Archivio per maggio, 2009

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Treviso: le seconde generazioni di immigrati si raccontano

Chi sono veramente le ragazze e i ragazzi a cui viene frettolosamente assegnata l’etichetta di “seconde generazioni” (se si vuole abbracciare con un’unica, approssimativa, espressione tutto quell’ insieme variegato di adolescenti e giovani arrivati in Italia da piccoli, al seguito dei loro genitori)? Chi sono quei giovani che, singolarmente presi, vengono identificati e incasellati a priori dalla società, in base alla regola implicita delle tre “A” (aspetto, accento, ascendenza)? Sappiamo veramente che cosa vogliono, come si sentono e si vedono? Se, e quanto, vogliono conservare delle loro tradizioni? Se desiderano integrarsi per appartenere totalmente alla nuova identità italiana? Se aspirano ad una sorta di cosmopolitismo, anche grazie alla padronanza delle nuove tecnologie comunicative, che fornisce loro – ponte tra due mondi – una coscienza globale? Se sono destinati inevitabilmente alla ribellione dal loro ruolo di figli, istruiti in modo occidentale, di padri affamati?

Qualche volta, piuttosto che teorizzare su di loro, sarebbe meglio ascoltare. Con qualche sorpresa.

 

I proventi delle vendite  vanno ad Istresco ed Auser- Cittadini del mondo

 

 Libri dell’autrice:

I vagabondi, la società e lo stato nella Repubblica di Venezia alla fine del ‘700, Roma 1984;

Treviso- Genova, andata e ritorno. Gli albori dell’emigrazione transoceanica(1876-1878), Treviso-Venezia 1990;

Un ragazzo del novecento: lettere e ricordi un alpino pittore, 1940-1994, Sommacampagna 2004

firenze - gli interessi in comune - vanni santoni..”Ma fuma?” chiede Iacopo. No. “Cala?” Ovviamente no. “Almeno, beve?” chiede il Mella con un ghigno. Figuriamoci, “E allora cosa ci fa in giro con noi?” chiosa Iacopo ridendo

L’opera di Santoni ci parla di un manipolo di ragazzi della provincia di Firenze che si ritrovano al bar di paese. L’hobby che li unisce è il provare sulla propria pelle in modo coscienzioso (per quanto lo permette la loro età), consapevole, organizzato, sistematico e corale tutte le droghe possibili. Nessuno ha particolari problemi a casa, non sono spinti dalla disperazione o dalla solitudine ma da pura curiosità e noia. Si inizia con un prologo, per poi, partendo da dieci anni prima, ripercorrere sotto forma di “episodi” tutte le esperienze che il gruppo ha avuto con le droghe da quelle legali (sesso, alcool, tabacco e caffè) quelle illegali; ogni capitolo una droga differente.

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Coletta: «Temistocle è sempre lo stesso, sempre scontento, sempre insoddisfatto,sempre depresso, e io non sopporto di vederlo così,ma non vedo via d’uscita, cioè, la via d’uscita sarebbe cambiare lavoro ma il lavoro ideale non esiste men che meno ora… visto il periodaccio »

Alonio: «sai che mi riconosco un po’ in lui? Pure io mediamente sono scontento mi salvo con le valvole di sfogo “artistiche”che mi creo»

Coletta: «ecco, lui non ha neanche quelle»

Alonio: « … e poi perché tendenzialmente essendo un buffone riesco a ridere di poco…per il lavoro fa sempre bene cambiare: nuovi stimoli, nuove facce, nuovo ambiente, ecc.»

Coletta: «sì, a parte che sai quello che lasci ma non quello che trovi, dopo un po’ tutto viene a noia»

Alonio: «è normale ma non solo il lavoro un po’ tutto nella vita prima o poi smette di sorprenderti…lavoro, mogli/mariti, hobby, ecc.»

