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“Il tempo materiale”, opera prima del siciliano Giorgio Vasta, è un romanzo crudo, freddo, stilisticamente evoluto, linguisticamente ricercato, studiato ed elaborato, che ci narra le vicende di un gruppo di tre ragazzi undicenni che, in un lontano 1978, sulla scia del rapimento Moro, decidono di dare vita ad un gruppo terroristico operante nella loro città, Palermo. (altro…)

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Due parole (almeno mentalmente mi dico sempre così poi divago e sbrodolo parole a destra e a manca), su un film che ho visto sabato sera: “L’ospite intattso”.ospite

E’ un film in cui il protagonista è un professore universitario prigioniero della propria vita monotona assolutamente scevra da emozioni, per lavoro si reca a New York dove ha un appartamento che non usa da anni. Quando vi si reca scopre che al suo interno vi alloggiano due persone Tarek (siriano) e la sua compagna Zainab (senegalese), che sono stati vittima di raggiro da parte di un amico il quale disse loro che l’appartamento era libero e in affitto. Dopo essersi chiariti con il professore, il cui nome è Walter Vale, i due si accingono a lasciare l’appartamento con tanto di scuse ma il docente, mosso da compassione visto che non avevano un posto presso cui stare, decide di ospitarli per il tempo necessario a trovare una soluzione.

Tra Tarek e Walter nasce un’amicizia basata sulla musica, Tarek suona il tamburo africano e Walter inizia a suonarlo grazie ai consigli dell’amico. Proprio quando tutto inizia a girare per il meglio, al ritorno da una suonata collettiva al parco, Tarek vine fermato in metropolitana dalla polizia. Si scopre così che i due amanti sono clandestini e inizia il calvario che vede il docente tentare di far uscire l’amico dal centro di detenzione temporanea presso cui è stato rinchiuso in attesa di provvedimenti.

Non è un film violento, è lucido, fa riflettere, mette in luce la cecità e le contraddizioni dell’ente immigrazione americano. L’opera ci mostra un’America che, smaniosa di giustizia (alias “vendetta”) per i fatti dell’undici settembre, si accanisce con irragionevolezza contro gente che con quei fatti non ha nulla a che fare; eloquente la frase da rinchiuso di Tarek che recita più o meno così: “…quelli pensano che qui dentro ci siano i terroristi ma non capiscono che i terroristi hanno soldi e sono lì fuori e ben protetti …”.

Il film vede anche il riscatto da parte di Walter della sua vita, un risveglio che lo porta a rendersi conto e ad ammettere ad un interlocutore (madre di Tarek) il vuoto e l’inutilità della sua esistenza. Vediamo un Walter, inizialmente razionale e freddo, scoprire e far uscire l’arte che c’è dentro in lui, lottare per un qualcosa di cui pian piano prende coscienza, capire che il suo cuore non è avvizzito.

Terminato il film mi è balzata per la mente una frase di una canzone di Giorgio Gaber (“Io se fossi Dio”) che mi pare calzare molto bene con il messaggio predominante passatoci dalla pellicola:

“…e mentre da una parte si spara un po’ a casaccio dall’altra si riempiono le galere di gente che non c’entra un cazzo…”