Archivio per agosto, 2008

Ho scoperto questo libro per caso, stavo leggendo il premio strega “La solitudine dei numeri primi” quando, nei vari testi introduttivi a esso dedicati lessi la definizione “romanzo generazionale”. Sorpreso, ma non troppo, della mia ignoranza sul significato dell’etichetta “romanzo generazionale”, decido di informarmi. Da fonti ottime ricevo una spiegazione soddisfacente che eleva Pier Vittorio Tondelli a precursore e riconosciuto rappresentante di questo genere letterario.

 

Mosso da forte curiosità alimentata anche dalle censure ricevute all’epoca della sua uscita, mi ritrovo tra le mani “Altri Libertini”: è un romanzo a episodi ambientati all’incirca nella seconda metà degli anni settanta i cui protagonisti sono giovani alla perenne e disperata ricerca di vita e di un motivo per andare avanti.

 

Subito come un flash, salta all’occhio lo stile direttissimo con cui è scritto, è un linguaggio di strada (bestemmie comprese), giovane, un linguaggio composto da quelle parole che si possono ascoltare in un autobus, in una bettola, al di fuori di una scuola, tra amici magari dopo aver sbevazzato un po’, sono parole dirette immerse in una struttura narrativa atipica, complessa e originale. L’inizio non è stato semplice mi ci sono volute un po’ di pagine per adattarmi “alla penna” dell’autore ma poi…. un fiume, anzi un torrente, anzi una cascata. Difficile da fermare il flusso, riga dopo riga i racconti scivolavano via veloci e allo stesso tempo efficaci, tutto un susseguirsi di riflessioni pensieri, angosce, emozioni che entrano dentro con forza e di cui non si è mai sazi.

 

E’ proprio questa la potenza di questo libro, la capacità di rappresentare naturalmente (non come “Il silenzio dei numeri primi”) tutta una categoria di persone e di fatti “al limite”, che esistevano (ed esistono anche oggi con adattamenti) all’ombra del “normale” esistere.

 

Sono pagine in grado di avere un forte impatto emotivo sul lettore, impatto tanto forte quanto più il vissuto reale risulta vicino al vissuto dei protagonisti dei racconti. Ci si può ritrovare nelle teste ribelli, svogliate e fameliche di vita, nello spirito bohémien, nel convivere universitario, nell’avventura dei primi viaggi, nella perdizione e severità di certe situazioni, nelle bravate fatte in auto con gli amici, nella droga, nell’alcool, nel sesso, nell’omosessualità, nell’Amicizia.

 

E’ un libro che mi è piaciuto molto, vi ho trovato tanta nostalgia e qualche rimpianto, sono felice di aver scoperto questo scrittore di cui leggerò sicuramente altro, mi rammarica il fatto che oggi non ci sia più e che nell’essersene andato via così giovane abbia lasciato noi lettori ed eterni ragazzi, orfani troppo prematuramente di quel sapore genuino, immediato e coinvolgente delle sue storie.

 

 

Chiudo con qualche passo che mi ha colpito:

 

<<Dice che abbiamo pagato troppo caro il prezzo per la ricerca di una nostra autenticità, che tutto quanto abbiamo fatto era giusto e lecito e sacrosanto perché lo si è voluto e questo basta a giustificare ogni azione, ma i tempi son duri e la realtà del quotidiano anche e ci si ritrova sempre a fare i conti con qualche superego malamente digerito; che è stata tutta un’illusione, che non siamo mai state tanto libere come ora che conosciamo il peso effettivo dei condizionamenti.>>

 

<<Poi a Correggio diventa tutta una morte civile ed erotica e intellettuale e desiderante che ti chiedi la gente come fa a sopravvivere e capisci la sera,guardando dal balcone le stelle e la luna che il prezzo è davvero alto e che sono tutte sublimazioni e che è vero, più si vive più si è costretti a castrarsi>>

 

<<Lacrime, lacrime, non ce n’è mai abbastanza quando viene su la scoglionatura, inutile a dire cuore mio spaccati a mezzo come un uovo e manda via il vischioso male, quando ti prende lei la bestia non c’è da fare proprio nulla solo stare ad aspettare un giorno appresso all’altro>>

 

<<Non importa… Semplicemente sulla mia terra tutto ciò che sono mi aiuterà a vivere>>

 

 

P.S. nel leggerlo ho scoperto che alcuni racconti, apparentemente disgiunti, in realtà si “toccano” mutuamente in un punto.

 

Speciale su Tondelli apparso in TV nella trasmissione cult book:

 

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Leggere “Seta” è stato per me come mangiare una spigola di cattura di mezza taglia. La carne è stata soffice gustosa, pregiata, non stomachevole, mai pesante. Come spesso accade quando si mangia cibo di tal pregio, mi sono alzato da tavola non sazio ma con il palato soddisfatto.

Scrittura liscia, e morbida, ho trovato curioso lo stile “a fotogrammi” semplici ed efficaci che si leggono come si trangugiano gli arachidi tostati.

E’ stato il mio primo Baricco, me ne parlò un’amica ancora nel secolo scorso, amica che precedentemente aveva colto nel segno consigliandomi altre letture delicate. Raccolsi il consiglio ma non lo seguii limitandomi ad archiviarlo in una qualche regione del cervello.

La mia lettura di “Seta” è stata frammentaria e grazie a ciò ho riscoperto con questo racconto il piacere di bramare il ritorno alla lettura.

A volte si dice che questo libro sia un romanzo breve, talvolta lo si etichetta come racconto, per me è stata una lunga poesia.