo dall&#8217;aver fatto e “svezzato” due figli). Vengono riportati  episodi di vita, con riflessioni personali annesse, suddivisi per fascia d&#8217;età di un bimbo, dal parto al primo anno di vita. Ma non è solo il bimbo il protagonista ma anche e forse soprattutto la mamma (e di riflesso il papà) che vede nella nascita del figlio una propria rinascita in un mondo diverso in cui tutto inevitabilmente e irreversibilmente cambia: il rapporto con il proprio corpo, la visione che si ha del mondo, le proprie abitudini, la sfera di amici e conoscenti.</p>
<p><span id="more-685"></span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">«L&#8217;opera è leggera, esilarante e utile.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
<b>Leggera</b>: la sua lettura è scorrevole, lo stile narrativo è semplice e immediato è un libro che, palesemente, e stato scritto per farsi capire da tutte le mamme. La leggerezza è un pregio perché nella giungla delle letture prenatali è difficile non cadere nella trappola delle ricette pronte all&#8217;uso, tanto pronte quanto inutili e, in quanto nozionistiche, troppo noiose.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
<b>Esilarante</b>: brava l&#8217;autrice a far ridere il lettore utilizzando spesso l&#8217;arma del sarcasmo e fornendoci quadretti catastrofici di vita realmente vissuta dalla protagonista in cui viene messa a nudo tutto il suo essere umana quindi vulnerabile fragile e imperfetta ma anche concreta, sbrigativa e risoluta</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
<b>Utile</b>: i consigli elargiti sono frutto di un&#8217;esperienza personale non priva di errori che, senza alcuna reticenza, vengono narrati. Per questo motivo il lettore ha una possibilità  in più di vedere come, un modo di agire teoricamente razionale e logico, possa nella (in una: quella dell&#8217;autrice) realtà rivelarsi fallimentare.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
Il messaggio dominate del libro, tra l&#8217;altro nettamente sotteso dallo stesso titolo, è che per quanto una mamma (un genitore) si sforzi di studiare teoria, poi la pratica risulta spesso spiazzante. Il motivo principale è che purtroppo e per fortuna un essere umano, neonato o adulto che sia, è un organismo estremamente complesso il cui carattere e comportamento può difficilmente essere “ingabbiato” dalla pragmatica insita in manuali o dalla grassa saggezza popolare che fluisce copiosamente, in certe occasioni, dalle bocche di amici e parenti.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
Il libro è un potenziale successo commerciale (l&#8217;ennesimo ricavato da un blog) ma non riesco a promuoverlo pienamente perché, a lettura avvenuta, degli insegnamenti in esso annegati mi è rimasto poco. L&#8217;opera risulta un po&#8217; dispersiva, l&#8217;umorismo è buono ma forse distoglie l&#8217;attenzione dal reale consiglio dato al lettore del libro (non per il lettore del blog). </p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
Al termine di ogni capitolo vi sono quelli che all&#8217;inizio mi parvero dei riassunti sui contenuti appena letti, procedendo, invece, mi sono accorto che non è così e che alcune considerazioni interessanti vengono radicalmente omesse. Non ci sono dunque scorciatoie: non esiste modo di dire “ok bando alle ciance, dammi il succo!”.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
In seguito al “finto riassunto” sopracitato, vengono riportati preziosi riferimenti  a contnuti web o a libri  per approfondire. E&#8217; facile perdersi nella marea di blog, siti e aggregatori sociali sparsi in Internet dedicati alle mamme e alle problematiche legate al divenire genitori, che la Maraone abbia fatto da filtro e una selezione a monte  per il lettore, è cosa ottima.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
Curiosa la scelta dell&#8217;autrice di titolare i propri capitoli con titoli o frasi prese da canzoni italiane (molte da De Gregori).</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
L&#8217;impatto del libro su di me è sicuramente viziato dal non appartenere al target a cui è palesemente rivolto: non sono e non sarò mai mamma.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
Resta un buon prodotto che non esiterei a regalare a una futura mamma.</p>
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		<title>&#8230;di quando l&#8217;Italia oscillava tra USA e URSS: &#8220;Il cosmonauta&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 11:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bazu</dc:creator>
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Luciana, in abito bianco, sceglie di fuggire dal conformismo che la vorrebbe, alla sua età, investita di un sacramento cattolico. Scappa lasciandosi alle spalle una schiera di attoniti spettatori. Corre svestendosi dei suoi abiti candidi. Galoppa sui prati incolti dell&#8217;immediata periferia romana allontanandosi dal ruolo che le è stato imposto di recitare. Poco dopo è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comariecompari.wordpress.com&blog=4114479&post=676&subd=comariecompari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://comariecompari.files.wordpress.com/2009/09/cosmonauta2.jpg?w=200&#038;h=286" alt="cosmonauta" title="cosmonauta" width="200" height="286" class="alignright size-full wp-image-680" />
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
Luciana, in abito bianco, sceglie di fuggire dal conformismo che la vorrebbe, alla sua età, investita di un sacramento cattolico. Scappa lasciandosi alle spalle una schiera di attoniti spettatori. Corre svestendosi dei suoi abiti candidi. Galoppa sui prati incolti dell&#8217;immediata periferia romana allontanandosi dal ruolo che le è stato imposto di recitare. Poco dopo è barricata in bagno, seduta sul water intenta a rimuovere dal suo corpo gli ultimi resti della divisa che indossa; al di fuori della porta chiusa a chiave la mamma la implora. Le dice di uscire, che è ancora in tempo, lei, dall&#8217;interno, dice che non ci pensa proprio a tornare indietro, la madre disperata abbozza un ragionevole “perché?”.
</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
Potrebbe sembrare uno spezzone di un qualunque film già visto se non fosse che Luciana ha otto anni, che il sacramento è quello della prima comunione e che la bambina fiera, sicura e orgogliosa tuona: “Perché sono comunista!”
</p>
<p><span id="more-676"></span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
Inizia così “Il cosmonauta” film dell&#8217;esordiente Susanna Nicchiarelli. E&#8217; la sotria di Luciana chiamata a crescere in un&#8217;Italia a cavallo tra gli anni &#8216;50 e &#8216;60. La politica è in fermento da una parte abbiamo “gli amici degli americani” dall&#8217;altra “i compagni dei russi”, in mezzo i socialisti “traditori” (dei “compagni dei russi”).<br />
E&#8217; un periodo in cui il la guerra fredda è agli albori e non ci sono  basi concrete che facciano presagire la sconfitta, negli anni a venire, del comunismo. Laika, Gagarin e Tereshkova  appiono nel film in spezzoni di reali reperti cinematografici dell&#8217;epoca, testimoni attendibili della forza comunista e della gara a “chi ce l&#8217;ha più lungo” in atto tra URSS e USA.
