Archivio per dicembre, 2008

Finalmente, dopo anni di fedeltà musicale venerdì scorso ho avuto l’occasione di ascoltare per la prima volta dal vivo Francesco Guccini.pc125121_filtered_resized1

Il concerto era alle ore 21.00, appena arrivati, circa un ora prima, subito abbiamo notiamo la gran mole di gente che andava ad assieparsi attorno al palazzetto. Biglietti alla mano ci siamo accodati per entrare, 5 minuti ed eravamo dentro. Il posto era unico, con un biglietto, dunque, si poteva scegliere tra il sedersi sulle gradinate oppure adagiarsi sul parterre. Sentendoci giovani, asbbiamo deciso di sederci sul parterre. Notiamo che sulle gradinate prendevano posto prevalentemente le persone che con Guccini cantavano e sognavano negli anni 70, sul parterre, invece, quelli che “avrei voluto esserci ma non ero ancora nato o lo ero da poco” .

Nell’attendere l’inizio della musica abbiamo notato Mauro Corona nella sua consueta tenuta costituita da bandana in testa e maglietta rigorosamente senza maniche.

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Il concerto è iniziato con la prevedibile “mezz’ora accademica” di ritardo, all’apparire del “Guccio” tutti gli spettatori seduti sul pavimento sono scattati in piedi pronti a 2 ore di concerto urlato, tutti tranne qualche lungimirante, evidentemente conoscitore delle performance live del cantatutore emiliano, che è rimasto seduto. Il cittadino di Pévana dopo aver invitato tutti a sedere (da qui la lungimiranza dei pochi che non si erano mai alzati), ha iniziato con qualche battuta politica che onestamente ho apprezzato poco, non tanto per il contenuto quanto per il fatto che pizzicare uomini di governo di centro-destra di fronte ad un platea sinistroide è uno strappare facili applausi che si confà più a uomini politici che a uomini di stile.

Terminata la fase “cabarettistica” pre concerto, ha iniziato con la musicalmente conosciutissima “In morte di S.F.” il cui titolo è stato mutato negli anni in “Canzone per un’amica”. Da qui molti dei suoi classici e due inediti per un totale di poco più di 10 canzoni intervallate da pezzi parlati ricchi di sarcasmo, nostalgia e umorismo in cui narrava la storia che stava dietro alla nascita della canzone che avrebbe cantato di li a poco e tirava il fiato toltogli dalla canzono precedente (40 e più anni di sigarette fumate si sono fatte sentire). Il concerto è terminato alle 23.45 circa con l’intramontabile “Locomotiva”.pc125125_filtered_resized

Tirando le somme e partendo dai due punti negativi: non mi sono piaciute le battute politiche iniziali e l’aver fatto solo 10 canzoni c.ca escludendo molti grandi pezzi.

Mi è piaciuta l’atmosfera, mi è piaciuto il Guccini narratore capace anche di interagire con il pubblico, mi è piaciuto il Guccini cantante che pur non avendo molto fiato continua ad avere voce, mi è piaciuto il pubblico che assieme a noi ha cantato i grandi classici, mi sono commosso con “Canzone delle osterie di fuori porta” e “Eskimo”. In generale mi ha colpito positivamente la forte escursione di età, che andava dai coetanei del cantautore alla coppia di ragazzetti tredicenni (non accompagnati da genitori) seduti dietro a me. C’erano molti (ma molti) ventenni segno forse che qualche “vecchio” ma sempreverde ideale è ancora vivo.

E’ un’esperienza che assieme alle sue canzoni mi accompagnerà fino a che “noi non ci saremo”.

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Nessun luogo è lontano

Pubblicato: 12.12.2008 da lapproff in Vita vera

Una mia amica mi ha invitato alla sua festa. Ma non posso andare da lei. E per rimediare le volevo raccontare una storia:

Nessun luogo è lontano, di Richard Bach

Può forse una distanza materiale separarci davvero dagli amici?
Se desideri essere accanto a qualcuno che ami, non ci sei forse già?

http://aecaosta.it/racconti/html/nessun_luogo_e_lontano.html

E’ venuto il momento di aprire il regalo.
I regali di latta e lustrini si sciupano subito, e via. Io invece ho un regalo migliore, per te.
E’ un anello da mettere al dito. E brilla di una luce tutta sua.
Nessuno può portartelo via; non può essere distrutto. Tu sei l’unica al mondo che riesca a vedere l’anello che io ti dono, come io ero l’unico in grado di vederlo quand’era mio.

Al pari di ogni cosa che non può toccarsi con mano o vedersi con gli occhi, il tuo dono si fa più potente via via che lo usi.

Non posso venire da te, perché già ti sono accanto.

