Monika – violenta umanità

Pubblicato: 03.12.2012 da bazu in Teatro
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monika-locandina.resizedIl nome di Monika Ertl credo dica poco a molti, specie per quelli nati dai 70 in poi. Chi fu è presto detto: colei che “vendicò” Ernesto Guevara e il suo successore Inti Peredo uccidendo ad Amburgo nel 1971 Roberto Quintanilla ex capo dei servizi segreti Boliviani ritenuto il maggior responsabile di quelle due morti (e svariate sevizie e svariate torture a svariati individui).

“Ma quante ne sai Luca! Ma ora dimmi, come cazzo ti viene in mente di andare a rispolverare queste storie di maledetti comunisti rivoluzionari?”

Beh, ecco, capita, ad esempio, di trascorrere una gelida serata (la prima vera dell’anno) in un piccolo e coccolo, intimo e intimista teatrino della Serenissima città. A farmi compagnia durante il tragitto i segni ben visibili dell’acqua alta, imperatrice, nei giorni precedenti, ma per fortuna miracolosamente non in questo, su campi e campielli, calli e fondamenta nonché portatrice (sempre di sua maestà Acqua Alta stiamo parlando) sugli stessi, delle meraviglie lagunari che molto hanno da invidiare a quelle corallinee sub equatoriali: sacchi di spazzature, bottiglie di plastica, sterpaglie varie e ammassi di materiale organico (o presunto tale) su in cui ho preferito non indagare.

“Ehmm Luca credo che si stesse parlando di altro, non è che posso star qui a leggerti fino a sera…”

Ah e, curiosa nota di colore, che persevera nel non centrare una beata minchia con il tema reale di questo scritto, al pian terreno di un vetusto (strano, molto strano che lo sia) palazzo settecentesco (in realtà non ho la più pallida idea di quando sia stato costruito, ma “settecentesco” avevo proprio voglia di usarlo) è in corso un rave party molto spinto a livello musicale (agli altri “livelli” non ho avuto accesso perché, pur rappresentando per me una forte tentazione, persevero [ora che sto camminando verso la meta] nel dare un taglio più culturale alla serata)

“Luca, nei tuoi confronti, Radio Maria è un pusher di adrenalina…”

Ok, ok, ritorno a bomba.

Sul palco, piccolo e coccolo, intimo e intimista, una donna (al secolo Irene Lamponi), compare immobile di fronte a un lenzuolo bianco su cui vengono proiettate le immagini caratterizzanti i tumultuosi anni 60/70, cose tipo Nixon, bambine nude al napalm, Ulrike Meinhof, scontri in piazza, bombe, lacrime, sangue ecc. Ad aumentare la drammaticità del veduto, una colonna sonora molto azzeccata, di un artista, per ignoranza da me indecifrabile. Afferrato il contesto Irene alias Monika inizia a raccontare la sua storia.

MONIKA-2_new

E la storia è quella di una bambina di origine tedesca (Amburgo) figlia di un nazista, cineoperatore che trascorre le sue serate narrando alla figlia ciò che durante il giorno la sua cinepresa cattura: le “brillanti” battute di Göbbels (Monika è ammaliata, Monika non sa chi è Göbbels), gli esaltanti incontri con il Nostro Benito nazionale (Monika è ammaliata, Monika non sa chi è Mussolini) e le mirabolanti imprese della macchina da guerra Hitleriana (Monika è ammaliata, Monika non sa cosa si cela dietro al delirio del dittatore Austro-Germanico). La guerra finisce, il babbo da bravo ex-nazista, scappa in Bolivia (come se i chilometri possano cancellare il passato) la famiglia (la sedicenne Monika, le sue due sorelle e la madre) lo segue. Qui Monika intraprende una vita agiatissima sposando un ricco industriale: feste, incontri di gala, chiacchiere, lusso, sprechi e futilità. Ma giorno dopo giorno di feste, incontri di gala, chiacchiere, lusso, sprechi e futilità qualcosa inconsciamente in Monika prende a “marcire”. Quella pulita serenità fondata sulla miopia borghese inizia a incrinarsi, in Monika il lato fino ad allora oscuro della sua coscienza sociale prende vita. Il detonatore? La notizia ufficiosa che Ernesto Che Guevara, medico divenuto rivoluzionario, divenuto ministro ad indicare che Lui, il Che, non si è limitato a “dire” di fare la rivoluzione ma lui la rivoluzione l’ha fatta veramente, è in Bolivia. Tutto il mondo borghese, conservatore, baronale boliviano è nel panico: cosa ci fa qui un rivoluzionario, non vorrà mica fare la rivoluzione qui vero? E noi dove andiamo a continuare con feste, incontri di gala, chiacchiere, lusso, sprechi e futilità?

