Archivio per agosto, 2009

Grantorino

Pubblicato: 25.08.2009 da bazu in Cinema
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grantorino
«Vedi, i morti possono essere molto utili, a me personalmente hanno risolto situazioni difficili più di una volta»
Sembra profetico Clint Eastwood quando nei panni di Joe in “Per un pugno di dollari” pronuncia queste parole, poche altre, infatti, potrebbero riassumere meglio e più esaustivamente il suo “Grantorino”


Walt Kowalski (Clint Eastwood) è un anziano cittadino americano di chiaro stampo repubblicano: è un ex eroe di guerra, serio, diffidente nei confronti del prossimo al limite del razzismo, ateo o quanto meno anticlericale, attaccato al senso del dovere, conservatore, moralista, accanito difensore della proprietà privata.
E’ arrivato ad un punto della sua vita in cui viene chiamato a “camminare” da solo, vista la scomparsa della moglie a causa di un male incurabile, in un quartiere ormai decaduto e malfamato popolato da gente etnicamente eterogenea e in balia della lotta tra bande.

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cerbiattoDavid Grossman, nella postfazione, sostiene che il 12 agosto 2006, quando suo figlio Uri, ventenne, cadde nella seconda guerra del Libano, questo libro, iniziato tre anni prima, era in gran parte già scritto: a cambiare sarebbe stata solo “la cassa di risonanza” di quell’evento. Nota opportuna, anche se il lettore informato del grave lutto che ha colpito l’autore, dopo aver letto la quarta, si immagina un racconto autobiografico dall’esito scontato, e resta comunque intimorito: sia per il taglio tragico, sia per la lunghezza del tomo, degna dei grandi romanzi russi dell’ottocento.

Invece il romanzo, impegnativo nella lettura (il lettore fast reading è avvertito), rivela molte sorprese tematiche e stilistiche, oltre ad avere una conclusione aperta, che ha evitato lo strazio di narrare, e di leggere, un dolore come quello per la perdita di un figlio. (altro…)

stabat-mater«Co’ ‘sta piova e co’ ‘sto vento chi è che bussa al mio convento?»

«Sono una povera verginella che si vuole confessare!»

Siamo nel 1700 nella Serenissima repubblica di Venezia solo che a bussare non è la povera verginella ma fu sua mamma che la abbandonò presso il Pio Ospedale della Pietà subito dopo la nascita. La povera verginella sedicenne, di nome fa Cecilia e non sente l’esigenza di confessarsi se non con se stessa o meglio con due entità immaginarie prodotte dalla sua mente: sua madre mai vista alla quale rivolge delle lettere scritte in fogli riciclati e la sua “morte” che lei immagina essere una figura con con sembianze umane ma dai capelli di serpente e alla quale si rivolge a voce scambiando con essa delle brevi ma frequenti discussioni (altro…)