Archivio per la categoria ‘Nostre esperienze’

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Pubblicato: 09.10.2012 da bazu in Nostre esperienze, Vita vera

Poi arriva un giorno in cui vai alla macchina del caffè e trovi qualche solito noto intento a gozzovigliare. Svogliatamente saluti, infili la chiavetta e nell’attesa ascolti le seguenti parole scandite chiaramente e lentamente:

“I-n-f-i-l-a P-i-a-n-t-a c-o-n-t-r-o z-o-m-b-i!”

al che segue una risposta metallica femminile

“mi dispiace non posso farlo”

Di solito, durante quell’atto giornaliero ti metti in stato di stand-by ignorando ogni forma di vita circostante ma non resisti e ti giri. Noti due persone visibilmente divertite. Uno tiene di fronte a sé, con braccio testo, un cellulare superfigo. L’altro accanto a lui, con lui, fissa lo schermo scintillante di quel mostro tecnologico. Il presunto proprietario del mezzo di comunicazione riprende, sempre scandendo lentamente le parole:

“u-s-a s-c-a-f-f-a-l-e s-u z-o-m-b-i!”

la femmina-androide di prima, attraverso l’altoparlante del coso a microonde multi-touch, dice dopo un “plin” o un qualcosa di simile:

“mi dispiace non posso farlo”

Ti rigiri verso il tuo bicchiere non mutando minimamente l’espressione sostanzialmente apatica del tuo viso ma innescando, tra dentriti e neuroni, un processo assimilabile ad un senso di claustrofobia.

Al che interviene l’altro scandendo a sua volta le seguenti parole

“E a-l-l-o-r-a f-i-c-c-a-t-i l-a s-c-o-p-a n-e-l c-u-l-o”

Segue giubilo diffuso e soddisfatto.

Prendi il tuo bicchiere e per un attimo pensi a quale template Word puoi usare per compilare la tua lettera di dimissioni.

In sottofondo: “mi dispiace non posso farlo”

Due parole (forse qualcuna di più) sulla mia uscita all’Arsenale di Venezia per ascoltare il seminario “Sottrazioni d’autore” tenutosi nel contesto del Venice Camp 2009 a cui hanno partecipato, tra altri, WuMing 1 e Vanni Santoni.

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Capita raramente ma capita. Capita che un venerdì sera mi ritrovi a casa da solo (consorte a cena fuori con altri) a dover decidere come “non bruciare” questa situazione. Sapevo dall’inizio settimana (e anche più) che questa fine giornata (e inizio della seguente) sarebbe stata completamente mia.

foto by Rein (www.rein99.it)

foto by Rein (www.rein99.it)

Che fare? Rinnovo i calli dei polpastrelli suonando (leggasi: rompendo i maroni a quelli di sotto) la chitarra? Leggo? Mi vedo un film? Dormo?

No, cazzo! Oggi da solo no!

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La spesa

Pubblicato: 08.01.2009 da bazu in Racconti
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«Ma possibile che quando la cerchi non ci sia mai una penna in questa casa?» penso, e intanto mi affanno a rovistare in ogni cassetto di questa maledettissima cucina. Apro , chiudo, stravolgo l’ordine e la pace di ogni oggetto che tocco «mi resta poco tempo, dannazione, e devo scrivere per non dimenticare». La trovo finalmente un’unica biro, strappo un lembo sufficientemente bianco di un volantino pubblicitario, azzanno e sputo per terra il tappo della BIC nera, non scrive, alito sulla sferetta, nessun segno di vita. «Ci sono, la collezione di Marta! » mi precipito in studio, apro il prezioso cofanetto di vengè e la MontBlanc con pennino dorato è lì pronta certamente funzionante visto l’uso frequente che Marta ne fa per dar sfogo alla sua vena creativa. Freneticamente scrivo in ordinata sequenza la serie di nomi comuni di cosa che ho in mente. Mi sento più libero ma sempre in ritardo. Afferro il giubbotto chiudo la porta, scendo le scale velocemente.