</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
Luciana ha un fratello, Arturo,  un tantino sfigatello, una madre (Pandolfi), ma non ha un padre perché lui, il fattore che seminò il seme rosso in famiglia morì senza poter usare la falce per raccogliere i frutti del suo seme ed il martello per darselo nei marroni constatando che una buona parte di quei frutti sarebbero stati marci. Nel tempo acquisisce un patrigno (Rubini) di stampo chiaramente conservatore (quindi fascista perché tutto ciò che non è rosso è per forza nero)!
</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
La giovane donna prende a frequentare la sezione giovanile del locale circolo comunista si sente sempre più partecipe del movimento politico, qui consolida il legame con Marisa (Nicchiarelli) figura importante del film perché svolge il ruolo della madre  che Luciana avrebbe voluto avere.<br />
Il film ci  mostra  una protagonista che  crescendo impara cosa sia la politica e  che decide, sotto l&#8217;impulso truffaldino degli ormoni adolescenziali, di dedicare la propria vita al partito: niente figli, e nessuna sottomissione a un uomo (sua madre per lei è un esempio del fenomeno). Poi, però mamma natura, le insegna quanto sia difficile resistere ai richiami delle proprie pulsioni ed eccola conoscere l&#8217;amore, quello  impossibile (il capo sezione giovanile) e quello “da battaglia” (il ciccione come lo chiama il padre fascistoide) che non è amore ma che serve per far “brodo” in attesa che l&#8217;impossibile diventi possibile.
</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
Gli ideali della protagonista, acquisiti con pressapochismo e per osmosi, come lo sono quelli che un ragazzo sedicenne può acquisire, vengono  pian piano disillusi dalla vita reale. Vediamo  (noi spettatori ma non Luciana la quale supponiamo ci arrivi per il contatto diretto con la realtà locale) esponenti politici che hanno paura di alzar la voce, anche solo per chiedere spiegazioni, di fronte alle forze dell&#8217;ordine (qui è Marisa l&#8217;unica ad avanzare obiezione e a stupirsi dei suoi compagni). I coordinatori adulti, quindi coloro tenuti a dare l&#8217;esempio,  si mostrano pubblicamente accomodanti nonostante, magari, nella loro sfera personale si manifestino forti e  rivoluzionari. Luciana cozza contro una politica che  richiede conformismo e assoggettazione alle linee del partito. Luciana cresce.
</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
Lo dico subito: il film non mi ha entusiasmato. I messaggi in esso annegati non mi sono risultati incisivi e non sono riuscito ad assaporare il romanticismo di un era ricca di speranze. Che Luciana frequentasse un circolo di partito o che frequentasse una polisportiva per fare pattinaggio non avrebbe fatto grosse differenze. E&#8217; una storia che mostra come una ragazza messa al contatto con una realtà “di squadra” extra familiare impara a vivere, a rapportarsi e ad adeguarsi. Non mi è chiaro se la politica in questo film è stata tirata in ballo a scopo denigratorio o lusinghiero, non capisco se il messaggio è “Non ti illudere perché la politica è un mestiere come un altro” oppure “La politica è bella, ci si confronta, ci si scanna, ci si ama, si soffre e si gioisce come in una grande squadra che può cambiare il mondo”. All&#8217;apparire dei titoli di coda mi sono detto “ehmbè?” e anche dopo aver lasciato sedimentare il film (questa mia la sto scrivendo a più di una settimana dalla sua visione) non sono riuscito a leggerci granché.
</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
Il lavoro di regia è buono, ottima la scenografia, discreti gli attori,  forse l&#8217;anello debole è la sceneggiatura. Il film rimane comunque una fotografia tecnicamente ben fatta dell&#8217;Italia  di quegli anni ma, rimanendo nel parallelo fotografico, conoscere cosa sia un diaframma, un tempo di esposizione e una focale non basta per dare spessore e sentimento a uno scatto.
</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
Da una sinossi letta prima di entrare in sala mi ero illuso che nell&#8217;opera avrei trovato un messaggio possibilista, di poter usare quel messaggio per leggere i giorni nostri con un minimo di speranza verso un futuro in cui certi valori altruisti e socialisti  potessero essere coltivati per ritornare a dare calore all&#8217;individuo oggi sostanzialmente solo e smarrito. Invece vedo una ragazza che alla fine ritrova la felicità nel suo microcosmo egoistico fatto di moroso, fratello e poche altre persone e che questo le basti anche se tutto intorno piano piano si dissolve.
</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">
Insomma pare che i tempi in fondo non siano poi tanto cambiati!</p>
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		<title>Il giudizio sulla vita di Salvatore Satta</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 12:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bazu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Pomeriggio anonimo d&#8217;estate.
Due individui sono costretti a un duello.
Sfidante1:&#8220;Tu non hai letto questo libro? Devi leggerlo!&#8221; 
Sfidante2:&#8220;Urca! A sì?? e tu non hai letto quest&#8217;altro! Vergogna!&#8221;
Sfidante1:&#8220;&#8230;e di questo che mi dici?&#8221;
Sfidante2: &#8220;già sentito ma non mi ispira: solite menate su quell&#8217;argomento. Piuttosto leggi quest&#8217;altro!&#8221;
La sfida dura ore, il sole &#8220;coce&#8221; i due passano in rassegna [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comariecompari.wordpress.com&blog=4114479&post=665&subd=comariecompari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://comariecompari.files.wordpress.com/2009/09/il-giorno-del-giudizio_fronte.jpg?w=243&#038;h=378" alt="Il giorno del giudizio_fronte" title="Il giorno del giudizio_fronte" width="243" height="378" class="alignright size-full wp-image-672" />
<p style="margin-bottom:20pt;widows:2;orphans:2;font-weight:bold;" align="justify">Pomeriggio anonimo d&#8217;estate.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">Due individui sono costretti a un duello.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span style="font-weight:bold;">Sfidante1:</span>&#8220;Tu non hai letto questo libro? Devi leggerlo!&#8221; </p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span style="font-weight:bold;">Sfidante2:</span>&#8220;Urca! A sì?? e tu non hai letto quest&#8217;altro! Vergogna!&#8221;</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span style="font-weight:bold;">Sfidante1:</span>&#8220;&#8230;e di questo che mi dici?&#8221;</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span style="font-weight:bold;">Sfidante2:</span> &#8220;già sentito ma non mi ispira: solite menate su quell&#8217;argomento. Piuttosto leggi quest&#8217;altro!&#8221;</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">La sfida dura ore, il sole &#8220;coce&#8221; i due passano in rassegna quanto di meglio c&#8217;è nella loro memoria di lettori. Colpo dopo colpo la coppia  arriva prossima allo sfinimento, ogni titolo proposto da uno è indifferente o già stato letto dall&#8217;altro. Sembra una patta ma,  ad un certo punto&#8230;<span id="more-665"></span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span style="font-weight:bold;">Sfidante1:</span> &#8220;Il giorno del giudizio di Salvatore Satta!&#8221;</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">Tutto alle orecchie di sfidante2 tace come se un fulmine fosse caduto  a pochi metri da lui. Non riesce a replicare può solo rielaborare l&#8217;informazione dentro di sé :&#8221;Satta chi? Il giorno de ché?&#8221;. La sua bocca è impastata, i secondi di silenzio si fanno eterni.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">Sfidante1 capisce di averlo colpito a morte: &#8220;E&#8217; un classico moderno, tradotto in ennemilaningue&#8221;. E rincara: &#8220;E&#8217; un capolavoro, scoperto postumo, uno di quei libri scritti  per la Storia e non per il Capitale&#8221;</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">Sfidante2 è in ginocchio, totalmente inebetito e sotto shock, <span style="font-style:italic;">il suo respiro inciampa nei denti.</span> </p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span style="font-weight:bold;">Sfidante1:</span> &#8220;non puoi dire di aver veramente vissuto se non lo hai letto&#8221;</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">Il fiato di Sfidante2 riprende forza, gli effetti del &#8220;pugno allo stomaco&#8221; iniziano a scemare, il pensiero lucido ritorna. Si rialza, incassa la sconfitta, rende onore all&#8217;avversario, se ne va prendendo atto della sua ignoranza letteraria  ripromettendosi di colmare la lacuna causa della sua sconfitta.</p>
