Infinite Jest, un viaggio senza fine nel mondo creato da David Foster Wallace

Pubblicato: 16.01.2012 da bazu in Libri e dintorni, Recensioni
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Trovarsi di fronte ad una pagina bianca da riempire con la recensione post lettura di quest’opera è una cosa imbarazzante, l’inadeguatezza culturale della mia persona mi impedisce di articolare qualcosa che riesca a dribblare concetti già espressi da innumerevoli saggi, tesi di laurea e critiche apparsi dal 1996, data della prima pubblicazione e recentemente ritornate alla ribalta vista la recente uscita del suo ultimo lavoro postumo (Il Re Pallido), a oggi. Cerco di rimanere il più sobrio possibile sapendo già in partenza di risultare ai più, che già conoscono quest’autore e i suoi lavori, banale.

Infinite Jest è un opera monumentale, in cui emerge prepotente tutto lo stile e la capacità creatività di una mente senza ombra di dubbio brillante, caratterizzata da una cultura orizzontalmente molto vasta. Per leggere questo lavoro di Wallace il lettore dovrebbe dotarsi di strumenti di “protezione” quali lucidità, determinazione, calma, elasticità mentale e sospensione di incredulità. La frammentarietà tipica del suo romanzo d’esordio viene qui spinta a livelli al limite dell’umanamente accettabile, è un libro difficile perché il narrare di Wallace è volutamente congegnato per far lavorare la mente del lettore, tutto il dolore, la tristezza, le paure, le speranze, le delusioni, gli universi interiori (veramente enormi) dei personaggi vengono serviti al pubblico attraverso pagine post-moderne capillarmente lavorate di cesello, funambolie linguistiche risultato di un flusso creativo, febbrile, incontenibile e divertito.

Accelerazioni, lacerazioni, rallentamenti, variazione di tecniche narrative, rendono IJ un lavoro altamente contrastato in cui, l’ironia (spesso comicità) grottesca (quindi radicale), da sempre elemento peculiare dell’arte fabulatoria di Wallace, controbilancia la drammaticità estrema, che ammorba tutto il mondo narrativo e i suoi sottomondi.

E’ una narrazione asciutta priva di sentimentalismo e moralismo che al contempo sa essere intensa e profonda. Il lavoro di caratterizzazione dei (tanti) personaggi [1], distillati di animo umano e tutti ambasciatori di disagio, è impressionante.

TRAMA (in breve)

Gli eventi descritti in Infinite Jest sono collocati in un futuro prossimo e ambientati nella città di Boston appartenente ad una macro nazione (O.N.A.N. ) frutto della “fusione” tra Messico, Stati Uniti e Canada. La trama fa perno su due realtà, l’ETA e la Ennet House. La prima è un’accademia tennistica (sì, c’è molto tennis!) al cui interno vengono “allevati”, in pieno spirito competitivo americano, futuri campioni armati di racchetta, la seconda è una casa di recupero dalle tossicodipendenze (sì, c’è molta droga! Che può essere qui genericamente intesa come sinonimo di “dipendenza da qualcosa”. Tutti dipendiamo da qualcosa anche nel nostro essere fintamente sani). Intorno esiste un film (cartuccia d’intrattenimento) “Infinite Jest”, girato dal fondatore dell’ETA James Orin Incandenza alias Lui In Persona (alias Himself in inglese). Infinite Jest ha una peculiarità è talmente assuefacente e “piacevole” da indurre istantaneamente coloro che lo guardano ad uno stato irreversibile di estasi vegetativa, in altre parole la sua visione è letale. In una situazione politica generale instabile, che vede le forze governative ONANiste contrapporsi a diversi gruppi terroristi separatisti (tra tutti gli AFR), è evidente che il possesso del master di questo film equivale a disporre di una potente arma di distruzione di massa.

