Meticcio viene dallo spagnolo mestizo (a sua volta derivato dal latino mixtīcius –mixtus, participio passato di miscēre, mescolare), termine che indicava il frutto di un rapporto sessuale tra uno dei conquistadores e un indigeno: relazione spesso improntata a violenza, se non fisica, “culturale”.

Gli incroci sessuali hanno caratterizzato tutte le manifestazioni del colonialismo (del post-colonialismo), anche di quello italiano. In Somalia, in particolare, si è formata, specie nel ventennio fascista, una generazione di meticci che venivano chiamati “figli delle missioni”: appartenendo al padre, secondo il codice lì vigente, venivano strappati alle madri (considerate puttane anche quando non lo erano, ma vivevano more uxorio con un italiano), ed educati in collegi italiani gestiti da suore. Poteva anche accadere che un’italiana sposasse un somalo, o si unisse a lui, ma il caso era più raro.

«[…]La cosa è vertiginosa. Abbiamo avuto due genitori, poi quattro nonni e la cosa si raddoppia sempre sino a includere tutto il vertiginoso esistente, eredi di una eternità di cui non sappiamo niente. Tutto poteva non avvenire, la cosa è avvenuta, ci siamo perfino incontrati, nessuno può considerarsi innocente, consideriamoci un sogno!» Leggi il seguito di questo post »

Indridason: un islandese da leggere

Pubblicato: 31.08.2012 da Francesca Meneghetti in Libri e dintorni, Scrittori

Il genere giallo (o giallo-nero, dato che sempre più spesso avvengono contaminazioni tra il genere poliziesco e quello criminale) sta conoscendo una stagione felice, al punto da “sdoganarsi” dall’etichetta “genere di consumo” e farsi apprezzare, almeno in certi casi, per il valore letterario. Leggi il seguito di questo post »

Lo spettatore che si accinge a vedere “I giorni della vendemmia” è ben disposto: è al corrente dei riconoscimenti internazionali, del passaparola che ha decretato il successo di un prodotto giovane e indipendente. Si aspetta molto da questo film. Leggi il seguito di questo post »

Robin si voltò a fissarla. – A cosa serve la vita?
– Non lo so.
– Neanch’io. Ma non credo che serva a vincere.

Trascorriamo la nostra esistenza ad apportare correzioni su noi stessi e sul prossimo, le subiamo per forza di cose da figli, poi passiamo ad avvampare di fronte a una divergenza di vedute con coetanei da adolescenti, tentiamo di emergere cercando di fare bella figura nei confronti di chi ha più potere di noi o chi esercita un certo ascendente su di noi, viviamo male la nostra preziosissima diversità, non accettiamo le diversità altrui, senza mai ammetterlo apertamente e obiettivamente trascorriamo una vita a tentare di omologarci e omologare per sentirci meno soli e più accettati. Il risultato? Nevrosi, sensi di inadeguatezza e di colpa, depressioni, rancori, vendette, arrivismo, complessi di inferiorità.

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La chiave di Sara

Pubblicato: 30.07.2012 da Francesca Meneghetti in Cinema

Il punto forte del film “La chiave di Sara” è senz’altro la trama. Essa si snoda secondo un montaggio che alterna sistematicamente la vicenda attuale, che ha come protagonista una giornalista, Julia Armond, impegnata in un‘indagine storica, e l’episodio del 1942 di cui la stessa Julia si sta occupando.  Leggi il seguito di questo post »

Un tempo lento per affacciarsi sui nostri abissi

Pubblicato: 26.06.2012 da Francesca Meneghetti in Cinema
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Un vetro appannato lascia intravedere un interno. Tre uomini sono seduti in un locale chiuso e mangiano in modo cordiale. La voce è lontana. Uno dei tre esce dall’officina. Fuori sta arrivando un temporale. Una locomotiva arriva da destra e copre la scena. I titoli (solitamente di coda) scorrono in silenzio. Leggi il seguito di questo post »