Archivio per aprile, 2009

Segnalo volentieri questa manifestazione giunta al suo secondo anno di vita. Un’iniziativa che unisce in matrimonio due vasti e affascinanti mondi artistici: quello del cibo (slow) e quello del cinema.n80519232532_1380

Ci si vede la?

 

Info aggiornate qui:

http://www.slowfoodonfilm.com/

Il link al programma completo qui


Discussione sul film “Gosford Park” di Robert Altmann, secondo appuntamento del C&C Cineforum.gosford_park_ver11

Film uscito nelle sale italiane nel 2002, ambientato negli anni trenta del secolo scorso, ci narra le vicende che accadono in una villa inglese in cui sono riuniti, per una battuta di caccia, diversi ospiti. Nel corso del week-end, durante il quale si sarebbe dovuta svolgere la battuta di caccia,  avviene un’omicidio e prende forma il tipico scenario giallo in cui  tra i personaggi presenti nella tenuta si nasconde l’assassino da smascherare.

Rimando a Wikipedia per ulteriori dettagli.

La mia opinione

Come tutti ho una memoria a lungo termine limitata, il limite lo avverto quando il tempo trascorso da un evento è molto (strano direte!) e quando la quantità di informazioni da tenere è considerevole, se parliamo di cinema entrambi questi fattori si fanno sentire. Premesso questo, la mia (sempre più avariata mente) la uso come strumento per valutare a distanza di tempo e di molti film visti se un opera cinematografica mi piacque o meno: alcuni film lasciano un’impronta indelebile, parlo di sensazioni (non necessariamente gradevoli), di echi emotivi, una manciata di singoli fotogrammi, di altri invece, non resta nulla e non mi riferisco solo a quelli oggettivamente (anche se nulla, in fondo, è oggettivo) brutti ma anche a quelli che non mi comunicano nulla.

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Un conoscente, in salute, sulla trentina, si rtirva abitualmente con un gruppetto ristretto di amici. Cosa fanno? Giocano a boxe, fanno pesi, addominali, bicipiti, tricipi con strumenti fai da te rinchiusi in un garage di uno del gruppo. Corrono sia a piedi che in bici, fanno a gara per chi più agevolemtne si arrampica su un albero, ecc, ecc.la_strada1

Io chiedo: “Perché?”

il conoscente: “Ci alleniamo?”

io: “per cosa?”

il conoscente: “per sopravvivere?”

io: “hahahahahahahah per sopravvivere? Ma a cosa?”

il conoscente: “all’olocausto nucleare, metti mai che si troni allo stato naturale e brado, noi siamo pronti”

Sono imbarazzato perché non so se ridere per la situazione palesemente comica (giustificata dal mezzo sorriso che il conoscente presenta sul viso nel dirmi ciò che ha detto) o piangere perché so che da qui a poco andrò a trovare lui e i suoi amichetti in una casa di cura psichiatrica. Mantengo il self-control e dico:

“ma la guerra fredda è finita da 10 anni! e comunque, caro mio, tra il sopravvivere nella condizioni post atomiche e il lasciarsi morire preferirei di gran lunga la seconda anche perché se l’uomo fosse così scemo da farsi coinvolgere in una guerra atomica anche potendo non ci vedrei il senso di rimanere in vita per far continuare il genere umano…meglio lasciare alla natura il potere di ricominciare da capo” (spegnendomi per sempre cullato dal sogno di un’umanità migliore).

Ecco questo aneddoto è vero, romanzato quanto basta, avvenuto all’alba del terzo millennio.

E poi “quando meno te lo aspetti, come una bomba!” mi capita per le mani “La strada” di Cormac McCarthy e ricordo quell’aneddoto. Ripenso alla mia scelta ipotetica di allora di non vivere, pagina dopo pagina gli eventi narrati e i quadri che mi vengono presentati rafforzano le mie idee sembra veramente inutile lottare eppure qualcosa forse c’è, forse solo il “semplice” amore che in ogni situazione saremo sempre in grado di dare e di ricevere è sufficiente, forse un tentativo andrebbe fatto.

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