Ogni regalo che ti fa un amico è un augurio di felicità: così pure questo anello.
Vola libera e felice, al di là dei compleanni, in un tempo senza fine, nel persempre. Di tanto in tanto noi c’incontreremo – quando ci piacerà – nel bel mezzo dell’unica festa che non può mai finire.

I tuoi comari e compari

Ho un’amica regista teatrale. E come i bravi amici fanno, ci invita sempre ai suoi spettacoli. E noi, da bravi amici, siamo sempre presenti. Però abbiamo sempre paura di quel che accadrà. Il suo teatro è sperimentale e a volte ce ne siamo usciti tra l’incazzato-‘annoiato per quel che avevamo DOVUTO vedere.

Non abbiamo manco la forza di essere ipocriti. Di solito c’è sempre uno di noi che le dice “Iole, t’aggia accir’r” – iole ti devo uccidere – ragazzi non mi funzionano più le parentesi tonde portate pazienza –

Oggi ennesimo invito di Iole, ennesimo Si certo che veniamo! In fondo anche se non ci piace mai quello che vediamo, a lei fa piacere che stiamo lì.

uààààààààààààààà – merita l’inizio del commento con un uààà sbalordito.

E’ stato uno spettacolo fantastico. Alla fine mi sono ritrovata a dire PECCATO CHE ERA GRATIS!

Sogno di una notte di mezza estate rivisitato ma senza stravolgerlo e messo in scena in un fantastico parco di Napoli, il Virgiliano, che già di per sè è spettacolare. Lo spettacolo era itinerante. Ci siamo ritrovati a seguire le fughe di Demetrio e Lisandro dietro alle loro belle, a spiare Puk mentre combinava i suoi casini e a correre dietro agli attori scalcagnati.

L’atmosfera era irreale. Non pensi più di trovarti a Napoli, e ciò che stai guardando inizi a viverlo. Corri con loro, ti vien quasi di rispondere alle loro battute o di rivolgergliele!!! e Le parole di Shakespeare ti drogano completamente: i personaggi iniziano a parlare e vorresti che non smettessero mai…

Davvero in gamba. Troppo per uno spettacolo gratuito e per essere attori sconosciuti ai più. Ma non mi va in questo post di fare la solita retorica che per andare avanti nella vita ci vuole ben altro che il talento. Io sono l’ottimista del gruppo, io spero e provo a crederci anche quando il mondo ti dice che è impossibile.

E se anche questi ragazzi non conquisteranno la stessa immortalità dei grandi attori teatrali o cinematografici, per me già hanno conquistato la mia memoria e e miei ricordi che solitamente svaniscono troppo in fretta anche per le cose belle. Ho cominciato questo post a settembre e, accussì v stat zitt tutt quant, l’ho portato a compimento! Quindi applauditemi quando leggete, ià.

Qualche anno fa una ragazza, curatrice di un rubrica di critica letteraria e cinematografica in una rivista gratuita a distribuzione locale, mi segnalò, a seguito di una richiesta che le rivolsi via email, l’esistenza di un collettivo di scrittori da lei definiti come “movimento molto interessante” che scriveva sotto pseudonimo libri altrettanto interessanti e validi.

767px-photo_wuming_smallCorreva l’anno 2001 e fu quello il momento che mi permise di conoscere i Wu Ming. Fu una folgorazione per diverse ragioni: primo, era un collettivo bolognese di cinque ragazzi che scrivevano assieme romanzi, secondo, questi romanzi risultavano molto apprezzati dal mercato, terzo, i loro lavori venivano lasciati dopo qualche mese in copyleft (liberamente scaricabili e stampabili), quarto, erano degli idealisti fondamentalmente libertari. Presi a leggere le loro opere credendo che ne sarei rimasto deluso “è gratis, sono in tanti…faranno schifo!”, mi sbagliavo e da quel giorno non solo ho divorato ogni romanzo loro che ho letto, ma pure ne seguo, per quanto possibile le gesta extra-letterarie. (altro…)

Avevo questo film da un po’ di tempo passatomi mesi addietro da un amico accompagnato da un laconico “Guardalo” e accettato sapendo che un suo “Guardalo” merita di essere preso sul serio.sangu-02_locandina2

 

Molti giorni sono passati incuranti di quel supporto ottico fino a una sera della scorsa settimana.

La stanchezza era considerevole ma lo stomaco risultava ancora troppo pieno per buttarsi a letto.

Dopo aver scartato l’ipotesi di leggere che avrebbe avuto il medesimo effetto di un Tavor, il mio occhio è caduto su quel DVD giallo buttato lì in mezzo ad un agglomerato di riviste. L’ ho preso, senza troppa convinzione, assecondando un gesto meccanico e imponderato, l’ho infilato nel piccì potatile, mi sono buttato sul divano, gesto che avrebbe potuto rivelarsi un gravissimo errore in caso di film lento, e ho premuto play…

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