Salgo in macchina, non devo fare molta strada, sono appena in tempo. «Eccolo, il solito bifolco lui e il suo fottuto fuoristrada che occupa due posti», parcheggio qualche metro più in là. Prendo dal porta oggetti l’unica moneta da un euro. Lascio la macchina, infilo l’euro nell’apposita fessura, prendo il carrello e mi fiondo dentro al supermercato.«ce l’ho fatta ora nessuno mi può cacciare».

Suona il telefono cellulare, è Marta, conto qualche secondo per mascherare l’ansia che mi pervade. Rispondo: «Ciao Amore», «Ciao» dice e riprende: «ti sei ricordato vero di prendere la tessera dei punti che c’era sulla cassapanca, con questa spesa ci facciamo il piatto fondo che hai mandato in frantumi la scorsa settimana», silenzio, allontano la cornetta, guardo il cielo impreco mormorando a denti stretti, poi riprendo il cellulare e con la pila di piatti-premio ben in vista dico «certo che ce l’ho, ma vedi sembra che li abbiano finiti, bisognerà aspettare una settimana».

Chiudo gli occhi e attendo il rinculo.

Finalmente, dopo anni di fedeltà musicale venerdì scorso ho avuto l’occasione di ascoltare per la prima volta dal vivo Francesco Guccini.pc125121_filtered_resized1

Il concerto era alle ore 21.00, appena arrivati, circa un ora prima, subito abbiamo notiamo la gran mole di gente che andava ad assieparsi attorno al palazzetto. Biglietti alla mano ci siamo accodati per entrare, 5 minuti ed eravamo dentro. Il posto era unico, con un biglietto, dunque, si poteva scegliere tra il sedersi sulle gradinate oppure adagiarsi sul parterre. Sentendoci giovani, asbbiamo deciso di sederci sul parterre. Notiamo che sulle gradinate prendevano posto prevalentemente le persone che con Guccini cantavano e sognavano negli anni 70, sul parterre, invece, quelli che “avrei voluto esserci ma non ero ancora nato o lo ero da poco” .

Nell’attendere l’inizio della musica abbiamo notato Mauro Corona nella sua consueta tenuta costituita da bandana in testa e maglietta rigorosamente senza maniche.

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Il concerto è iniziato con la prevedibile “mezz’ora accademica” di ritardo, all’apparire del “Guccio” tutti gli spettatori seduti sul pavimento sono scattati in piedi pronti a 2 ore di concerto urlato, tutti tranne qualche lungimirante, evidentemente conoscitore delle performance live del cantatutore emiliano, che è rimasto seduto. Il cittadino di Pévana dopo aver invitato tutti a sedere (da qui la lungimiranza dei pochi che non si erano mai alzati), ha iniziato con qualche battuta politica che onestamente ho apprezzato poco, non tanto per il contenuto quanto per il fatto che pizzicare uomini di governo di centro-destra di fronte ad un platea sinistroide è uno strappare facili applausi che si confà più a uomini politici che a uomini di stile.

Terminata la fase “cabarettistica” pre concerto, ha iniziato con la musicalmente conosciutissima “In morte di S.F.” il cui titolo è stato mutato negli anni in “Canzone per un’amica”. Da qui molti dei suoi classici e due inediti per un totale di poco più di 10 canzoni intervallate da pezzi parlati ricchi di sarcasmo, nostalgia e umorismo in cui narrava la storia che stava dietro alla nascita della canzone che avrebbe cantato di li a poco e tirava il fiato toltogli dalla canzono precedente (40 e più anni di sigarette fumate si sono fatte sentire). Il concerto è terminato alle 23.45 circa con l’intramontabile “Locomotiva”.pc125125_filtered_resized

Tirando le somme e partendo dai due punti negativi: non mi sono piaciute le battute politiche iniziali e l’aver fatto solo 10 canzoni c.ca escludendo molti grandi pezzi.

Mi è piaciuta l’atmosfera, mi è piaciuto il Guccini narratore capace anche di interagire con il pubblico, mi è piaciuto il Guccini cantante che pur non avendo molto fiato continua ad avere voce, mi è piaciuto il pubblico che assieme a noi ha cantato i grandi classici, mi sono commosso con “Canzone delle osterie di fuori porta” e “Eskimo”. In generale mi ha colpito positivamente la forte escursione di età, che andava dai coetanei del cantautore alla coppia di ragazzetti tredicenni (non accompagnati da genitori) seduti dietro a me. C’erano molti (ma molti) ventenni segno forse che qualche “vecchio” ma sempreverde ideale è ancora vivo.

