Archivio per giugno, 2009

casadidio.Quando si cresce si tende a catalogare i problemi dei “ragazzini” come piccoli ed insignificanti dimenticandoci quanto quelli stessi piccoli problemi condizionarono la nostra giovane vita da teenagers. Poi può accadere che un brillante e, in Italia, semi sconosciuto autore di nome David Mitchell decida di costruire, camuffato da libro, uno strano marchingegno in grado di rapirci dalla realtà e iniettarci nella testa di un tredicenne inglese. Non ci si mette molto a renderci conto della magia di cui sono dotate le pagine lette. Una volta iniziato ci si ritrova immersi in una realtà diversa, una realtà di cui non abbiamo il controllo perché siamo dei “parassiti” che, dentro il corpo del giovane Jason, attraverso i suoi occhi, la sua mente e il suo cuore, vivono un intero denso anno della sua vita.

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Viaggio alla fine del millennio

Pubblicato: 15.06.2009 da Francesca Meneghetti in Libri e dintorni, Recensioni
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copj13Accade ai grandi scrittori di essere in anticipo sui tempi. “Viaggio alla fine del millennio” di Abraham B. Yehoshua è stato pubblicato da Einaudi nel 1998. Credo di averlo comprato subito, o poco, dopo. Allora non mi piacque moltissimo. Avevo appena letto “Il signor Mani” restandone folgorata. Rispetto a quel romanzo, mi sembrava tradizionale e lento. Anche farraginoso. (altro…)

I fiaschi di un giovane precario

Pubblicato: 08.06.2009 da Francesca Meneghetti in Parliamone

Francesco Targhetta , sulla quarta di copertina del suo libretto di poesie, Fiaschi, si presenta in modo minimalista e quasi sciatto: “classe 80, pencola tra due città sorvegliate dalle ronde, come lavoro cerca di risultare sospetto e ci riesce spesso, come passatempo suona due chitarre e un ukuleke, ascolta e recensisce valanghe di dischi, ogni tanto insegna la consecutio in qualche scuola statale”. Non si tratta naturalmente di un ritratto realistico: il fatto è che l’autore ha covato una passione fin dai quattordici anni per i poeti crepuscolari, in particolare per Govoni, di cui ha curato ottimamente, come scrive il Corriere, una raccolta di poesie. E da questi poeti ha assorbito il gusto, non solo per atmosfere a tutti gli effetti crepuscolari (gli autunni, i tramonti, il timbro dei viola e dell’arancio per i cieli, contrapposto alla penombra degli interni) ma anche per uno stile ironicamente under statement, per la scrittura prosastica, per i temi quotidiani, a partire dalle minute, banali, operazioni di sopravvivenza quotidiana (la spesa al supermercato, l’eliminazione differenziata dei rifiuti, l’attraversamento di  una rotonda).

Non si tratta però del trionfo della banalità dovuta ad un vuoto interiore: il vuoto è piuttosto nella proiezione del  futuro, generato da un sistema che, anziché promuovere e valorizzare i giovani talenti, li emargina, li fa sentire inutili privandoli anzitutto di quello che, nella Costituzione, è riconosciuto come un diritto primario: quello del lavoro.  Da cui deriva ogni altro riconoscimento economico e sociale.  Mancando questo riconoscimento pubblico di stima, un giovane tende a ripiegarsi su se stesso, a compilare deprimenti liste di “fiaschi” (quelli morali e quelli contenenti il vino, bevanda dell’oblio), a chiudersi  in opprimenti stanze chiuse, perché tanto, fuori, non c’è nemmeno la consolazione di un bel paesaggio, ma lo spettro del cemento grigio che incombe per ogni dove. “Il tonno a due euro e venti sventolato/come conquista nel mio foglio/delle sconfitte è la prima della lista”. “Fiaschi” è’ il ritratto di una gioventù disperata, che non merita nulla di tutto questo. E’ un atto di accusa, e una promessa, ma ahimè ancora lontana, di ribellione.

Soffermarsi sui temi, porta però a svalutate, ingiustamente, l’aspetto linguistico e tecnico.   Se indossare una logora maglietta nera (rockettara, anarchica o esistenzialista), non comporta automaticamente di altri capi, o l’incapacità di portare altro, così i toni crepuscolari non devono trarre in inganno. C’è, anche se mimetizzata, un’accurata ricerca sul piano fonico e lessicale, ma anche su quello metrico-ritmico e retorico. C’è insomma  alle spalle quella scuola odios-amata che ha solleticato delle aspettative professionali, senza poterle garantire.

La raccolta inizia significativamente con un “Curriculum della rivolta”: “Scarica, mi dicono gli amici del sabato/il modello europeo del CV: compila”. “Una sera dopo i wurstel /lo stendo (…) le espongo in grassetto/ tutti i miei fallimenti, arial corpo sedici/sottolineato, perché lo vedano bene, senza/ nessuna commedia, tutto quello che porto in dote/e se rivolta non sarà, impreco agli amici,/sia la rivoltella, almeno, di un nostro nipote”. E finisce circolarmente con “La rivolta”.

“ La voglio fare per te la rivolta,/ dentro grumi di città senza sole/e barricate: che le vedano,/le maestre d’asilo, le nostre facce/ sconvolte come quelle dei ladri/sulle pagine scialbe delle testate/locali: Che ci vedano, quel giorno, i nostri padri”. Non aspettiamo altro.

Francesco Targhetta, Fiaschi, ExCogita Editore