<p style="margin-bottom:20pt;widows:2;orphans:2;font-weight:bold;" align="justify">Giorni nostri</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">Sfidante2 ero io. Oggi, a lettura avvenuta, sono felice di quel &#8220;duello&#8221;, e sono felice di averlo &#8220;perso&#8221;. Di vero in tutta la faccenda c&#8217;è poco: non era un scontro ma erano dei piacevoli minuti di conversazione avvenuti per via telematica tra me e un amico durante i quali ci si è reciprocamente scambiati dei consigli di lettura.  Oggi ho per le mani &#8220;Il giorno del giudizio&#8221;, tra pochi giorni dovrò riconsegnarlo, a malincuore, alla biblioteca.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;font-style:italic;" align="justify">«Come in un negativo che si sviluppa, volti remoti ricompaiono in questi che mi circondano: gente sparita dalla terra e dalla memoria, gente dissolta nel nulla, e che invece si ripete senza saperlo nelle generazioni, in una eternità della specie, di cui non si comprende se sia il trionfo della vita o il trionfo della morte.»</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">A parte le difficoltà iniziali dovute all&#8217;abituarsi ad un italiano arcaico (non troppo) e lento distante dagli stili moderni a cui si può essere più abituati, il libro poi si fa via via più ameno (più per &#8220;allenamento&#8221; del lettore che per un effettivo cambio di stile) e la sua lettura risulta sempre meno faticosa anche se le pagine si mantengono sempre meritevoli della massima attenzione (più volte ho dovuto rileggere il paragrafo appena letto per afferrare bene il messaggio in esso contenuto).</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;font-style:italic;" align="justify">«Il guaio è che amare è una cosa difficile, ed è più facile essere grandi scienziate o grandi scrittrici, come ce ne sono state. Perché l&#8217;amore non è volontà, non è studio, non è quel che si dice genio, è intelligenza, la vera sola misura della donna, e anche dell&#8217;uomo»</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">E&#8217; veramente un opera &#8220;superiore&#8221; molto spesso le parole vanno ben oltre il loro significato. Le righe lette hanno un altissimo potere evocativo e l&#8217;impressione è che Satta abbia dimostrato il non comune dono di utilizzare i vocaboli giusti e in esatto numero per fotografare uno o più concetti contemporaneamente. Dico esatto perché meno avrebbero fatto (s)cadere il testo nella poesia mediocre e più avrebbero fatto virare il testo verso una prosa ordinaria.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;font-style:italic;" align="justify">«L&#8217;assenza del padre nella casa è una terribile presenza »</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">I capitoli fino a metà libro, si presentano come cartoline dipinte a mano. Cartoline che ci mostrano congiuntamente un luogo ed un tempo. Non sono però degli acquerelli ma delle vere e proprie opere pittoriche barocche, non so, forse come tanti piccoli Caravaggio:ricchi, dettagliati, precisi, intensi e cupi.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;font-style:italic;" align="justify">«[...] ognuno di noi, anche se si limita a guardare in se stesso, si vede nella fissità un ritratto, non nella successione dell&#8217;esistenza» </p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">Il luogo è Nuoro e dintorni, il tempo è quello a degli inizi del 1900. Il narratore è qualcuno che in quei tempi e in quei luoghi era ragazzino. Il libro ci narra del passato da un presente collocabile attorno agli anni 70.<br />
Ci sono personaggi con cui veniamo in contatto e fatti a cui ci capita di assistere che, nonostante siano scomparsi oltre l&#8217;orizzonte del tempo, continuano a camminare con noi, dentro di noi. Per il narratore questa coesistenza è fonte di un lacerante turbamento e, da vecchio, agisce per cercare di liberarsene per sempre. La carta è la sua la fossa, la penna è il suo badile. E così il lettore leggendo le righe respira una cultura, osserva la vita è spettatore di una moltitudine di esistenze, incontra e conosce personaggi di un paese in cui tutti si conoscono, personaggi che nel narrato ci vengono presentati, scompaiono e riappaiono: i maestri delle scuole, i bottegai, gli avvocati, i contadini, i preti, gli avventori del bar. Tutte figure &#8220;intermittenti&#8221; ad eccezione della famiglia Sanna (uguale circa a Satta) attorno a cui lo scrittore ruota radiografandone, a piccole dosi, le incomprensioni, l&#8217;incomunicabilità, la disciplina, il costume e i rapporti interfamiliari.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;font-style:italic;" align="justify">«Il sorriso di Don Primao non era ridicolo. Era il segno dell&#8217;infinito che entrava in quella finita società coniugale, fatta di piccole opere quotidiane, di modesti adempimenti, così perfetta che non aveva neppure bisogno di Dio»</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">&#8220;Il giorno del giudizio&#8221; è un libro forte, il cui messaggio dominante è: &#8220;la vita è dura&#8221;. E&#8217; un&#8217;opera che induce il lettore a riflessioni sul senso dell&#8217;esistenza.<br />
Filosoficamente ci invita a non fare troppo affidamento sulla fortuna (o Dio se si preferisce).</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;font-style:italic;" align="justify">«Ricco non sono io, ricco è il cimitero» <span style="font-style:normal;">[Detto dal notaio Don Sebastiano Sanna]</span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">L&#8217;umiltà, a prescindere dalle condizioni economiche, è la caratteristica che salva i personaggi o per  lo meno riserva loro un destino meno gravido di dolore.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">Da metà libro in poi l&#8217;autore si concentra  maggiormente sui fatti che fanno evolvere i personaggi e i luoghi. Notiamo una Nuoro schiudersi al mondo nel corso degli anni, perdere la sua ingenuità il suo sadico microclima socio-culturale. Satta, con la sua impietosa e obbiettiva analisi, ci mostra come anche un piccolo mondo apparentemente innocuo e lineare nasconda dietro la facciata pubblica realtà crude e feroci.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;font-style:italic;" align="justify">«Quest&#8217;odio chiuso in un cuore per settant&#8217;anni non trovava corrispondenza che nel silenzio, cioè nel modo più terribile di alimentarlo, perché lo rende inutile»</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">Il finito e l&#8217;infinito, il mortale  e l&#8217;immortale si ripresentano lungo tutta l&#8217;opera, le persone non sono eterne, eterne e perpetue sono le caratteristiche che rendono apparentemente uguali, nel tempo e nello spazio gli individui</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;font-style:italic;" align="justify">«L&#8217;ateismo è un momento statico della vita: e la vita allora era statica, simile al piano di una scacchiera su cui si possono giocare migliaia di partite, ma le combinazioni sono infinite. L&#8217;infinito era forse, chissà, in qualcuno di quei ragazzi, se mai avesse sentito crescendo di non potersi ridurre a pedina, o a fante, e neppure a re».