Coletta: «ti prego… non ricordarmelo…tante volte mi sento un’incostante, un’inconcludente però credo che sia il cervello che dopo un po’ ti chiede: vabè, ok, andiamo oltre, questo limone lo abbiamo già spremuto»

Alonio: «sì, ti capisco ma con la saggezza, che pian piano si posa come uno strato di polvere sulle tue spalle, smetti di dare la colpa a te stessa e capisci che è il ciclo naturale “vita-morte” di ogni cosa. Ogni cosa ha una fine, sai quando si dice…”si è chiuso un ciclo…”, “è ora di svoltare pagina…” è proprio questo: un’esperienza non è completa se non la si chiude prima o poi»

Coletta: «di fatti, però a me sembra che ‘sti cicli siano così corti!»

Alonio: «beh, per la lunghezza “GIUSTA” è difficile esprimersi diciamo che l’immaturità e la mancanza di determinazione ti portano a esperienze TROPPO BREVI che rischiano di non lasciare nulla, la pedanteria, la testardaggine, la mancanza di capacità analitica o la monomaniacalità ti portano ad esperienze TROPPO lunghe che in realtà hanno smesso di farti “crescere” molto tempo fa e tu non te ne rendi conto. E’ un po’ da chiedersi se quello che fai o quello che vivi ti sta dando ancora qualcosa e se quello che fai sta ancora lasciando un segno per qualcosa o per qualcuno; se le risposte sono negative bisogna svoltare pagina. Il difficile è se una delle risposte è positiva ma tu ne hai le palle piene e la cosa ti annoia, lì è difficile capire quando smettere»

Coletta: «…»

Coletta: «come sei saggio, Alonio, a volte sembri (sei?) pedante, ma sotto sotto sei saggio»

Alonio: «ahi me non “sembro” ma “sono” ma “a volte” è già molto meglio di “sempre””»

Coletta: «ecco ora lo sei appena stato!»

Alonio: «…»

Riuscire a procurarmi “Tu devi essere il lupo” è stata impresa ardua, ne sentii parlare quasi per caso, in uno degli infiniti “vicoli” che costituiscono la Rete. Di questo film, tutto mi catturò da subito, la trama introduttiva, il titolo, lo staff (attori, regista, ecc.) a me totalmente sconosciuto e la sua storia (vedi approfondimenti alla fine). Avuto per le mani ho resistito solo una sera (per cause di forza maggiore) poi la curiosità e la caparbietà sono stati premiati. 

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La trama (per quelli che “Vediamo un po’ di che parla”)

Il film si apre con un palcoscenico sul quale delle marionette raffiguranti animali si mostrano intimoriti, chi più e chi meno, dal lupo che vive nella foresta colpevole a detta di molti, ma senza prove certe, della sparizione dell’orsetto, i dialoghi sono in portoghese sottotitolato.

Capiamo di essere in Portogallo, vediamo una donna, pensierosa e turbata da qualcosa. La vediamo imbucare una lettera con una sua foto e la lasciamo sull’orlo di una scogliera a picco sul mare, seria a guardare verso il baratro. Dalle poche scene che seguono (sempre in portoghese sottotitolato) vediamo un uomo (a lei sentimentalmente legato ) che si accorge della sua sparizione senza preavviso, se ne dispera, tutto appare drammatico: il cellulare di lei è a casa nella sua borsa. Capiamo, poco dopo, che lei si chiama Valentina ed è partita senza dire a nessuno la sua destinazione.

Terza, ultima e principale situazione: Carlo è un padre che divide la sua vita tra il suo unico grande amore, la figlia Valentina (stesso nome della donna), il lavoro di tassista e l’hobby della fotografia. Valentina e Carlo sono l’uno il mondo dell’altro, lei è cresciuta grazie all’amore di lui e non vi è traccia di alcuna madre. Valentina (figlia) ha 14 anni e come tutti i coetanei è all’inizio dell’adolescenza, un periodo non semplice da gestire per Carlo che deve fare i conti anche con una gelosia crescente ma mai ossessiva, che la figlia nutre verso Elena, amante discreta del padre (Carlo evita che la figlia entri in contatto con Elena…ma ad un figlio non scappa nulla). La situazione in equilibrio inizia a cambiare quando arrivano alcune telefonate mute, l’autrice di queste è Valentina, “la portoghese” vista all’inizio della storia.

 

Da qui la trama si sviluppa dando vita con naturalezza ad una storia appassionante.
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