Posts contrassegnato dai tag ‘venezia’

L’educazione del dolore: Pietà.

Pubblicato: 24.09.2012 da Francesca Meneghetti in Cinema
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E’ un film imperdibile per gli amanti del cinema: ha pienamente meritato un premio prestigioso come il Leon d’oro. Tuttavia è un film durissimo, cui è bene giungere preparati. Anzi, da sconsigliare alle persone sensibili nelle ore che precedono il sonno. E’ una storia sotto il segno di una violenza raccapricciante, per quanto non esibita, ma piuttosto suggerita dall’espressione dei volti: anche lo spettatore dalla scorza più dura ne esce turbato. Ragionare su questo film, prima e dopo lo spettacolo, può aiutare a proteggere la parte più indifesa ed emotiva del proprio io: è come avvolgersi in un bozzolo, che ci aiuta ad attutire gli urti. (altro…)

Altai

Pubblicato: 08.01.2010 da Francesca Meneghetti in Libri e dintorni, Recensioni
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Libro atteso, annunciato, diffuso capillarmente (e generosamente), ampiamente recensito. Difficile dire qualcosa di originale. E nuovo rispetto al già detto.

Un approccio interessante, anche se fortemente autoreferenziale, consiste nel leggere il volume come ennesima espressione del New Italian Epic, che va dai romanzi del noto collettivo Wu Ming (Q, 54, Manituana) fino a Gomorra. Alla radice del genere, proteso verso la ricerca di un senso etico, oltre che epico, ma attento anche alle istanze del “pop”, sarebbero i traumi storici più recenti: il G8 di Genova, per l’Italia, e il 9/11, per una prospettiva globale.

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stabat-mater«Co’ ‘sta piova e co’ ‘sto vento chi è che bussa al mio convento?»

«Sono una povera verginella che si vuole confessare!»

Siamo nel 1700 nella Serenissima repubblica di Venezia solo che a bussare non è la povera verginella ma fu sua mamma che la abbandonò presso il Pio Ospedale della Pietà subito dopo la nascita. La povera verginella sedicenne, di nome fa Cecilia e non sente l’esigenza di confessarsi se non con se stessa o meglio con due entità immaginarie prodotte dalla sua mente: sua madre mai vista alla quale rivolge delle lettere scritte in fogli riciclati e la sua “morte” che lei immagina essere una figura con con sembianze umane ma dai capelli di serpente e alla quale si rivolge a voce scambiando con essa delle brevi ma frequenti discussioni (altro…)