</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">L&#8217;autore non ha un&#8217;alta considerazione di Dio, probabilmente, anche lui come tutti i Nuaresi (del libro) è ateo. Per l&#8217;autore se Dio esiste è sicuramente un&#8217;entità crudele e magari anche perversa. </p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;font-style:italic;" align="justify">«Quel cupo Dio che aveva messo a vivere nella terra di Nuoro Don Pasqualino e Predischedda, Don Sebastiano e Boelle e Bartolino e gli altri cento che abbiamo incontrati e che incontreremo, in un momento di gioia aveva costruito con le sue mani la zia Gonaria. Certamente l&#8217;aveva creata perché l&#8217;adorasse[...]»</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">E&#8217; un Dio, quello di Satta,  che ha bisogno degli uomini. Ed è nella sua volontà decidere il ruolo che le sue pedine devono sostenere. Sembra che la Terra sei una sorta di inferno o al più un purgatorio, ma raramente  un paradiso, nel quale siamo costretti a vivere per un lasso di tempo finito.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;font-style:italic;" align="justify"> «E invece la guerra venne, come tutti sanno, perché gli uomini sono più potenti di Dio. A pensarci bene, Dio è fatto per il singolo individuo che ripone in lui la speranza, non per l&#8217;umanità con le sue leggi, le sue organizzazioni , la sua forza»</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">&#8230;ma allo stesso tempo Dio si ferma con il  metterci al mondo e con il darci un ruolo poi, però, siamo noi padroni della nostra vita (e,a  volte,  di quelle degli altri). Un risposta, la citazione qui sopra, alla classica domanda retorica che i dubbiosi di ogni tempo si pongono: &#8220;Ma se Dio esiste perché permette che ci siano le guerre?&#8221;. Dio è droga per il singolo e come la droga esso è un illusione dalla quale bisogna prima o poi destarsi di fronte all&#8217;evidenza dei fatti.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;font-style:italic;" align="justify">«Il cappello col cordone rosso sarebbe entrato nella casa rifatta, cioè sarebbe entrato più Dio.perché non c&#8217;è dubbio che la presenza di Dio cresce con il crescere dei gradi [ecclesiastici]»</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">Qui, ma anche in altre parti del testo, Satta fa del sarcasmo per ridicolizzare chi ottusamente e ciecamente crede aggrappandosi a simboli e istituzioni terrene.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;font-style:italic;" align="justify">«Se non si muore, si vive. E questa verità, che sembra ovvia, è invece gravida di conseguenze, perché, la vita trasforma tutto, non c&#8217;è nulla che resista alla sua implacabile volontà »</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">Lo scrittore come vestendo i panni di un Seneca, riflette sull&#8217;imprevedibilità degli eventi che ci impongono a non dare mai per scontato che momenti di apparente serenità e calma debbano necessariamente durare a lungo. La sofferenza e la gioia sono condizioni del vivere che hanno sempre ed in ogni istante la stessa probabilità di presentarsi, dimenticarci di ciò è un errore di approssimazione: la morte quando si presenta, anche se inaspettata e prematura, è pur sempre uno stato naturale delle cose, si soffre tanto di più quanto più,  si da per scontato, dovuto e di diritto il nostro naturale vivere.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;font-style:italic;" align="justify">«[...] perché gli uomini hanno bisogno di una legge, e la legge non è la carta scritta , che fa ridere, è un uomo che non ti giudica, ma ti indica i confini delle tue azioni»</p>
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		<title>Grantorino</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 13:51:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bazu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
«Vedi, i morti possono essere molto utili, a me personalmente hanno risolto situazioni difficili più di una volta»
Sembra profetico Clint Eastwood quando nei panni di Joe in “Per un pugno di dollari”  pronuncia queste parole, poche altre, infatti, potrebbero riassumere meglio e più esaustivamente il suo “Grantorino”

Walt Kowalski (Clint Eastwood) è un anziano cittadino [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comariecompari.wordpress.com&blog=4114479&post=637&subd=comariecompari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span><img class="alignright size-full wp-image-653" title="grantorino" src="http://comariecompari.files.wordpress.com/2009/08/grantorino.jpg?w=200&#038;h=296" alt="grantorino" width="200" height="296" /><br />
«Vedi, i morti possono essere molto utili, a me personalmente hanno risolto situazioni difficili più di una volta»<br />
Sembra profetico Clint Eastwood quando nei panni di Joe in “Per un pugno di dollari”  pronuncia queste parole, poche altre, infatti, potrebbero riassumere meglio e più esaustivamente il suo “Grantorino”</span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span><br />
Walt Kowalski (Clint Eastwood) è un anziano cittadino americano di chiaro stampo repubblicano: è un ex eroe di guerra, serio, diffidente nei confronti del prossimo al limite del razzismo, ateo o quanto meno anticlericale, attaccato al senso del dovere, conservatore, moralista, accanito difensore della proprietà privata.<br />
E&#8217; arrivato ad un punto della sua vita in cui viene chiamato a “camminare” da solo, vista la scomparsa della moglie  a causa di un male incurabile, in un quartiere ormai decaduto e malfamato popolato da gente etnicamente eterogenea e in balia della lotta tra bande.<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span><span id="more-637"></span><br />
Walt trascorre parte delle giornate seduto nella sua veranda a bere birra tormentato dai fantasmi del suo passato  e infastidito dall&#8217;immoralità del mondo che lo circonda. Una sera, per “difendere” il suo giardino dall&#8217;invasione frutto di una rissa tra i vicini di casa cinesi e una gang, imbraccia il fucile, caccia da duro i “cattivi” e si ritrova eroe della comunità Hmong  a cui i vicini fanno parte.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-654" title="grantorino_04" src="http://comariecompari.files.wordpress.com/2009/08/grantorino_04.jpg?w=300&#038;h=243" alt="grantorino_04" width="300" height="243" />Per lui la vita cambia, dapprima rifiuta, da bravo burbero, i tentativi di contatto con i cinesi ma poi scopre in loro una famiglia più calda della sua costituita dei due figli e rispettivi nuclei famigliari. Prende in simpatia il figlio maschio Tao e si adopera per dargli la possibilità di un futuro. Me a volte la volontà non basta e, a causa del dominio della bande, si scopre che forse non è sempre vero che in America tutti hanno un&#8217;opportunità, per Tao l&#8217;aver rifiutato di aggregarsi a quella del cugino rappresenta una condanna all&#8217;impossibilità di costruirsi un futuro. Per Walt è venuto il momento di difendere “il sogno americano”.<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span><br />
Una riedizione moderna di un misto tra “Il giustiziere della notte” e uno qualsiasi della trilogia dell&#8217;uomo senza nome di Leone. L&#8217;attore Clint Eswood è un classico antieroe che da solo e nonostante l&#8217;età affronta impavido la gioventù armata e malfamata del suo quartiere. Come  quando nei panni del “biondo” raggelava  i momenti che precedevano i duelli epici tipici degli spaghetti western così in Grantorino le parole condite dall&#8217;ostentazione di qualche “ferro” mette accuccia e toglie dai pasticci gli innocenti civili di turno.<br />
</span><br />
<img class="alignright size-full wp-image-656" title="grantorino_02" src="http://comariecompari.files.wordpress.com/2009/08/grantorino_02.jpg?w=300&#038;h=200" alt="grantorino_02" width="300" height="200" /></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span><br />