E’ un’esperienza che assieme alle sue canzoni mi accompagnerà fino a che “noi non ci saremo”.

Nessun luogo è lontano

Pubblicato: 12.12.2008 da lapproff in Vita vera

Una mia amica mi ha invitato alla sua festa. Ma non posso andare da lei. E per rimediare le volevo raccontare una storia:

Nessun luogo è lontano, di Richard Bach

Può forse una distanza materiale separarci davvero dagli amici?
Se desideri essere accanto a qualcuno che ami, non ci sei forse già?

http://aecaosta.it/racconti/html/nessun_luogo_e_lontano.html

E’ venuto il momento di aprire il regalo.
I regali di latta e lustrini si sciupano subito, e via. Io invece ho un regalo migliore, per te.
E’ un anello da mettere al dito. E brilla di una luce tutta sua.
Nessuno può portartelo via; non può essere distrutto. Tu sei l’unica al mondo che riesca a vedere l’anello che io ti dono, come io ero l’unico in grado di vederlo quand’era mio.

Al pari di ogni cosa che non può toccarsi con mano o vedersi con gli occhi, il tuo dono si fa più potente via via che lo usi.

Non posso venire da te, perché già ti sono accanto.

Ogni regalo che ti fa un amico è un augurio di felicità: così pure questo anello.
Vola libera e felice, al di là dei compleanni, in un tempo senza fine, nel persempre. Di tanto in tanto noi c’incontreremo – quando ci piacerà – nel bel mezzo dell’unica festa che non può mai finire.

I tuoi comari e compari

Ho un’amica regista teatrale. E come i bravi amici fanno, ci invita sempre ai suoi spettacoli. E noi, da bravi amici, siamo sempre presenti. Però abbiamo sempre paura di quel che accadrà. Il suo teatro è sperimentale e a volte ce ne siamo usciti tra l’incazzato-‘annoiato per quel che avevamo DOVUTO vedere.

Non abbiamo manco la forza di essere ipocriti. Di solito c’è sempre uno di noi che le dice “Iole, t’aggia accir’r” – iole ti devo uccidere – ragazzi non mi funzionano più le parentesi tonde portate pazienza –

Oggi ennesimo invito di Iole, ennesimo Si certo che veniamo! In fondo anche se non ci piace mai quello che vediamo, a lei fa piacere che stiamo lì.

uààààààààààààààà – merita l’inizio del commento con un uààà sbalordito.

E’ stato uno spettacolo fantastico. Alla fine mi sono ritrovata a dire PECCATO CHE ERA GRATIS!

Sogno di una notte di mezza estate rivisitato ma senza stravolgerlo e messo in scena in un fantastico parco di Napoli, il Virgiliano, che già di per sè è spettacolare. Lo spettacolo era itinerante. Ci siamo ritrovati a seguire le fughe di Demetrio e Lisandro dietro alle loro belle, a spiare Puk mentre combinava i suoi casini e a correre dietro agli attori scalcagnati.

L’atmosfera era irreale. Non pensi più di trovarti a Napoli, e ciò che stai guardando inizi a viverlo. Corri con loro, ti vien quasi di rispondere alle loro battute o di rivolgergliele!!! e Le parole di Shakespeare ti drogano completamente: i personaggi iniziano a parlare e vorresti che non smettessero mai…

Davvero in gamba. Troppo per uno spettacolo gratuito e per essere attori sconosciuti ai più. Ma non mi va in questo post di fare la solita retorica che per andare avanti nella vita ci vuole ben altro che il talento. Io sono l’ottimista del gruppo, io spero e provo a crederci anche quando il mondo ti dice che è impossibile.

E se anche questi ragazzi non conquisteranno la stessa immortalità dei grandi attori teatrali o cinematografici, per me già hanno conquistato la mia memoria e e miei ricordi che solitamente svaniscono troppo in fretta anche per le cose belle. Ho cominciato questo post a settembre e, accussì v stat zitt tutt quant, l’ho portato a compimento! Quindi applauditemi quando leggete, ià.