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Rein again

Pubblicato: 13.05.2010 da bazu in Musica, Parliamone
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Se n’era parlato qui,  ora è uscita sul blog de iQuindici una loro intervista che, oltre  a svelarci alcune curiosità sul gruppo romano, ci rivela pro e contro che caratterizzano la loro coraggiosa scelta di abbaracciare il copyleft per diffondere la loro arte.

Qui l’intervitsa: http://blog.iquindici.org/?p=354

Capita raramente ma capita. Capita che un venerdì sera mi ritrovi a casa da solo (consorte a cena fuori con altri) a dover decidere come “non bruciare” questa situazione. Sapevo dall’inizio settimana (e anche più) che questa fine giornata (e inizio della seguente) sarebbe stata completamente mia.

foto by Rein (www.rein99.it)

foto by Rein (www.rein99.it)

Che fare? Rinnovo i calli dei polpastrelli suonando (leggasi: rompendo i maroni a quelli di sotto) la chitarra? Leggo? Mi vedo un film? Dormo?

No, cazzo! Oggi da solo no!

(altro…)

Finalmente, dopo anni di fedeltà musicale venerdì scorso ho avuto l’occasione di ascoltare per la prima volta dal vivo Francesco Guccini.pc125121_filtered_resized1

Il concerto era alle ore 21.00, appena arrivati, circa un ora prima, subito abbiamo notiamo la gran mole di gente che andava ad assieparsi attorno al palazzetto. Biglietti alla mano ci siamo accodati per entrare, 5 minuti ed eravamo dentro. Il posto era unico, con un biglietto, dunque, si poteva scegliere tra il sedersi sulle gradinate oppure adagiarsi sul parterre. Sentendoci giovani, asbbiamo deciso di sederci sul parterre. Notiamo che sulle gradinate prendevano posto prevalentemente le persone che con Guccini cantavano e sognavano negli anni 70, sul parterre, invece, quelli che “avrei voluto esserci ma non ero ancora nato o lo ero da poco” .

Nell’attendere l’inizio della musica abbiamo notato Mauro Corona nella sua consueta tenuta costituita da bandana in testa e maglietta rigorosamente senza maniche.

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Il concerto è iniziato con la prevedibile “mezz’ora accademica” di ritardo, all’apparire del “Guccio” tutti gli spettatori seduti sul pavimento sono scattati in piedi pronti a 2 ore di concerto urlato, tutti tranne qualche lungimirante, evidentemente conoscitore delle performance live del cantatutore emiliano, che è rimasto seduto. Il cittadino di Pévana dopo aver invitato tutti a sedere (da qui la lungimiranza dei pochi che non si erano mai alzati), ha iniziato con qualche battuta politica che onestamente ho apprezzato poco, non tanto per il contenuto quanto per il fatto che pizzicare uomini di governo di centro-destra di fronte ad un platea sinistroide è uno strappare facili applausi che si confà più a uomini politici che a uomini di stile.

Terminata la fase “cabarettistica” pre concerto, ha iniziato con la musicalmente conosciutissima “In morte di S.F.” il cui titolo è stato mutato negli anni in “Canzone per un’amica”. Da qui molti dei suoi classici e due inediti per un totale di poco più di 10 canzoni intervallate da pezzi parlati ricchi di sarcasmo, nostalgia e umorismo in cui narrava la storia che stava dietro alla nascita della canzone che avrebbe cantato di li a poco e tirava il fiato toltogli dalla canzono precedente (40 e più anni di sigarette fumate si sono fatte sentire). Il concerto è terminato alle 23.45 circa con l’intramontabile “Locomotiva”.pc125125_filtered_resized

Tirando le somme e partendo dai due punti negativi: non mi sono piaciute le battute politiche iniziali e l’aver fatto solo 10 canzoni c.ca escludendo molti grandi pezzi.

Mi è piaciuta l’atmosfera, mi è piaciuto il Guccini narratore capace anche di interagire con il pubblico, mi è piaciuto il Guccini cantante che pur non avendo molto fiato continua ad avere voce, mi è piaciuto il pubblico che assieme a noi ha cantato i grandi classici, mi sono commosso con “Canzone delle osterie di fuori porta” e “Eskimo”. In generale mi ha colpito positivamente la forte escursione di età, che andava dai coetanei del cantautore alla coppia di ragazzetti tredicenni (non accompagnati da genitori) seduti dietro a me. C’erano molti (ma molti) ventenni segno forse che qualche “vecchio” ma sempreverde ideale è ancora vivo.

E’ un’esperienza che assieme alle sue canzoni mi accompagnerà fino a che “noi non ci saremo”.