L&#8217;insieme è accattivante e coinvolgente lo spettatore viene cotto al  punto dal sentire dentro di se la necessità di una vendetta e di accettare il suo perpetrarsi al di fuori della legge sorda e impotente. Cose già viste negli anni 60-70 a cui aggiungiamo anche il cliché dell&#8217;ex militare (guerra in Corea) che convive con le cicatrici del passato (mediamente poca cosa in confronto a quelle lasciate sui corpi e nelle menti dei civili dei paesi in cui hanno combattuto, ma questo non lo vediamo mai nei film a stelle e strisce). Insomma  nulla di nuovo ma sempre cinematograficamente vincente.<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span><img class="alignleft size-full wp-image-655" title="Gran Torino" src="http://comariecompari.files.wordpress.com/2009/08/grantorino_07.jpg?w=300&#038;h=200" alt="Gran Torino" width="300" height="200" /><br />
Tutto già visto dicevo ma proprio quando l&#8217;opera di Eastwood sta per scadere in un finale che avrebbe implicato il passaggio da antieroe ad antisupereroe del protagonista facendo precipitare il film nel baratro dell&#8217;inverosimiglianza, ecco che il tocco geniale del regista spiazza e sorprende lo spettatore dando una ventata di freschezza alla sceneggiatura e regalando a “Grantorino”  la sufficienza (un 6 e nulla più).<br />
Il non essere diffidente a priori e il non aver paura nel “culturalmente diverso” sono forse gli unici insegnamenti positivi che ho riscontrato in questo lungometraggio.<br />
</span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span><br />
Concludendo: cosa ci azzecca il titolo? Ci provo:  Grantorino è il nome di un modello di Ford comprata dal protagonista nel 1972 grazie a tanto duro lavoro e sacrificio. Gli anni 70 sono gli anni in cui l&#8217;industria automobilistica statunitense è ai massimi livelli (seconda solo al Giappone), probabile che non solo quella macchina nel film rappresenti l&#8217;ovvio contrasto che esiste tra chi le cose se le suda e chi (le bande o sua nipote) vorrebbe prendersele non facendo nulla (una gang come rito di iniziazione ordina a Tao di rubare la “notevole” auto del vicino)  ma anche, visto il degrado dilagante mostrato dal  film, un simbolo di anni in cui la condivisione su larga scala  di “sani” (per Clint) valori nazionali ha portato l&#8217;America allo splendore mantenendo, al contempo, le strade “pulite” (il fenomeno “gang di strada” nasce in America proprio a partire dai seventies)<br />
</span></p>
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		<title>Grossman, “A un cerbiatto somiglia il mio amore”</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 17:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Meneghetti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<category><![CDATA[scrittori israeliani]]></category>

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		<description><![CDATA[L'amore di fronte al precipizio e la fuga come illusoria strategia per evitare il dolore<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comariecompari.wordpress.com&blog=4114479&post=639&subd=comariecompari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><img class="alignright size-full wp-image-645" title="cerbiatto" src="http://comariecompari.files.wordpress.com/2009/08/cerbiatto.jpg?w=200&#038;h=312" alt="cerbiatto" width="200" height="312" />David Grossman, nella postfazione, sostiene che il 12 agosto 2006, quando suo figlio Uri, ventenne, cadde nella seconda guerra del Libano, questo libro, iniziato tre anni prima, era in gran parte già scritto: a cambiare sarebbe stata solo “la cassa di risonanza” di quell’evento. Nota opportuna, anche  se il lettore informato del grave lutto che ha colpito l’autore, dopo aver letto la quarta, si immagina un racconto autobiografico dall’esito scontato, e resta comunque intimorito: sia per il taglio tragico, sia per la lunghezza del tomo, degna dei grandi romanzi russi dell’ottocento.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">Invece il romanzo, impegnativo nella lettura (il lettore fast reading è avvertito), rivela molte sorprese tematiche e stilistiche, oltre ad avere una conclusione aperta, che ha evitato lo strazio di narrare, e di leggere, un dolore come quello per la perdita di un figlio.<span id="more-639"></span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">La fuga da casa di Orah, madre di Ofer (in ebraico il nome suona come “cerbiatto”: da qui il titolo che riprende una bella similitudine del Cantico dei cantici), rappresenta uno spunto originale: Orah, infatti, crede che un lungo trekking a partire dalla Galilea, rendendola irreperibile, potrà evitare, magicamente, la morte del figlio al fronte, visto che ha azzerato le condizioni per la rituale comunicazione ufficiale del decesso di un soldato. Naturalmente sa razionalmente che questo non potrà salvarlo davvero, ed intuisce di proteggere piuttosto se stessa dal dolore, però non riesce a controllare questo impulso alla fuga.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">In questo vagabondare con zaino e tenda, Orah non è sola: la accompagna  Avram, un amico di infanzia, conosciuto in isolamento nel corso di una grave malattia, mentre il marito Ilan, a sua volta conosciuto nello stesso ospedale in analoghe circostanze, si trova in giro per il mondo. Così questo viaggio dal nord al sud di Israele, diventa  un viaggio anche nel tempo che apre scorci inediti (anche sulla relazione tra i tre amici, che ricorda a tratti il film “Jules e Jim” di F. Truffaut). Gli sviluppi sono a volte sorprendenti per intensità o imprevedibilità, così che lo scrittore riesce a riallacciare i legami con il lettore, a volte scoraggiato in certi passaggi monotoni (e un po’ prolissi) e quasi indotto a “mollare”, cos’ come avviene nel corso di certe escursioni in montagna, dove l’apertura di un nuovo scenario rianima il camminatore stanco.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">La ricomposizione del passato è al tempo stesso la storia di una famiglia, e di singoli individui come Avram che hanno evitato di costruirne una,  perché trattasi di “alta matematica. Ci sono troppe incognite, troppe parentesi, troppe moltiplicazioni ed elevamenti a potenza. E poi &#8230;la necessità di mantenere costantemente un rapporto con ciascuno degli altri membri della famiglia &#8230;persino in sogno&#8221;.  Non è una ricostruzione lineare. Essa risulta dal mosaico di intarsi retrospettivi sparsi, dal sovrapporsi di diversi punti di vista narranti: quello dei protagonisti, e quello di un narratore che non rinuncia all’onniscienza della vecchia tradizione, ma la ridimensiona, e la rinnova, mettendola in relazione con altre prospettive.</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">Mentre si ricompone il puzzle, non si può non essere colpiti ancora una volta dalla profondità con cui gli scrittori israeliani perlustrano, raccontano, ma, soprattutto, vivono i sentimenti. L’amore in particolare – inteso nelle diverse accezioni di amore tra uomo e donna, amore coniugale, genitoriale,  fraterno,  amicale – è il vero protagonista di questo libro. Sorge il sospetto che la tragica vicenda che Israele ha intessuto con le proprie mani, coinvolgendo anche, loro malgrado, i cittadini dissidenti,  tenendo tutti sotto scacco, abbia creato un tale clima di insicurezza e di vertigine del vuoto da rendere le persone molto più consapevoli dell’importanza dei loro affetti privati, che in altre realtà sono invece presi con maggior superficialità o distrazione.  Così come della labilità del confine tra vita e morte, come suggerisce la frase conclusiva del libro.</p>
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		<title>Stabat Mater</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 02:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bazu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Co’ ‘sta piova e co’ ‘sto vento chi è che bussa al mio convento?»