Mi fermo qui perché l’interconnessione di questi elementi unitamente al come questi elementi vengono presentati, costituiscono tutta la bellezza e l’eleganza del libro (ma disperate pure perché prima di 500/600 pagine c.ca il disegno complessivo inizia solo labilmente a prendere forma).

Questa opera d’arte letteraria pura, non è né intrattenimento né evasione è tre cose: inanzi tutto una schietta e profonda indagine sull’animo umano incentrata sui temi del disagio e della dipendenza, in secondo luogo un’amara analisi sui mali della società americana (in realtà per buona parte estendibile al mondo occidentale) e, infine, uno scherzo(Jest) cervellotico notevole dell’autore. Per una mente normale o sub-normale, risulta pressoché impossibile riuscire a cogliere da subito la tripla valenza di questo lavoro Wallaciano. Affrontando le molte pagine (più di mille con oltre 300 note a piè pagina), sembra incredibile che molti lettori, appena terminato il libro, si siano di lì a poco cimentati in una seconda lettura. Concluse le pagine, però, si capisce. La profonda e arguta indagine umana e la disanima sullo stato malato in cui riversa la molto-probabile-società-futura, che appaiono chiari in prima lettura e che da sole giustificano ampiamente l’impegno e il tempo spesi per aggredire le pagine di questo romanzo, risultano essere solo la punta dell’iceberg di un intricato gioco ad incastro.  Gli svariati  indizi, ma non tutti perché comunque “Infinite Jest” resta un lavoro che richiede astrazione e immaginazione, per comporre il puzzle, sono stati seminati con maestria dall’autore nei punti più impensabili. Ecco, ad esempio, che leggere il libro senza leggere le note, anche quelle apparentemente insignificanti, è un grave errore. Fortunatamente nell’affrontare oggi, cioè a 16 anni di distanza dalla prima uscita, questo tomo narrativo, si ha il vantaggio (o lo svantaggio) di poter disporre di risorse esterne [2] che a prima lettura avvenuta, consentono di andare a rileggere con precisione chirurgica i punti chiave senza dover farsi intrappolare nel gioco meraviglioso (e sadico), abilmente congegnato e voluto da Wallace, delle infinite riletture a cui ci si sente chiamati oggettivamente per ricucire gli strappi della trama (SEMI-SPOILER: inutilmente perché il cerchio è impossibile da chiudere) e soggettivamente per trovare una cura alla scimmia da Infinite Jest, testo capace di creare forte dipendenza. Il libro “Infinite Jest” è volutamente autologico

[1]: http://www.sampottsinc.com/ij/file/IJ_Diagram.pdf

[2]: http://www.thehowlingfantods.com/dfw/ijotes-and-speculations.html

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commenti
  1. melusina ha detto:

    Analisi ammirevole: invidio come sei riuscito a essere chiaro in una materia che ha confuso e scoraggiato molti. Io sono fra quelli che IJ l’ha riletto più di una volta, e sarei pronta a ricominciare anche domani.
    Poi volevo dirti una cosa: se tu sei il bazu di anobii, io sono la chiara di anobii, e credo proprio che sia così perché su DFW ci siamo incontrati virtualmente proprio anche pochi giorni fa. Sono contenta di averti trovato nella blogosfera; ora ti linko e ti seguo.

    • bazu ha detto:

      Ti ringrazio Chiara! Come dissi nella premessa non è stato facile decidermi di scrivere su questo libro. Alla fine piace constatare, anche attraverso il tuo commento, che l’averlo fatto non è servito solo ed esclusivamente a me.

      Sono il bazu di aNobii e se non ricordo male sei proprio quella Chiara, la pusher, che mi ha fornito la meravigliosa versione elettronica di IJ dalla cui lettura è tratto questo post.

      Lieto pure io di averti beccata in ambiente extra-aNobiiano!

  2. peppe ha detto:

    e girate anche a me la versione elettronica di ij così non ho proprio piu’ nessuna scusa per rimandare la lettura dell’opera monumentale

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