Monika ha trentaquattro anni o giù di lì

“e tu come lo sai?”

lo so perché ho fatto dei conti spannometrici, con le date dettate su palco dalla Lamponi.

“lunga vita alla spannometria!”

non mi interrompere che sono in flusso creativo…

“scusa!”

dicevo, Monika ha trentaquattro anni e capisce che il mondo che l’ha crescita non le appartiene più, l’uccisione del Comandante con sigaro in bocca e basco rosso-stellato ad opera di Quintanilla con tanto di mani mozzate al cadavere per dimostrarne l’autenticità della morte, è la rottura del guscio che l’ha ciecamente protetta durante tutta la vita. Monika molla tutto, figli non ne ha perché o lei o il marito non possono averne…

“E questo cosa centra?”

Secondo me c’entra: Monika non è proprio una sciagurata come molte ce ne sono state i quegli anni (vedi la succitata Meinhof)…

“ma ti pare di essere serio? Tu sputi sentenze, sei l’anti-giornalismo! Tu, Luca, che mi fai il moralista?”

Pensala come ti pare, fatto sta che parte per unirsi a Inti Peredo successore al comando dell’esercito di liberazione del Che. L’unione non è solo ideologica e operativa, va oltre, i due si amano. Inti muore in un’imboscata a La Paz, Monika finite le lacrime giura vendetta, vendetta di fronte all’irriverente foto della stampa che ritrae Inti esanime e Quintanilla che gli fuma sopra una sigaretta fiero della vittoria, vendetta perché chi ti togli l’amore merita la morte.

“pensi di andare avanti ancora per molto?”

No, pazienta siamo quasi alla fine

“Sei il solito logorroico, ma chi pensi che sia resistito fin qui a leggere questa schiera di puttanate da comunisti per giunta scritte da un nessuno che si lancia in esperimenti stilistici mediocri ?”

Tu per esempio!

“Che centra, io faccio parte di te, anche a volerlo non posso lasciare la tua mente!”

Ecco allora restaci ma stai zitto e lasciami finire!

“…”

Vola in Europa con l’appoggio del governo Cubano, in Svizzera incontra Giangiacomo Feltrinelli…

“Ma chi quello della casa editrice?”

Sì lui! Si incontrano in una camera d’albergo, da lì a quindici giorni Monika deve uccidere il carnefice dei suoi due amori, che nel frattempo è stato nominato console Boliviano in Germania. Lui le chiede se ha paura, lei dice di sì, lui le dice che paura e amore sono due facce della stessa medaglia: se ami qualcuno hai paura per lui da quando nasce a quando muore. Lui aggiunge che quello che fanno è giusto e che con quello che fanno hanno la possibilità di rendere la gente “quasi” felice… “quasi” felice. Lui le fa dono di una pistola americana.

Quindici giorni dopo come previsto Monika Ertl ucciderà Roberto Quintanilla nel suo ufficio con la pistola datale da Feltrinelli.

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 Lo spettacolo si chiude nuovamente con Irene aka Monika, muta e immobile, messa di fronte ad un lenzuolo sopra il quale scorrono altre immagini; questa volta abbiamo gli Indignados, questa volta abbiamo la Grecia, questa volta abbiamo Roma, Berlino, Londra Sidney, Tokyo, abbiamo immagini a colori, moderne, immagini che hanno un minimo comun denominatore con quelle viste all’inizio: la richiesta disperata di equità e giustizia.

 Brava Irene nel dare anima a Monika, un’anima vera e fragile di una donna forte nel riappropriarsi di una vita, ma vulnerabile come tutti di fronte alla morte e all’amore. Tramante di fronte all’umanità che traspare nella sua vittima poco prima dello sparo, umanità che nessun terrorista potrà mai capire da un articolo di un giornale, umanità che viene volutamente taciuta da chi pianifica e ordina l’eliminazione di un individuo. Umanità che emerge a dar voce ad una “contro” coscienza negli istanti che precedono uno sparo, troppo pochi per arrestare quel micro spasmo dell’indice sul grilletto.

 Lo spettacolo è “Monika – violenta umanità” di Beppe Casales; diretto e interpretato da Irene Lamponi; liberamente ispirato al libro “La ragazza che vendicò Che Guevara” – Nutrimenti 2011

http://www.youtube.com/watch?v=SSnselW4eBQ

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commenti
  1. irene ha detto:

    Ciao, sono Irene Lamponi. Volevo chiedervi di correggere il nome Erika che nell’articolo è stato scritto molte volte erroneamente. Grazie e alla prossima!

  2. bazu ha detto:

    Mioddio, erano veramente tante, scusa per il lapsus!

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