«Sono una povera verginella che si vuole confessare!»
Siamo nel 1700 nella Serenissima repubblica di Venezia  solo che a bussare non è la povera verginella ma fu sua mamma che la abbandonò presso il Pio Ospedale della Pietà subito dopo la nascita. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comariecompari.wordpress.com&blog=4114479&post=623&subd=comariecompari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><img class="alignright size-full wp-image-625" title="stabat-mater" src="http://comariecompari.files.wordpress.com/2009/08/stabat-mater.jpg?w=200&#038;h=317" alt="stabat-mater" width="200" height="317" />«Co’ ‘sta piova e co’ ‘sto vento chi è che bussa al mio convento?»</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">«Sono una povera verginella che si vuole confessare!»</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span>Siamo nel 1700 nella Serenissima repubblica di Venezia  solo che a bussare non è la povera verginella ma fu sua mamma che la abbandonò presso il Pio Ospedale della Pietà subito dopo la nascita. La povera verginella sedicenne, di nome fa Cecilia e  non sente l&#8217;esigenza di confessarsi se non con se stessa o meglio con due entità immaginarie prodotte dalla sua mente: sua madre mai vista alla quale rivolge delle lettere scritte in fogli riciclati e la sua “morte” che lei immagina essere una figura con  con sembianze umane ma dai capelli di serpente e alla quale si rivolge a voce scambiando con essa delle brevi ma frequenti discussioni<span id="more-623"></span> </span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span>Ma questa ragazza che fa oltre a vorticare pericolosamente nei gorghi della sua mente?  Suona perché le donne all&#8217;Ospedale vengono educate alla musica. A lei suonare il violino riesce bene, sente che la musica dell&#8217;anziano  maestro don Giulio è stanca e vecchia, sente che suonare così non è suonare ma ripetere meccanicamente e asetticamente dei movimenti, è fare ginnastica motoria. Intuisce che per quelle come lei il violino è una chiave per vivere il mondo che sta al di fuori, un mondo che per un orfana ospite “alla Pietà” è, e probabilmente sempre sarà, inaccessibile. In lei sente la capacità di  associare le onde sonore degli strumenti a entità esterne a lei poco famigliari: le coppie, gli uccelli, il mare, il vento, la campagna. Sa però che questa capacità è soffocata perché comprende l&#8217;impossibilità, per come stanno le cose, di poter liberare tutto il potenziale di quegli archi.</span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span>Ma (come in molte storie) le cose sono destinate a cambiare, arriva il nuovo maestro, un tal Antonio Vivaldi. Ed ecco che Cecilia esplode, vola grazie alle nuove composizioni del maestro, si libra sulla gente che viene a sentire le giovani musiciste in chiesa,  respira l&#8217;odore della primavera, ascolta le “voci” delle rondini abbondanti nei caldi cieli estivi, vive la felicità e la gioia delle feste contadine.</span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span>Del Vivaldi diventa l&#8217;allieva prediletta e in lui trova un amico “reale” (forse l&#8217;unico) con cui condividere emozioni e qualche confidenza.</span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span>Spesso la presa di coscienza che nulla è per sempre, associata a quello che si sta vivendo, annaffia le radici della gelosia e dell&#8217;egoismo. Ed ecco che qualcosa si può rompere, che qualcuno può svegliarsi da un sogno e allo stesso tempo capire che la vita merita qualcosa di più di un assaggio subliminale, e che per questo è necessario rendersi protagonisti di gesta che mai si avrebbe compiuto in assenza di eventi perturbativi. E così Cecilia&#8230;</span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span>Tutto questo è “Stabat Mater” il recente premio Strega di Tiziano Scarpa. Non è un romanzo immediato e all&#8217;inizio la sua lettura può risultare difficoltosa. E&#8217; lento ma la lentezza si rivela necessaria (come per esempio con “La Strada” di McCarty) per far entrare il lettore all&#8217;interno della giovane protagonista, fargli sentire le sue angosce, i suoi turbamenti nonché di immergersi nei bui silenzi della sua solitudine. Il libro non si compone di capitoli ma si costituisce di paragrafi mediamente brevi paragrafi che si susseguono  mescolando prosa con poesia e inoltrandosi spesso nella filosofia.</span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span>Non esiste intreccio narrativo esiste solo un un&#8217;unica sequenza temporale vissuta da Cecilia comunicata al lettore  attraverso le lettere scritte alla madre. I dialoghi con “la morte” rappresentano i turbamenti  che la giovane adolescente vive nel rendersi conto che la vita non è eterna, presa di coscienza che difficilmente avviene da bambini e che tra le altre cose concorre a segnare l&#8217;inizio dell&#8217;età adulta. La parte epistolare oltre a narrarci indirettamente i fatti, racchiude, invece, l&#8217;amore-odio che Cecilia nutre nei confronti di colei che l&#8217;ha  messa al mondo ma che poi l&#8217;ha abbandonata.</span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span>La coprotagonista del romanzo è la musica classica di Vivaldi, non a caso lo stesso autore nella nota conclusiva del libro, dichiara di aver voluto, con questa suo scritto, celebrare la grandezza del compositore veneziano. Penso che Scarpa sia riuscito in questo suo intento perché pur non intossicando il lettore con un prodotto troppo “musicale”, riesce a far ascoltare le note degli strumenti facendo capire il sentimento e il potere che queste trasportano.</span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span>E&#8217; un libro che nel suo complesso risulta mediamente cupo. Se piace lo stile lento, riflessivo è un&#8217;opera che riesce, con i suoi tempi, a catturare il lettore ma che tuttavia pecca, a mio avviso, in verosimiglianza. Trovo poco probabile che nel 1700 una ragazza orfana, che conduce  tutti i suoi sedici anni di vita senza avere contatti esterni al convento e che all&#8217;interno dello stesso si dedichi alla musica, possa riuscire a sviluppare pensieri così articolati, poetici e profondi come quelli che si leggono nel libro.</span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><span>Sembra che Scarpa (ma accade non di rado tra autori moderni) abbia tentato di dare spessore al romanzo lasciando spunti interessanti e profondi ma il risultato da me percepito è un po&#8217; come: “avrei voluto fare della filosofia ma non ne avevo le forze” oppure “avrei voluto fare della filosofia ma se l&#8217;avessi fatta non avrei venduto”. Strategia che condivido ma nel momento in cui certe elucubrazioni vengono messe sulla testa di un protagonista che difficilmente avrebbe potuto produrle, “la barca” affonda e va a fare compagnia ai tanti neonati indesiderati che il libro narra essere stati  adagiati nei  fondali dei “serenissimi” canali veneziani.