Cristi Polverizzati di Luigi di Ruscio

Pubblicato: 05.09.2012 da bazu in Libri e dintorni, Recensioni
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«[…]La cosa è vertiginosa. Abbiamo avuto due genitori, poi quattro nonni e la cosa si raddoppia sempre sino a includere tutto il vertiginoso esistente, eredi di una eternità di cui non sappiamo niente. Tutto poteva non avvenire, la cosa è avvenuta, ci siamo perfino incontrati, nessuno può considerarsi innocente, consideriamoci un sogno!»

«Il mio verbo era il verbo essere e non l’avere e neppure l’andare, con la poesia non vado da nessuna parte, la poesia è una maniera d’essere una maniera di vedere dove per solito la gente non vede niente»

Il narrare di Di Ruscio è,uno sfogo impulsivo – la scrittura sembra esserlo – ma ampiamente meditato, contro tutta l’ipocrisia che si cela nel conformismo. In questo libro viene messo alla berlina tutto ciò che comunemente viene etichettato come “normale”, è un continuo soggettivizzare e relativizzare aspetti , concetti e aggettivi che nel nostro cristiano, giusto e democratico mondo occidentale vengono spacciati, invece, come oggettivi e assoluti. Di Ruscio quindi, polverizza ciò che è bene canonico istituzionalizzato elogiando l’umiltà, la naturalezza e la spontaneità genitrici di un bene realmente divino e assoluto. Quanti sono i “buoni” e “bravi” assassini padri di famiglia? E quanti sono i massacri benedetti dalla “giusta”, “caritatevole e “umile” religione?

«Interrompere la comunicazione epistolare, imboccare la strada di una tranquilla e illetterata solitudine straziato come sono dalle ripetizioni e dai lapsus, l’inconscio continua a urlare le sue verità in maniera sempre più scandalosa […]. Quando decisi di mettermi a scrivere non immaginavo certo i tanti strazi in cui stavo per inoltrarmi, le scritture senza riprendere fiato, gli ingarbugliati labirinti, sono uno scrittore del tipo più malfamato[…] »

Di Ruscio è un poeta e come tale scrive anche questo romanzo, le sgrammaticature sono licenze poetiche, le subordinate si sprecano, spesso la punteggiatura è alla cazzo. Non è un libro facile né un libro veloce, richiede tempo e adattamento allo stile particolarissimo dell’autore. Nonostante, alla lunga, possa rilevarsi un po’ noioso e ripetitivo, peccato è cedere alla tentazione di abbandonarlo. Mollare è rischiare di perdersi una deliziosa sequenza di pensieri ricchi di spunti.

«Passavo nelle strade e tra le case, e se avessi visto ciò che avviene dentro le case avrei visto molte cose disgustose, c’erano i paesaggi vegetali sempre aperti e mai disgustosi, perché il vegetale è nella più squisita naturalezza, anche la gente mi sembrava migliore quando esprimeva la più intima naturalità. Era il sociale che era mostruoso, così immaginavo. Però questo confronto tra il naturale e il sociale era cosa molto stupida. In me c’era l’insoddisfazione per tutto l’ordine presente. Ed è proprio l’insoddisfazione, che in natura non esiste.»

Non esistono accelerazioni così come non esiste una trama,vengono riportate le frenetiche elucubrazioni di un Di Ruscio odierno -fine anni ’90- che osserva un se stesso più giovane – sgrammaticato e acerbo poeta neorealista – muoversi e agire in un Italia appena rinata dalla Grande Guerra. E’ un testo che impone spesso un ritorno sulle proposizioni appena lette, riuscendo magari a cogliere significati laterali solo blandamente colti in prima lettura Non è raro, tuttavia, rileggendo, scoprirsi in un vicolo cieco, un po’ per propria ignoranza un po’ per eccessiva cripticità dell’autore. Il testo si compone di una prima parte più autobiografica e una seconda più riflessiva, in entrambe, riferimenti, storici, politici e letterari si sprecano.

«Nel rione dove abitavo c’era rimasta ancora la scritta una delle parole d’ordine del Duce: Credere, Obbedire, Combattere. Devi invece dubitare, devi disobbedire e devi disertare, vedrai che sbagli meno.»

«Amate i propri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate bene a coloro che vi odiano, pregate per quelli che vi fanno torto e vi perseguitano. Se amate coloro che vi amano che premio ne avrete? Se accogliete solo i vostri amici cosa farete di singolare? Pressapoco così disse Cristo figlio d’Iddio, probabilmente anche Iddio amerà i propri nemici, che razza di amore sarebbe quello d’Iddio se Dio amasse solo chi lo ama? Se in paradiso accogliesse solo chi lo ama cosa farebbe di così eccezionale il vostro Iddio santo? Anzi dalle parole di Cristo si potrebbe dedurre che Iddio ama particolarmente i propri nemici. Se questo è vero a cosa servirebbe il papa con le sue santissime e variopinte mitre? La salvezza è venuta per tutti e ogni sforzo di una chiesa così gerarchica e brutalizzata è pura inutilità. State calmi, non diventate nervosi, le cose andrebbero benissimo anche senza di voi, anzi senza di voi tutto sarebbe meno cretino»

I temi toccati da quest’opera sono strettamente legati alle caratteristiche che contraddistinguono il personaggio del giovane Gigino: (fortemente) anticlericale, antiborghese, fondamentalmente anarchico e naturalmente anticonformista.

Un dio che SE esiste, perché “il contrario di credere non è non credere ma dubitare”, di certo non sta nei crocefissi, nelle mitre e nelle chiese ma in tutto quello che di naturale ci circonda, osservando bene appare chiaro che “l’essere nati è già una spropositata fortuna” anche se, grazie all’uomo, questo in cui viviamo è il peggior inferno nel quale risulti possibile la vita..

«Coltiva tutti i dubbi che è meglio, le credenze non fanno altro che armare la mano degli assassini!»

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