</span></p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify">&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom:10pt;widows:2;orphans:2;" align="justify"><strong>24.08.2009 integrazione</strong>: grazie alla tanto invisibile quanto preziosa vava&#8217; che veglia non solo su questo blog ma pure sulle innumerevoli idee strampalate che mi passano per la testa e che condivido con lei prima che divengano (o tentino di divenire) realtà, segnalo questo intervento: <a href="http://annabanti.splinder.com/tag/lavinia+fuggita" target="_blank">Lavinia fuggita</a> che ci parla di un racconto scritto da Anna Banti. Non ho letto il racconto ma ho letto l&#8217;intervento che ho linkato, la somiglianza sembra veramente  impressionante&#8230;che si possa parlare di plagio?<br />
<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/04/lo-stabat-mater-di-anna-banti.html" target="_blank">Qui</a> ne parla Repubblica.<br />
<a href="http://www.labottegadellelefante.it/index2.php?option=com_content&amp;do_pdf=1&amp;id=2055" target="_blank">Qui</a> il testo integrale del racconto di Anna Banti.</p>
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		<title>Visioni &#8220;sotto l&#8217;ombrellone&#8221;: Vuoti a rendere</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 07:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bazu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Jan Sverak]]></category>
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		<description><![CDATA[Joseph, professore di liceo “in pista” ben oltre l&#8217;età pensionabile, guarda un punto indefinito al di fuori della finestra della sua classe, lo sguardo è malinconico e distaccato. Nella stessa stanza un suo allievo, sotto interrogazione, espone un argomento, la “prima fila” si adopera per suggerire ogni parola all&#8217;interrogato, a Joseph non importa, manda al [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comariecompari.wordpress.com&blog=4114479&post=613&subd=comariecompari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><img class="alignright size-full wp-image-615" title="vuotiarendere" src="http://comariecompari.files.wordpress.com/2009/07/vuotiarendere.jpg?w=200&#038;h=286" alt="vuotiarendere" width="200" height="286" />Joseph, professore di liceo “in pista” ben oltre l&#8217;età pensionabile, guarda un punto indefinito al di fuori della finestra della sua classe, lo sguardo è malinconico e distaccato. Nella stessa stanza un suo allievo, sotto interrogazione, espone un argomento, la “prima fila” si adopera per suggerire ogni parola all&#8217;interrogato, a Joseph non importa, manda al posto l&#8217;allievo. L&#8217;insegnate  inizia la lezione.  Il classico spaccone della classe non perde occasione per interromperlo irriverentemente. Joseph sbrocca, prende una spugna imbevuta d&#8217;acqua (il cancelletto?) e gliela strizza sulla testa. Dal preside, poco dopo, Joseph, serio ma sereno dice «&#8230;io lascio qui non sarei più felice»<span id="more-613"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Questa sequenza cinematografica da, di fatto il via a “Vuoti a rendere” l&#8217;ultimo film di Jan Sverak la storia di un professore che stanco di insegnare lascia il lavoro ma ben presto si rende conto di non riuscire a starsene a casa con la moglie e, quasi a voler ingannare i suoi 65 anni, si mette alla ricerca di un &#8216;impiego. Dopo una disastrosa parentesi come corriere sulle due ruote, approda in un supermercato come addetto all&#8217;accettazione dei vuoi delle bottiglie di vetro. Da qui una nuova giovinezza il contatto con la gente, in particolar modo con il gentil sesso, lo fa rinascere gli da nuovo motivo di vita.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; un film molto divertente e intelligente focalizzato sull&#8217; ex-professore ma soprattutto sul mondo che ruota attorno e con lui. Conosciamo la moglie, il personaggio meglio costruito del film, una persona molto intelligente, anche lei ex-insegnate, ben conscia del bimbo-marito che si ritrova. Conosciamo la figlia fresca di abbandono da parte del compagno e con un figlio a carico. Conosciamo i colleghi di lavoro ai quali Joseph cerca  (con successo) di trovare una sistemazione sessual-sentimanetale. Conosciamo l&#8217;uomo Joseph sognatore, attratto dalle donne perennemente perso tra le trasparenze delle loro gonne prontissimo a elargire lusinghe e a mostrarsi galante per altro con buoni risultati.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; il rapporto tra l&#8217;ex professore e la moglie a rappresentare il vero pezzo forte del film: una caricatura azzeccata dei rapporti di coppia navigati e collaudati. Rapporti a cui, il luogo comune , vuole attribuire l&#8217;unico scopo di rendere meno solitario e triste il lungo e sano (si spera) cammino verso l&#8217;eterno riposo ma che in realtà, come il film insegna, possono essere terreno su cui accendere piccoli, indispensabili e confortevoli fuochi in grado di far (ri)vivere nuovamente sentimenti e sensazioni ringiovanenti.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; un film intriso di un umorismo adulto e pungente, ricco di  battute al fulmicotone sagaci e ciniche.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;estate è il periodo dell&#8217;anno in cui pure i profani volgono il proprio sguardo verso le molte cose che brillano in cielo ma  non tutto ciò che luccica sta in cielo. Un consiglio? Dedicate la vostra attenzione anche a  questa brillante commedia facilmente inserita nelle rassegne di cinema estivo 2009 (in Italia è uscito nelle sale il gennaio scorso): farete il carico di un&#8217;intelligente leggerezza.</p>
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		<title>OGGI SCIOPERO</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 06:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bazu</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://dirittoallarete.ning.com/" target="_blank"><img class="aligncenter size-medium wp-image-609" title="SCARICAILLOGOEPUBBLICALO" src="http://comariecompari.files.wordpress.com/2009/07/scaricaillogoepubblicalo.jpg?w=276&#038;h=300" alt="SCARICAILLOGOEPUBBLICALO" width="276" height="300" /></a></p>
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		<title>Shalom Auslander, Il lamento del prepuzio, Guanda 2009</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 20:39:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Meneghetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[ortodossia]]></category>
		<category><![CDATA[Philip Roth]]></category>
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		<category><![CDATA[sensi di colpa]]></category>
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Se davvero esistesse l’organizzazione Virtual-Jerusalem, che si fa carico di infilare nelle fessure del Muro del tempio delle preghiere inviate via e-mail, di certo il volontario di turno sarebbe abbastanza sorpreso a leggere questa missiva: «Caro Dio, per favore non uccidere mio figlio durante il parto: E neanche mia moglie. Forse sei incazzato con me, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comariecompari.wordpress.com&blog=4114479&post=598&subd=comariecompari&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="font-weight:normal;text-align:justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-603" title="il_lamento_del_prepuzio" src="http://comariecompari.files.wordpress.com/2009/07/il_lamento_del_prepuzio.jpg?w=191&#038;h=300" alt="il_lamento_del_prepuzio" width="191" height="300" /><br />
Se davvero esistesse l’organizzazione Virtual-Jerusalem, che si fa carico di infilare nelle fessure del Muro del tempio delle preghiere inviate via e-mail, di certo il volontario di turno sarebbe abbastanza sorpreso a leggere questa missiva: «Caro Dio, per favore non uccidere mio figlio durante il parto: E neanche mia moglie. Forse sei incazzato con me, ma io pure sono incazzato con te, quindi vediamocela tra di noi. Grazie.» L’autore della lettera, per altro ha le sue ragioni. E’ stato educato in una scuola ultraortodossa dello stato di New York, con un rabbino che organizza gare di benedizioni (esistono benedizioni diverse a seconda della tipologia del cibo kosher, classificabile in sei categorie: ma la gara è più intrigante perché le ricette mescolano cibi diversi, e alcuni sono considerati prevaricanti rispetto ad altri). Ma soprattutto sparge sensi di colpa a profusione, tenendo sospese sulle teste dei giovani ebrei la spada di Damocle della vendetta divina. Dio è quello del Vecchio Testamento, iracondo e vendicativo. “Era importante che tenessimo quell’uomo di buon umore. Quando obbedivamo ai suoi comandamenti, gli eravamo simpatici. Gli eravamo così simpatici che uccideva chiunque non ci amasse. Ma quando non obbedivamo ai suoi comandamenti, non gli eravamo simpatici. Ci odiava talmente tanto che ci uccideva. A volte invece lasciava “che altri ci uccidessero”.<span id="more-598"></span></p>
<p style="font-weight:normal;text-align:justify;">E’ un dio totalitario, che non ammette deroghe, né pietà. “La Torah ci dice – disse il rabbino Blowfeld – che Dio passò sopra le case degli ebrei, la notte in cui mandò agli egiziani la decima e ultima piaga” Perché (…)? chiese il rabbino Blowfeld. Perché gli ebrei – rispose il rabbino Blowfeld – abitavano in un quartiere egiziano. Si stavano integrando.” E’ un dio che incombe oppressivamente dall’alto, come fa, ai danni del figlio avvocato, la grande mom ebraica che Woody Allen fa comparire in cielo nell’episodio “Edipo relitto” della triologia “New York Stories” (1989). E’ ovvio che gli esiti di una educazione così oppressiva, integrata dalle pressioni della famiglia (che alle pubbliche virtù ebraiche affianca vizi da goym), non possono che essere due: la piena integrazione o la ribellione.</p>
<p style="font-weight:normal;text-align:justify;">Shalom, protagonista della storia, sceglie la ribellione: inizia con il cibo proibito, un succulento hamburger non kosher, attraversa la via delle canne e del sesso fai da te, vissuto ossessivamente ma colpevolmente (“Ci sono grosso modo cinquanta milioni di spermatozoi in ogni eiaculazione. Fa più o meno nove Olocausti a ogni sega”), senza arrivare però a un drastico ateismo, a dispetto delle sue intenzioni: il terrore di uno sgambetto a tradimento del suo dio lo ossessiona costantemente:“E Dio disse a Mosè: “ecco il paese che io ti ho promesso, ma tu non vi entrerai. Tiè” I sensi di colpa si acuiscono nel momento in cui Shalom è riuscito, dopo aver trovato una compagna, a concepire una nuova vita. “Bene (dissi a Craig la mattina dopo) me l’ha fatta di nuovo. Chi? Chi? Dio, ecco Chi! (…) Prepuzio, dissi Ehi, disse Craig. Congratulazioni! (…) Prepuzio, dissi a Dio, Bel colpo.”</p>
<p style="font-weight:normal;text-align:justify;">Un figlio maschio, infatti, lo pone di fronte ad un groviglio di problemi: circoncisione sì o no? Barbarie o igiene? Rispetto di un’identità per appartenenza o ridicola superstizione? Lasciamo doverosamente in sospeso la conclusione del libro. Da questo dilemma sul destino del prepuzio del nascituro ne nasce il titolo, che allude però anche al famoso romanzo di Philip Roth, “Il lamento di Portnoy”: la storia di Alex il quale, nel lettino dello psicanalista, ripercorre la sua vita per capire perché è travolto dai desideri che ripugnano alla &#8220;mia coscienza e da una coscienza che ripugna ai miei desideri&#8221;, e nel farlo denuncia l’oppressivo clima delle comunità ebraiche, e dell’educazione familiare. Il personaggio Shalom chiama in causa direttamente il noto autore di Pastorale americana (1997) e di Ho sposato un comunista (1998), a proposito delle sue “depravazioni” : “qui non si tratta di una “ossessione sessuale come riflesso della paura della morte alla Philip Roth”: lo dichiara ma non lo pensa. Il pensiero della morte è onnipresente, ma proprio perché la vita è tragica non si può che affrontarla comicamente.</p>
<p style="font-weight:normal;text-align:justify;">Il libro di Auslander è irriverente e divertente. Non risparmia nessun tabù, a partire dall’Olocausto fino alla questione medio-orientale: “Mi fu detto che gli israeliani vendevano erba e gli arabi hashish. Io non vedevo quali speranze potessero mai esserci per il Medio Oriente, se questi non riuscivano nemmeno a mettersi d’accordo su come sballarsi”.</p>
<p style="font-weight:normal;text-align:justify;">Ma fa riflettere non solo sul carattere ridicolo di ogni integralismo, ma anche sulle assurde contrapposizioni che si delineano tra le varie religioni, ugualmente incapaci di rispondere alla eterna, irrisolvibile questione, dell’esistenza del Male sulla terra, che si riproduce incessantemente, in forme sempre diverse, mentre dio, o gli dei, si distraggono o forse ridono.</p>
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